4+4 fa oz | 2014

Spettacolo andato in scena venerdi 20 Giugno 2014, auditorium Dialma Ruggiero (La Spezia)

A cura di Simone Ricciardi | Con: Zoe Accardi, Daniela Campagnolo, Caterina Fiorenza, Rosanna Guglielmone, Gianni Lodi, Marzia Melani, Gianfranco Onnis, Giulio Purcaru, Dania Sindico.

Presentatione di 4+4 fa oz

Saranno state anche quattro streghe ma definirle soltanto streghe non mi ha mai convinto.

Già dall’inizio, si sono azzuffate su quale gioco giocare, quelle intellettuali cimentandosi con un distorto Makbet e quella più sbarazzina richiedendo a gran voce una partita al gioco di Oz.

Per me quindi erano delle giocatrici incallite e lo si è visto durante tutta la partita. Ognuna a metterci del suo nel maneggiare quattro pedine approssimative e arrangiate alla bellemeglio, basta che fossero funzionali al gioco.

E che gioco, un’avventura tra musiche scapestrate, balletti con coreografie bizzarre lungo un viaggio alla ricerca dei pezzi mancanti; quattro marionette in mano a quattro “streghe” e tra il visibile e il nascondibile anche il mago ciarlatano, un poco pedina e un poco padrone del gioco.

Un viaggio avventuroso, un viaggio tra le personalità variabili che si uniscono e si allontanano per poi ritrovarsi in slanci di tenerezza. Personaggi e interpreti a cavallo tra la favola e la vita, che propongono riflessioni sul quotidiano vivere. Diffidenza, ironia e sincerità li portano a consolidare infine un’amicizia che funziona per la ricerca della meta.

Personalità contrastanti per le streghe che si confrontano e si scontrano per apparire sempre in primo piano, primedonne per vincere la partita. Streghe saccenti, streghe sapienti, streghe vagheggianti, streghe stregate dal loro ruolo.

Colori sgargianti, scenografie apparenti, musiche evocanti, accompagnano lo spettatore nel viaggio che porterà i personaggi incontro al loro destino, alla conquista dei loro elementi mancanti concessi suo malgrado, da un piccolo mago meschino e truffatore che in quanto pedina finirà malamente come tutte le altre pedine, riposte nella scatola del gioco dalla quattro streghe.

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Autoritratto di DOROTHY

Scrivo questa scheda dopo l’intervista radiofonica per chiarire alcune questioni rimaste un po’ oscure. Cominciamo dall’età: è vero, vi assicuro, che non so di preciso quanti anni ho. Quelli che si definiscono miei zii in realtà mi hanno trovato in un campo d grano: ero come addormentata ed ero così malconcia che non si capiva che età avessi ed anche il sesso non era chiarissimo. Avevo fattezze da bambina, ma anche questi baffetti che non ho mai avuto il coraggio di tagliare perché è l’unica cosa che mi rimane della mia esistenza precedente. Quindi ho un’età indefinita, ma è certo che sono una femminuccia anche se ho questi baffetti, ormai anche un po’ grigi.

Il rapporto con i miei chiamiamoli zii è sempre stato ottimo: la zia Em mi ha insegnato a pulire la casa, a cucinare, a lavare e stirare, mentre lo zio Henry aveva la passione di portarmi a visitare la cantina da ciclone che aveva scavato sotto la casa per ripararci dalle bufere di vento così pericolose e così frequenti. Mi conduceva nella buca scavata nella terra sotto la casa e mi teneva abbracciata stretta stretta per abituarmi a quel buio e a quel silenzio, mi diceva lui. Mi descriveva questi cicloni così potenti da portar via qualsiasi edificio e io mi aggrappavo a lui tutta impaurita, raffreddata dal sudore che mi scorreva lungo la schiena per la paura. E lui molto dolce mi rassicurava, mi accarezzava, mi stringeva finchè faceva qualche gemito e poi, d’improvviso mi mollava e mi riportava su. Questo accadeva sempre quando la zia Em era impegnata in qualche lavoro che non poteva interrompere, tipo mungere le vacche, chissà perché?

In trasmissione mi hanno chiesto se non avevo mai avuto rapporti carnali: ma lo sanno tutti che io sono vegetariana, che non mangio la carne. Quindi come posso aver avuto rapporti carnali. uindi QQChe domande stupide, che a volte fa la gente!

