2005 | Reich e le scuole terapeutiche orientate sul corpo

Corso: Reich e le scuole terapeutiche orientate sul corpo

Docente: Gianni Lodi

Contenuti- L’ipotesi di Freud dell’esistenza di un processo di trasposizione del conflitto psichico in sintomo somatico ha avviato un dibattito che ha attraversato l’intero XX sec. ed e` tuttora molto vivace. A livello terapeutico, tale dibattito si è concretizzato in esperienze quali la medicina psicosomatica e la concezione energetica di W. Reich: entrambi questi approcci sono alla base del filone bioenergetico sviluppato da A. Lowen.

A partire dagli anni ’60 si e` poi assistito, in Occidente, alla riscoperta delle medicine tradizionali di matrice orientale e delle discipline fondate sull’integrazione corpo-mente (yoga, meditazione, tai chi ecc).

Le sinergie scaturite dall’incontro di questi diversi approcci hanno portato allo sviluppo di un nuovo filone di cura (il settore body-mind), le cui componenti, seppur alquanto eterogenee, sono accomunate da una domanda comune: “E’ possibile influire sulla psiche intervenendo sul corpo?”

Obiettivo del corso e` la ricosReich e le scuole terapeutiche orientate sul corpotruzione di questi percorsi, unitamente alla possibilita` di sperimentare in prima persona alcune delle tecniche analizzate.

Bibliogafia:

  • Lodi, Il tempo dello yoga. Passato e futuro di una filosofia del corpo, F. Angeli, Milano, 1998;
  • Lodi, A occhi chiusi. A cuore aperto. Ansia e depressione: il segreto per superarle e` in noi, Baldini & Castoldi, Milano, 2001;
  • Lafaille, Placare la sete…Manuale di meditazione per la promozione della salute, F. Angeli, Milano, 1998;

 

Corso di Specializzazione in Psicoterapia Transculturale

Materia: Reich e le scuole terapeutiche orientate sul corpo

Docente: Gianni Lodi

 

1 – PREMESSA STORICA: IL CORPO TRA ETICA ED ESTETICA

Come tutti i costrutti culturali, anche il modo di percepire il corpo ha subito profondi cambiamenti, rilevabili sia a livello temporale che spaziale.

Nel tempo, due sono le concezioni del corpo che si sono succedute:

  • la concezione arcaica, tipica delle società pre-storiche;
  • la concezione moderna, che predomina invece nelle società

Tale contrapposizione viene a coincidere con quella di natura territoriale, che ha stabilito nei secoli una netta differenza tra Oriente e Occidente. E’ infatti a partire dalla Grecia Classica che la cultura occidentale ha elaborato i presupposti di quella concezione moderna del corpo ancora egemone nelle società sviluppate. Tutte le altre culture invece, convenzionalmente aggregabili nella categoria ‘Oriente’, si possono considerare depositarie della concezione arcaica del corpo (va specificato che ci si riferisce qui all’Oriente tradizionale, i cui presupposti culturali sono oggi profondamente messi in crisi dal processo di globalizzazione).

Per capire meglio la differenza tra le due concezioni del corpo appena delineate è utile riferirsi ai due modelli del sacro individuati dalla Sociologia della Religione e ripresi poi da Max Weber per analizzare il ruolo decisivo svolto dalle credenze religiose nei processi di mutamento socio-economico.

Anche questi autori stabiliscono una sostanziale differenza tra culture storiche e culture pre-storiche. Ciò che regola l’approccio al trascendente nelle religioni primitive della pre-storia è infatti l’animismo, secondo cui gli esseri umani e le entità spirituali condividono lo stesso mondo. In tale contesto, gli spiriti non sono altro che le presenze incorporee dei familiari defunti, che albergano in ogni manifestazione del reale (dall’albero al fiore, dalla roccia al ruscello, dall’animale al fulmine): perciò in queste culture l’esperienza del sacro è così intimamente connessa al vissuto quotidiano.

Al contrario, le religioni storiche stabiliscono una netta separazione tra il mondo abitato dagli dei e quello degli umani; questa separazione si accentua con l’affermarsi del monoteismo dove il dio si manifesta tramite la rivelazione, che segna una distanza incolmabile tra umano e divino.

