macbett Ionesco | 2016

 

  ENTRANDO A L SI INCONTRANO
CARLO: Buongiorno Barone Glamiss
MATTEO: Ascoltatemi Candor
CARLO: Ascoltatemi Glamiss
MATTEO: Avanti così non può andare
CARLO: Avanti così non può andare
GIANNI: Il nostro sovrano… ENTRANDO OGNUNO DA UN LATO
NICOLA: Duncan
TUTTI: Dancan
NICOLA: L’arciduca Duncan
TUTTI: Dancan
NICOLA: Il beneamato… SOSPENSIONE…
GIANNI: Ah si beneamato, fin troppo amato
NICOLA: fin troppo amato
GIANNI: abbasso Dancan
NICOLA: abbasso Duncan
TUTTI: Dancan
GIANNI: Sconfina nelle mie terre quando caccia
NICOLA: nell’interesse dello stato
GIANNI: A dargli retta…
NICOLA: lo stato è lui
GIANNI: io gli do diecimila volatili all’anno più le uova
NICOLA: e io no?
GIANNI: se c’è chi è disposto ad accettare
NICOLA: io per parte mia, non accetto
GIOVANNA: e neppure io FRONTALI:    CARLO-LAURA-MICU-NICOLA-GIOVANNA-GIANNI-CLAUDIA- ROBERTA-MATTEO
MICHELA: se qualcuno accetta è affar suo
CLAUDIA: pretende che io gli fornisca gli uomini per le forze armate nazionali
LAURA: risultato, io resto disarmato
TUTTI: restiamo disarmati
ROBERTA: ho il miei uomini, le mie forze armate e lui potrebbe lanciare i miei stessi uomini contro di me
GIOVANNA: anche contro di me
MICHELA: mai vista una cosa simile
CLAUDIA: mai vista dai tempi dei mei avi
LAURA: con tutti quei parassiti che gli stanno intorno e che si impinguano con il sudore delle nostre fronti
ROBERTA: col grasso dei nostri volatili
GIOVANNA: delle nostre pecore
MICHELA: dei nostri porci
TUTTI: Porco! CAMBIO DIREZIONE
CLAUDIA: col nostro pane!
MATTEO: diecimila volatili, diecimila cavalli, diecimila giovani
CARLO: che cosa può farsene?
TUTTI: Beh, beh …
ROBERTA: sappiamo benissimo cosa se fa
GIOVANNA: di che cosa gli siamo debitori? E’ lui nostro debitore!
MICHELA: Molto di più.
NICOLA: Abbasso Duncan
TUTTI: Abbasso Dancan
TUTTI: non vale più di noi. Neanche tanto. Persino meno di quello che vale meno. Molto meno. A pensarci mi esplode la mandibola. Scoppio di furore. Il mio onore. La mia gloria. I nostri diritti ancestrali. TUTTI SI SCIOLGONO BORBOTTANDO QUESTE FRASI

 

 

IN MEZZO AL PUBBLICO

NICOLA: i nostri beni
TUTTI: il patrimonio!
CARLO: il nostro diritto alla felicità
MATTEO: bisogna ammettere che se ne infischia
CARLO: nevvero che se ne infischia
MATTEO: non siamo delle nullità
CARLO: tutto il contrario
MATTEO:  siamo qualcosa
TUTTI:  cioè non siamo cose
MATTEO: non vogliamo essere gli zimbelli di nessuno e soprattutto non di Dancan. Ah ah! Il nostro …
TUTTI: beneamato Sovrano! (IRONICO)
CARLO né zimbelli né grulli
MATTEO né grulli né zimbelli
CARLO persino nei miei sogni
MATTEO persino nei miei sogni si insinua, come un incubo
CARLO: bisogna espellerlo
MATTEO: bisogna espellerlo da per tutto
CARLO: dappertutto.
MATTEO: L’indipendenza!
CARLO: Il diritto di accrescere le nostre ricchezze.
MATTEO: L’autonomia
TUTTI: La Libertà!
CLAUDIA: Unico padrone delle mie terre!
LAURA: rosicchieremo anche le sue
ROBERTA: Propongo di spartircele!
A COPPIE: Metà e metà, meta e metà, meta e metà AL PUBBLICO STRINGENDO LORO LE MANI
GIOVANNA: metà a me e metà a me! AL CENTRO
CLAUDIA: lui amministra male. E’ ingiusto nei nostri confronti DISPOSTI SU UN LATO FRONTALI PUBBLICO:

SN: PAOLO-CLAUDIA-GIOVANNA-MICHELA-CARLO,

DX: GAIA-MATTEO-LAURA-NICOLA-ROBERTA

LAURA: faremo giustizia, regneremo al suo posto
ROBERTA: che d’ora innanzi sarà il nostro posto
UOMINI: Salute Banco, valoroso generale BATTITO DEI TACCHI
DONNE: Salute Macbett, grande capitano
ENTRAMBI: Salute Candor, salute Glamiss, salute Candor, salute Glamiss, salute Candor, salute Glamiss, salute Condor, salute Baileys, salute Condor, salute Baileys, salute  Condom, salute Kinder.
ROBERTA / CARLO: non una parola con lui del nostro affare è fedele a Dancan
NICOLA / MICHELA: non una parola con lui è fedele a Duncan
LAURA / GIOVANNA: non una parola con lui del nostro affare  è fedele a d’un can
MATTEO / CLAUDIA: non una parola con lui del nostro affare  è fido il can
GAIA / PAOLO: a chi affido il can?
TUTTI: prendiamo il fresco. Bel tempo per la stagione. Segga un momento caro amico FISCHIETTANDO E VAGANDO TRA IL PUBBLICO
GAIA: Quando faccio la mia passeggiata mattutina, non mi siedo mai
CARLO:  Ah, è una questione di igiene (TUTTI  IRONICI)
GIOVANNA: ammiriamo il suo  valore
GAIA: metto la mia spada al servizio del mio sovrano
MICHELA:  e fa molto bene, ha la nostra incondizionata approvazione
GAIA: signori vi saluto BATTE I TACCHI
TUTTI: Salute Banco!
NICOLA: non si può contare su di lui IN FILA : GIANNI-MATTEO-NICOLA-CLAUDIA-GIOVANNA-ROBERTA-LAURA-MICU-CARLO                  INCLINANO LA TESTA A DESTRA O A SINISTRA PER PARLARE.
GIANNI: ci volta le spalle, potremmo ucciderlo
MICHELA: no, non è ancora il momento. Il nostro esercito non è ancora pronto, ma lo sarà ben presto
CLAUDIA: ecco l’altro fedelissimo dell’arciduca GIRO SU SE STESSI
MATTEO: Salute Macbett SI VOLTANO PER SALUTARE IRONICI
NICOLA: Salute Macbett, salute gentiluomo fedele e virtuoso
ROBERTA: Salute Macbett gran generale
ROBERTA: Evitiamo che fiuti l’affare, facciamo finta di niente GIRO SU SE STESSI  E IN FILA COME SOPRA – ROBERTA ESCE
CARLO: Glamiss ed io ammiriamo molto la sua fedeltà, la sua lealtà verso il nostro beneamato sovrano, l’arciduca Dancan  TRENINO CON LE MANI
PAOLO: Non dovrei essere fedele e leale? Non ho forse giurato di servirlo?
GIOVANNA: non è questo che volevamo dire, al contrario lei ha perfettamente ragione. Ci rallegriamo.
