2005 | Lo yoga del cuore

Il confronto con gli altri assorbe in realtà molte delle nostre risorse. Siamo costantemente impegnati ad arginare le interferenze provenienti dalle persone che ci circondano e di cui però non possiamo fare a meno. Abbiamo due possibilità per gestire tali rapporti: l’aggressività e la tenerezza.

In termini yogici ciò significa che, nel caso scegliamo l’aggressività, avremo a che fare col terzo chakra, mentre invece, se adottiamo la tenerezza, avremo a che fare con il quarto chakra.

Il terzo chakra è infatti dominato dal problema del potere: non a caso dal punto di vista fisiologico corrisponde al plesso gastrico, che presiede alla trasformazione del cibo in energia grazie anche all’azione del fegato. Questo organo, che regola tra l’altro la secrezione della bile e che anche il linguaggio comune collega all’ira e alla collera (“rodersi il fegato dalla rabbia”),  è in tutte le culture associato all’audacia e al coraggio. Sono queste le doti peculiari del guerriero, di colui cioè che risolve il conflitto indirizzando l’aggressività fuori da sé per rivolgerla contro il nemico esterno, un’entità altra rispetto al sé. E’ come se il fuoco gastrico della digestione si trasformasse nel lanciafiamme capace di disintegrare l’avversario.

Il quarto chakra ha invece a che fare con un elemento meno aggressivo del fuoco: l’aria, che purifica senza distruggere. Ciò consente di riservare agli altri un’accoglienza più amichevole: perciò la figura qui dominante è il saggio, colui che ha imparato a governare le proprie emozioni e può dunque rivolgere uno sguardo meno battagliero nei confronti di sé e degli altri.