Le differenze tra i due modelli di religiosità sono ribadite dalla liturgia con cui si esplica la pratica del sacro. Le religioni primitive sono infatti dominate dalla festa, cioè dal rito collettivo grazie al quale è riaffermata la continuità tra uomini e spiriti. In tali cerimonie, i componenti del clan possono infatti rivivere il mito dell’origine, interpretando in prima persona i personaggi del sogno, cioè delle imprese epiche che hanno accompagnato la nascita del mondo

Nelle liturgie più moderne invece, il rito è dominato dal sacrificio, che sancisce l’obbedienza e la sottomissione a divinità sempre più lontane e astratte. Come abbiamo visto, con Javè, Dio e Allah i due mondi dell’umano e del divino diventano “altro”  l’uno rispetto all’altro: ciò favorisce lo sviluppo di un personale specializzato – il clero – capace di garantire la comunicazione tra i due universi e contenere l’ansia per il giudizio finale da parte di un dio sempre più impersonale.

Le conseguenze di questi mutamenti sono rilevanti. Secondo Umberto Galimberti: “Nel momento in cui il Creato viene separato dal suo Creatore, si perde la capacità di essere allo stesso tempo oggetto e soggetto dell’azione.”  Ai fini del nostro discorso ciò significa che, con l’ingresso nella storicità, il corpo si separa dall’anima. Con tale separazione, l’anima viene a coincidere con l’intelletto e la coscienza, dunque con le funzioni di natura razionale, mentre il corpo è ridotto a semplice contenitore del pensiero, divenendo la sfera della colpa e dell’errore. In quanto tale deve essere disciplinato col ricorso a una rigida normativa: il “Sorvegliare e punire” di Michel Foucault!

Questa strategia di controllo sociale non solo comporta l’applicazione di una morale sessuale restrittiva dove l’erotismo è finalizzato esclusivamente alla procreazione, ma viene a coincidere con la sottomissione del genere femminile a quello maschile.

Non a caso è da qui che parte la riflessione di Freud che, inaugurando l’analisi moderna della psiche, individua proprio in questo passaggio storico il momento d’insorgenza del disturbo mentale come lo conosciamo noi. Secondo questo autore infatti l’angoscia esistenziale nasce dal senso di colpa che si prova quando, a fronte di norme sempre più coercitive, aumenta di conseguenza il desiderio di infrangerle.

Anche a livello filosofico questo passaggio determina conseguenze rilevanti: ad esso viene infatti attribuita la nascita del “dualismo” inteso come frattura tra materia e spirito. L’origine di questo modello risale a Socrate, ripreso poi da Cartesio quando delinea la separazione tra rex cogitans et rex extensa.

Solo con la seconda metà del ‘700 emerge, in alternativa, la cosiddetta “soluzione monistica” secondo cui corpo e anima costituiscono le due facce di una stessa medaglia. Queste premesse sfociano, a cavallo tra ‘800 e ‘900, nel netto cambiamento di paradigma delineato da Nietzsche, che smentisce le pretese disgiuntive della metafisica, e dunque la netta separazione tra bene e male, sacro e profano, vita e morte, maschile e femminile ecc. affermata finora dai filosofi.

Anche Freud, con l’elaborazione del concetto di “mente inconscia”, contribuisce a superare l’idea cartesiana che l’anima possa essere definita solo in termini di coscienza.

Questa argomentazione è portata alle estreme conseguenze dalla c.d. “concezione materialistica”, prospettata dal “materialismo scientifico”, secondo cui l’attività mentale si identifica con alcuni processi cerebrali: ma un cervello, isolato dal soggetto a cui appartiene, può essere considerato un “soggetto di esperienza”? (cfr.p.434, U.Galimberti, “Psicologia”).

Personalmente sono convinto che la continuità materia/spirito sia assicurata dall’energia insita nei processi vitali e fondata sul principio dell’integrazione degli opposti. Questo approccio consente di considerare in modo unitario non solo il corpo e la mente, ma la vita e la morte (reincarnazione per le religioni orientali, ma anche per la fase iniziale del cristianesimo), il bene e il male (le divinità prestoriche sono spesso ambivalenti, terrifiche e benevole insieme), il maschile e il femminile (in ognuno di noi convivono entrambe le polarità al di là del sesso di appartenenza), il sacro e il profano (la ricerca della spiritualità può prescindere dalla religione).

In tale prospettiva lo yoga può essere visto come  percorso di ricerca interiore fondato sulla consapevolezza: grazie all’energia attivata da questa disciplina a partire dal livello somatico è infatti possibile “trasformare il corpo in un tempio” e stabilire quella continuità tra microcosmo e macrocosmo fondamentale per attribuire senso alle nostre azioni. Riprenderemo in seguito tali argomentazioni.