CLAUDIA: la sua riconoscenza, senza dubbio, la ricompensa
PAOLO: la bontà del nostro signore, Dancan, è leggendaria, egli vuole il bene del popolo
MATTEO: Lo sappiamo DA QUI OGNUNO CHE PARLA ESCE PROPRIO DALLA FILA E POI RIENTRA
NICOLA: ne siamo certi
PAOLO: Dancan è la generosità incarnata. Tutto ciò che ha lo regala
ROBERTA: lei ne sa certamente qualcosa IRONICO
PAOLO: ed è anche coraggioso
GIANNI: grandi imprese lo provano
MICHELA: è cosa di pubblico dominio
PAOLO: non è una leggenda. Il nostro sovrano è buono, è leale. La sua sposa, la nostra sovrana, l’arciduchessa è buona e bella. E’ caritatevole. Soccorre i bisognosi, cura i malati.
ROBERTA: chi non ammirerebbe un uomo simile; uomo ammirevole, sovrano perfetto
LAURA: come sarebbe possibile non rispondere alla lealtà con lealtà, alla generosità, con generosità?
PAOLO: trafiggerei con la mia spada chiunque sostenesse il contrario
ROBERTA: siamo convinti, assolutamente convinti che non esiste un sovrano più virtuoso di Dancan
CARLO: E’ la virtù in persona
PAOLO: mi sforzo di imitare un tale modello. Cerco di essere coraggioso, virtuoso, leale e buono come lui.
GIOVANNA: non deve essere facile
CLAUDIA: in realtà è anche molto, molto intelligente.
MATTEO: e lady Dancan molto bella
PAOLO: tento di rassomigliargli. Signori, vi saluto. BATTE I TACCHI E SE NE VA
CLAUDIA: avrebbe finito per convincerci NUOVAMENTE IN FILA  COME PRIMA CON LE TESTE ALTERNATE SPINTE IN FUORI
LAURA: è un convinto, un ingenuo
CLAUDIA: incorruttibile
LAURA razza pericolosa. Lui e Banco sono i generali in capo delle truppe arciducali.
CLAUDIA: vorrà mica mollare adesso?
LAURA: Uhm.. non ci penso neppure!
CLAUDIA: E non ci pensi
LAURA: No no ci penso. Non ci penso, glielo assicuro. Ma sì, sì.  Può contare su di me.  Sì, sì, sì.
MICHELA: allora spicciamoci. Affiliamo le spade, raduniamo gli uomini, prepariamo i nostri eserciti. Attaccheremo all’alba. Domani sera Dancan sarà abbattuto e noi ci spartiremo il trono. A SCALARE SI PASSANO OGNUNO DAVATI ALL’ALTRO
ROBERTA: Dancan è un tiranno. Lei lo credo davvero?
MICHELA: Un tiranno, un usurpatore, un despota, un dittatore, un miscredente, un orco, un asino, un’oca. La prova?