Poi anche questa storia del leone: ma è risaputo che sono animalista quindi è chiaro che non potevo che preferire lui a uno spaventapasseri di paglia o a un uomo di latta. Senta, questo leone è così maestoso ma anche così morbido e caldo, con tutto quel pelo soffice e dorato. Ricordo le corse pazze che facevamo insieme: io gli salivo in groppa e lui si metteva a correre nella foresta. Aggrappata al suo pelo, afferrandogli stretta la criniera, gli stavo incollata addosso. Lui correva sempre più forte e mi sembrava di volare. Quando mollavo un po’ la presa, scivolavo sotto, e poi ritornavo su e poi ancora sotto: insomma un gran divertimento e una grande emozione. E quando lui era troppo stanco, si fermava in una radura, si distendeva con me al suo fianco. E come ce l’aveva grosso il fiocco della coda con cui mi accarezzava dappertutto e io ridevo per il solletico e gli tiravo i baffi. Allora si fermava, mi guardava fisso negli occhi e mi sussurrava ‘Dorothyamo, Dorothyamo, Dorothyamo’. Chissà cos’avrà voluto dirmi, io non gliel’ho mai chiesto. Dopo essersi lasciato andare, gli piaceva però farmi sentire che era lui il re della foresta e allora emetteva qualche ruggito e io m’inebriavo della sua voce, così potente, così totale, che diventavo anch’io una sua vibrazione tanto che la prima volta che lo sentii ruggire urlai terrorizzata e scoprii allora la sua tenerezza nel calmarmi e farmi passare la paura. Dopo di che dovevamo tornare in fretta per il problema di Toto, il cagnetto che amo teneramente, ma solo come compagno di giochi. Col Leone sento qualcosa di più.. coinvolgente, una sorte di brivido biondo che mi percorre la schiena. Toto non gradiva affatto queste corse pazze che facevo col Leone e dovevamo aspettare che s’addormentasse dopo pranzo per scappar via in fretta. Certo quando tornavamo al tramonto, Toto era molto inquieto e risentito: non voleva venirmi in braccio e i suoi occhi erano grigi e tristi. Dovevo faticare non poco per calmarlo, anche perché secondo me lo spaventapasseri e l’uomo di latta me lo istigavano contro, immagino per gelosia, perché si sentivano un po’ esclusi. Ma io e il leone non facevamo niente di male: correvamo liberi nel vento, annusando il profumo dell’aria così speciale in quei posti magici dov’eravamo capitati.

Volevo anche specificare meglio i miei gusti musicali. Si, i Pink Floyd mi piacciono molto, fanno molto anni ’60, oggi così attuali. Ma la mia vera passione è il Gothic Rock: gruppi come i Joy Division, Siouxsie and the Banshees, The Cure, con i loro brani tetri e introspettivi, il trucco pesante e aggressivo, gli abiti grigi, neri, viola, mi fanno impazzire: così ruvidi, così totali, un po’ come il Leone quando ruggiva: la stessa sensazione di unicità e potenza. Non ne ho parlato in trasmissione perché è un genere un po’ demoniaco e satanista, che avrebbe potuto infastidire le due streghe buone, quella del Sud e soprattutto quella della Nord, che mi ha così aiutato e salvato da sicura morte.

Mi hanno anche chiesto dei miei progetti. Ma io sono una bambina multitasking: ho un sacco d’interessi e di potenzialità: l’ho ben dimostrato in tutta questa storia della ricerca del Mago di Oz, ma soprattutto quando quel bel tomo ci ha piantato in asso volandosene via in pallone. Ora che ci sono tornata, il Kansas non mi basta più: non voglio diventare come la zia Em, che pure amo molto. Sto pensando di trasferirmi a New York, magari in una coohousing, a contatto con persone creative e stimolanti. Lì potrei gestire meglio il mio blog, che ho chiamato DOROTHYAMO in ricordo del Leone, che è stato il mio primo follower. A proposito, vi raccomando di diventare miei followers anche voi. Dal blog posso raccontare tante cose di quel viaggio, che nel libro non ci sono. Non so’ perché il sig.Baum non le ha messe. Qualcuno mi ha detto che si tratta di censura, meglio di autocensura. Non ho ben capito di cosa si tratti. Comunque io non vi nasconderò nulla: voi chiedete e io vi risponderò. Giuro.

Un’ultima cosa da chiarire, che ha così scandalizzato, è il fatto che, prima di andare a dormire senza il pigiamino, e anche questo ho capito che ha sorpreso qualcuno, mi metto tre gocce di Chanel n° 5. Ne metto tre, e non una come Marilyn Monroe, perché me l’ha insegnato Glinda, la strega buona del Sud, che è molto bella e conosce il segreto per restare giovani. Mi ha detto che per essere efficace lo Chanel n° 5 va messo in tre gocce perché tre è il numero magico, il numero dell’eternità e della perfezione essendo composto da 1, il numero dell’unità primaria ma anche dal 2, che è il suo raddoppio, e rappresenta la sua capacità di riprodursi e materializzarsi. 1 + 2 fa 3, la somma del tutto, che rende immortali, come sono io del resto. Capisco che questo possa dar fastidio a qualcuno e soprattutto a qualcuna, ma questa è la realtà: io sarò sempre giovane e non morirò mai, mai!

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A questo link si può trovare il manifesto dello spettacolo