Si può concludere osservando che la riscoperta della fisicità cui stiamo  assistendo ci riporta a quella concezione arcaica del corpo da cui siamo partiti. Questa “rivoluzione” è dovuta alla natura della società post-industriale: più aumenta la velocità del cambiamento sociale e dell’innovazione tecnologica, più diminuisce la consistenza delle identità esattamente come quando, nella pre-storia, l’individuo faticava ad affermare la propria singolarità per la forte pressione del gruppo.

Il crescente “bisogno di corpo” rilevato da tutte le indagini è dovuto alla sua capacità di essere un referente certo dell’identità poiché aiuta a rispondere alla domanda “Chi sono io?”.

E’ tuttavia possibile un uso alienato e regressivo del corpo: quando lo si riduce a semplice immagine come sta succedendo ora.

Un breve excursus storico della “bellezza” ci aiuta a contestualizzare il problema.

Se in passato la bellezza era considerata un dono di Dio o della natura, oggi ognuno se la costruisce da sé. Si può dunque parlare di progressiva democratizzazione della bellezza poiché non è più  prerogativa riservata alle classi dominanti e ognuno è libero di seguire l’ideale estetico che preferisce.

Tuttavia questa liberalizzazione delle scelte è più apparente che reale per il condizionamento operato dai modelli collettivi: se infatti si può avere l’impressione di scegliere liberamente i propri canoni estetici, in realtà si è fortemente condizionati dai modelli diffusi dalla cultura di massa. E’ sempre più difficile sottrarsi al dovere sociale della bellezza, e di un certo tipo di bellezza! Ciò spiega i sensi di colpa di chi si ritiene brutto: il dovere della “forma fisica” (fit) rende la bruttezza una mancanza di cui responsabile è l’individuo.

In passato l’identita nasceva dalle appartenenze familiari, professionali, territoriali. Oggi l’individuo è rappresentativo solo di sé stesso: perciò la bellezza è diventata così importante per affermare la propria identità.

L’esteriorità diventa manifestazione dell’interiorità: ma ciò comporta l’emergere di nuovi problemi come dimostra l’incremento dei disturbi psichici legati alla sfera della fisicità: bulimia e anoressia in primo luogo.

 

2 – IL CORPO IN PSICOTERAPIA

Freud e la teoria del conflitto

Punto di partenza per un discorso sul corpo in psicoterapia rimane l’ipotesi di Freud secondo cui esiste un processo di trasposizione del conflitto psichico in sintomo somatico. Tale intuizione ha avuto due conseguenze fondamentali sugli sviluppi della clinica contemporanea:

– l’affermarsi della medicina psicosomatica;

– la nascita dell’analisi energetica di Wilhelm Reich e della bioenergetica di Alexander Lowen.

La Psicosomatica costituisce quella branca della medicina, che si occupa di disturbi organici che, non rivelando alla base una lesione anatomica o un difetto funzionale, sono ricondotti a un’origine psicologica. In un’accezione più ampia, s’intende quella concezione che, oltrepassando il dualismo psicofisico, guarda alla persona  come a un tutto unitario, dove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio. Adottando questo punto di vista, la medicina psicosomatica ribalta lo schema eziologico classico, che prevede la lesione dell’organo quale causa della sua disfunzione, a sua volta causa della malattia, nello schema secondo cui il mantenersi di uno stress funzionale, che ha la sua origine nella vita quotidiana dell’individuo in lotta per l’esistenza, genera quella disfunzione dell’organo, causa della lesione, a sua volta causa della malattia.

In tale prospettiva, il disturbo psicosomatico è l’esito di un conflitto psichico tra la pulsione, che tende alla soddisfazione del desiderio, e l’istanza difensiva, che tende alla sua repressione. Il sintomo organico è dunque “significante” perché in esso sono leggibili sia le esigenze di rimozione, cioè il processo inconscio di esclusione dalla coscienza di una pulsione in contrasto con altre esigenze psichiche (desiderio + pulsione / difesa + repressione), sia la soddisfazione deformata e parziale della pulsione.

La linea terapeutica di Freud mira a risalire dal sintomo organico al conflitto psichico rimosso per trovare una soluzione a tale conflitto attraverso:

a – l’integrazione della pulsione nel quadro dell’Io, con conseguente sua soddisfazione;

b – la sublimazione grazie a varie strategie quali la realizzazione creativa, l’ autoaffermazione, la ricerca del successo personale, il misticismo (Giddens: margine molto labile tra eroe e delinquente) in modo che non sia più necessaria la rimozione o lo scarico nell’organico.