Regna! Se non ne fossi convinto, perché dovrei voler detronizzarlo? Sono mosso esclusivamente da nobili sentimenti.

INIZIO MARCETTA CON AVANZAMENTO

 

STOP MARCETTA

SCIVOLANDO VIA STRISCIANDO I PIEDI SI DIVIDONO SUI DUE LATI

ROBERTA: E’ vero. Infatti!
MICHELA: Giuriamo di aver fiducia l’uno nell’altro CORRENDO UNO VERSO L’ALTRO E BLOCCANDOSI IN GESTI GUERRESCHI AVANTI -INDIETRO –AVANTI E POI CADONO
TUTTI: Ho fiducia in lei e le giuro sulla mia spada, adamantina lealtà.
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CAMBIO STANZA
MATTEO: Gazose fresche! Gazose per i civili, gazose per i militari. Avanti, avanti. Chi vuole rinfrescarsi la gola? Approfittiamo della tregua! Gazose dolci! Gazose per guarire le ferite. Gazose per combattere la paura. Gazose per i militari. E’ ferito? SU PALCHETTO

 

 

 

 

CARLO ENTRA PORTANDO MATTEO

CARLO: No, è morto!
MATTEO: Un colpo di spada?
CARLO: No.
MATTEO: Un colpo di lancia?
CARLO: No
MATTEO: Un colpo di pistola?
CARLO: No. Un colpo apoplettico. CAMBIO POSIZIONI SOLDATO VIVO/SOLDATO MORTO
(Scambio soldato vivo / soldato morto)
MATTEO: Un colpo apoplettico?
CARLO e NICOLA: No il colpo della strega!
MATTEO: Gazose fresche, gazose per i militari, gazose contro la paura, per il cuore! Bevande fresche!
GIANNI: Cosa vendi?
MATTEO: Gazosa dolce, cura le ferite!
GIANNI: Non sono ferito!
MATTEO: Combatte la paura
GIANNI: io non ho mai paura
MATTEO un franco la bottiglia. Fa bene anche al cuore.
GIANNI: ne ho sette sotto la corazza.
MATTEO: buona anche per le graffiature
GIANNI: graffi certo che ne ho! Ce le siamo date! Con la spada!
E più ancora con  la mazza! Ma soprattutto con questo! (Pugnale)… Affondare questo nelle pance…nelle budella…è la cosa che mi piace di più. Toh c’è ancora sangue fresco sulla lama e io me ne servo per tagliare pane e formaggio SI AVVICINA – LECCA IL PUGNALE  – SI AVVICINA ANCORA
MATTEO: Lo vedo, signor soldato. Vedo benissimo anche di lontano.
GIANNI: Hai paura?
MATTEO: Le gazose, le gazose fanno bene anche al torcicollo, al raffreddore, alla gotta, al morbillo e alla sifilide…
GIANNI: quanti ne ho massacrati, spappolati: urla, sangue dappertutto ..che festa! Belle così non ce ne sono tante. Dammi da bere.
MATTEO: per lei gratis, generale.
GIANNI: Non sono generale.
MATTEO: comandante?
GIANNI: Non sono comandante.
MATTEO: lo diventerà certamente!
GIANNI: E’ uno schifo! Sembra pipì di gatto. Non ti vergogni? Ladro? GETTA LA GAZZOSA IN FACCIA A MATTEO – LO MINACCIA
MATTEO: Posso rimborsarla.
GIANNI: Tremi, hai fifa. Allora. Allora non è vero che la tua gazosa guarisce dalla paura?
MATTEO: Ma non faccia così, signor soldato.
GIANNI: Ti è andata bene: non ho tempo. Ma ti ritroverò.
MATTEO: Che paura ho avuto. Spero proprio che vincano gli altri e che ti taglino a pezzettini. Pezzettini piccoli piccoli. Va’ va’ brutta bestia. Schifoso, maiale! Gazose fresche, quattro per tre franchi.
ESCONO
PAOLO: La lama della mia spada è rossa di sangue. NE ho uccisi a dozzine di mia mano. Dodici dozzine di ufficiali e di soldati che non mi avevano fatto niente. Altre centinaia e centinaia ho fatto fucilare dai plotoni di esecuzione, Altre migliaia sono morti, bruciati vivi nelle foreste in cui si erano rifugiati e che io ho fatto incendiare. Decine di migliaia, uomini, donne e bambini, sono morti soffocati nelle cantine, sotto le macerie delle loro case, che io avevo fatto saltare. Centinaia di migliaia sono morti annegati nella Manica,.  che in preda al panico, cercavano di attraversare. Milioni sono morti di spavento o si sono suicidati. Decine di milioni d’altri sono morti di collera, apoplessia o tristezza. Non c’è più abbastanza terra per seppellire tutti. Bisogna farla finita. Se la spada li decapita, dalle loro gole, come fontane, zampillano tonnellate di sangue in cui annegano anche i miei soldati. Naturalmente erano tutti traditori. Nemici del popolo. E del nostro beneamato sovrano, l’arciduca Duncan: che dio lo protegga. Volevano rovesciarlo. Con l’aiuto degli stranieri. Ho lasciato Banco solo al comando dell’esercito. Dopo andrò a dargli il cambio. No non ho rimorsi visto che erano traditori, mi sono limitato ad ubbidire agli ordini del mio sovrano. PAOLO E’ SEDUTO SUL TRONO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FA UN CERCHIO SUL PAVIMENTO COL PIEDE

SI ALZA DECISO

GUARDA IL PUBBLICO

 

GUARDA IN ALTO

RIGUARDA IL PUBBLICO

 