 

L’interpretazione energetica: Reich e la teoria del carattere

Secondo Reich, tutti i processi biologici seguono un processo binario di carica e di scarica, che si manifesta nella formula: tensione meccanica + carica elettrica (yang) / scarica elettrica + distensione meccanica (yin).

Quando la scarica è impedita, tutto l’organismo vive in uno stato di carica senza sfogo; se questa condizione diventa uno stato cronico si forma – a livello psichico – una corazza caratteriale cui corrisponde a livello fisico una corazza muscolare. Queste due armature sono alla base di una continua operazione di controllo delle emozioni e costituiscono una potente struttura di difesa dal loro irrompere nell’esistenza quotidiana (il cervello che domina la pancia).

Ciò è particolarmente evidente nella sfera sessuale dove, quando alla carica  – avvertita come piacevole – non segue la scarica si produce un accumulo di energia, che si traduce:

  • a livello fisico in tensione muscolare;
  • a livello psichico in esperienza angosciante.

I disturbi organici e quelli psichici dipendono dunque dalle corazze originate dalla sovraccarica cronica da cui derivano l’ipertono simpatico (simpaticotonia cronica) e la contrazione muscolare. Entrambi questi sintomi sono responsabili dei disturbi ai tessuti e alle funzioni su cui interferisce (schema del Sistena Neurovegetativo: funzionamento integrato dei due poli opposti rappresentati dall’Ortosimpatico e dal Parasimpatico).

La teoria dell’orgasmo, la teoria del carattere e la tecnica dell’analisi del carattere sono le componenti fondamentali del sistema psicologico delineato da Reich. In estrema sintesi, la salute psichica dipende, secondo Reich, dalla potenza orgastica, ma la nostra civiltà moralizzatrice e sessuofobica inibisce tale energia, producendo effetti di stasi e resistenze, su cui viene a costituirsi l’armatura caratteriale. Sarà compito dell’analisi del carattere smantellare le resistenze e liberare l’energia sessuale: non a caso Reich considera la rivoluzione sessuale dei giovani come componente primaria della lotta politica più generale.

In linea con Freud, Reich riconosce il ruolo preminente svolto dalla sessualità nell’eziologia, ma rifiuta le interpretazioni metapsicologiche di Freud. Secondo quest’ultimo infatti nell’individuo si confrontano due pulsioni opposte: una pulsione di morte (tanatos) che, in contrapposizione alla pulsione di vita (eros), tende alla riduzione di tutte le tensioni fino a ricondurre l’essere vivente allo stato inorganico, agendo dapprima verso l’interno come autodistruzione e poi verso l’esterno come pulsione di aggressività e distruzione.

Per Reich invece, l’energia sessuale o libido, espressione fondamentale dell’organismo vivente, è una realtà strettamente legata all’attività del sistema neurovegetativo, manifestazione specifica di ciò che egli chiama “orgone”. Egli definisce “orgone” quell’energia cosmica di base, onnipresente e di natura non elettrica, suscettibile di sperimentazioni/misurazioni mediante speciali “accumulatori orgonici”, utilizzabili a fini terapeutici.

E’ in relazione a tale modello teorico-clinico che si consuma la frattura con Freud. Reich infatti aveva approntato un metodo di cura, che agiva direttamente sulla tensione muscolare e sulle strutture del respiro per produrre un rilassamento emozionale tale da liberare energia e sensazioni attraverso i tessuti, con effetti benefici anche sulla psiche.

 

La Bioenergetica

A partire dal lavoro di Reich, Alexander Lowen propone uno studio della personalità dal punto di vista dei processi energetici del corpo. A differenza di Reich, che collegava gli squilibri nevrotici a un blocco delle soddisfazioni sessuali, Lowen ridimensiona l’importanza della sessualità e modifica l’obiettivo terapeutico allargandolo alla più generale capacità di provare piacere e di sperimentare la gioia di vivere.

Alla base del modello resta il concetto reichiano di pulsazione, che rimanda all’alternanza tra espansione e contrazione, carica e scarica. Questo principio funzionale, rintracciabile in ogni organismo vivente, viene percepito come condizione di benessere e di piacere, che trova la sua espressione più intensa nell’orgasmo.

Alla pulsazione orgastica, l’organismo si dispone con un processo di espansione psichicamente percepito come piacere, mentre di fronte a una minaccia si dispone con un processo di contrazione, percepito psichicamente come dispiacere.

Il vivere in un ambiente repressivo e autoritario impone una frustrazione delle sensazioni piacevoli connesse all’alimentazione e alla stimolazione orale, anale, genitale. Alla frustrazione si accompagna una reazione di collera, cui segue la paura del piacere, che, ponendo l’individuo in un costante atteggiamento difensivo, va ad eccitare il simpatico (ipertonia simpatica). Come abbiamo visto, ciò provoca una condizione di simpaticotonia cronica, da Reich considerata il fattore patogeno centrale di importanti malattie funzionali quali le inibizioni delle funzioni digestive – anoressia e colite spastica; la turba del circolo con conseguente nevrosi cardiaca, cardiospasmo, ipertensione; lo squilibrio ghiandolare metabolico con ipertiroidismo, stati di stress, diabete ecc. Prima di questo stato patologico, la repressione degli impulsi emozionali piacevoli produce una serie di blocchi, che, organizzandosi nella corazza caratteriale, riducono la mobilità delle cellule e l’irrorazione sanguigna dei tessuti.

In linea con Reich, Lowen ribadisce che non è possibile sciogliere gli irrigidimenti muscolari senza risolvere il conflitto corrispondente di natura psichica, così come non è possibile elaborare solo la nevrosi in quanto tale perché il suo corrispondente corporeo non risolto ne manterrà attivi i disturbi.

Corazza caratteriale e corazza muscolare sono dunque intercambiabili sul piano patologico e terapeutico, dove si può constatare una corrispondenza tra un blocco emozionale e un blocco muscolare. Entrambi questi blocchi trattengono le energie dell’organismo la cui espressione è temuta per l’angoscia del piacere instaurata a suo tempo dall’educazione e dall’esperienza repressiva. Ne consegue che non basta, come pensava Freud, riportare alla coscienza fattori psichici patologici, ma è necessario intervenire sulla corazza muscolare per modificare quella emozionale.

Una delle proposte terapeutiche più interessanti di Lowen è il grounding, cioè “avere i piedi saldamente sulla terra” per accrescere il senso di sicurezza basilare, facendo sentire al paziente la realtà della “terra” intesa come base, la realtà del corpo, della sua vitalità, in uno scambio energetico tra piedi e terra.

In Bionergetica (1975), Lowen scrive: “Poiché la carica e la scarica funzionano come unità, la bioenergetica lavora simultaneamente su entrambi i termini dell’equazione per elevare il livello energetico, per aprire la strada all’autoespressione e reinstaurare nel corpo il flusso delle sensazioni. L’accento dunque viene posto sulla respirazione, sulle sensazioni e sul movimento; al tempo stesso si cerca di collegare il funzionamento energetico attuale dell’individuo con la sua storia precedente.

Questo approccio combinato mette gradualmente a nudo le forze interiori (conflitti) che impediscono all’individuo di funzionare con il suo pieno potenziale energetico. Ogni volta che uno di questi conflitti interiori si risolve, il livello dell’energia aumenta. Ciò significa che l’individuo assume più energia e ne scarica di più in attività creative, che sono fonte di piacere e di soddisfazione.”

Con la Bioenergetica di Lowen, che rappresenta senza dubbio uno dei risultati più convincenti della psicoterapia contemporanea, si ritorna così da dove siamo partiti quando ci siamo chiesti “E’ possibile influire sulla psiche agendo sul corpo?”.

Non solo grazie ai tre autori esaminati si può rispondere con un si! convinto, ma è anche possibile disporre di una serie di strumenti d’intervento e di cura efficaci e affidabili, come dimostrano dati sperimentali ormai inoppugnabili.

Non si può tuttavia non sottolineare, senza avere purtroppo la possibilità di approfondire il discorso, che questi risultati teorici e operativi non divergono affatto dalle strategie terapeutici riscontrabili nelle culture “altre”, che all’inizio abbiamo collocato nella categoria Oriente, ma ne sono la semplice traduzione odierna.

 

Bibliografia essenziale:

  • Eliade, Il sacro e il profano, Boringhieri Torino, 1967
  • Galimberti, Il corpo, Feltrinelli Milano 1983
  • Galimberti, Psicologia, Garzanti 1999
  • Giddens, Sociologia, Il Mulino Bologna 1991