SI AVVIA ALL’USCITA

VOCE DI GAIA: Sono lì lì per battere in ritirata. Continui al mio posto. Prendo un po’ di fiato e la raggiungo. DA FUORI
PAOLO: Non  bisogna che Glamiss ci scappi. Lo accerchio. Presto. USCCENDO DALLA STANZA
GAIA: La lama della mia spada è rossa di sangue. NE ho uccisi a dozzine di mia mano. Dodici dozzine di ufficiali e di soldati che non mi avevano fatto niente. Altre centinaia e centinaia ho fatto fucilare dai plotoni di esecuzione, Altre migliaia sono morti, bruciati vivi nelle foreste in cui si erano rifugiati e che io ho fatto incendiare. Decine di migliaia, uomini, donne e bambini, sono morti soffocati nelle cantine, sotto le macerie delle loro case, che io avevo fatto saltare. Centinaia di migliaia sono morti annegati nella Manica,.  che in preda al panico, cercavano di attraversare. Milioni sono morti di spavento o si sono suicidati. Decine di milioni d’altri sono morti di collera, apoplessia o tristezza. Non c’è più abbastanza terra per seppellire tutti. Bisogna farla finita. Se la spada li decapita, dalle loro gole, come fontane, zampillano tonnellate di sangue in cui annegano anche i miei soldati. Naturalmente erano tutti traditori. Nemici del popolo. E del nostro beneamato sovrano, l’arciduca Duncan: che dio lo protegga. Volevano rovesciarlo. Con l’aiuto degli stranieri. Ho lasciato Macbett  solo al comando dell’esercito. Dopo andrò a dargli il cambio o ad aiutarlo. No non ho rimorsi visto che erano traditori, mi sono limitato ad ubbidire agli ordini del mio sovrano.   Ecco Macbett! Ehi come vanno le cose? ENTRANDO SULLA PORTA

AVANZA DI SPALLE

 

GUARDA IL PUBBLICO

 

 

GUARDA IN ALTO

 

GUARDA IL PUBBLICO

 

 

 

SI SIEDE

TRACCIA UN CERCHIO SUL TERRENO CON UN PIEDE

VOCE DI PAOLO: Sono lì lì per battere in ritirata. Venga a raggiungermi. Che la finiamo!
GAIA: Non  bisogna che Glamiss ci scappi. Accerchiamolo. Arrivo!
ROBERTA: L’arciduca Dancan, signor nostro, e l’arciduchessa ENTRA CON UNA SEDIA

APPLAUSI

ROBERTA: Venga venga Monsignore, la battaglia si è spostata, siamo fuori tiro dalle mitragliatrici, nessun rischio di proiettili vaganti. Non abbia paura. Ci sono persino passanti che vanno e vengono. FA CENNO DI ENTRARE
FRANCA: Candor è stato sconfitto? Se è stato sconfitto, è stato giustiziato? Hanno ucciso Glamiss, come avevo ordinato? ENTRA COPERTA DA UNO SCATOLONE E SPUNTA PER FARE LE DOMANDE
ROBERTA: C’è da sperarlo. Avrebbe dovuto andare a vedere più da vicino. L’orizzonte è tutto rosso. Si direbbe che la battaglia continui, ma lontano, lontano. Aspetti la fine. Sia paziente, Monsignore.
FRANCA: E se Macbett e Banco hanno avuto la peggio?
GISELLA: Prenderai le armi tu stesso, andrai a combattere. GLI SFILA LO SCATOLONE
FRANCA: Se sono stati sconfitti, dove mi rifugerò? Il re di Malta è mio nemico. L’imperatore di Cuba anche. Il principe delle Baleari anche. I re di Francia e d’Irlanda anche loro. Ho molti nemici alla corte d’Inghilterra. Dove andare? Dover rifugiarmi? SCAPPANDO A NASCONDERSI DIETRO LE SEDIE
ROBERTA: Abbia fiducia Monsignore, in Macbett e in Banco. Sono buoni generali, coraggiosi, energici, perfetti strateghi. Ne hanno già dato prove più di una volta.
FRANCA: Sono costretto ad avere fiducia. Ad ogni modo, prenderò qualche precauzione. Fate sellare il mio miglior cavallo, quello che non scalcia, e la mia miglior imbarcazione, quella che tiene meglio il mare, con i canotti di salvataggio. Ma dove andremo? In Canadà o forse negli Stati Uniti? ROBERTA DIETRO LE SPALLE CORTEGGIA LADY MACBETT
ROBERTA: Aspetti ancora. Non si scoraggi.
Arrivano barcollando 4 soldati feriti ENTRANO DUE DAVANTI DUE DIETRO
FRANCA: chi sono quegli ubriaconi ?
ROBERTA: Non sono ubriaconi, si direbbero soldati feriti.
FRANCA: Se arrivate dal campo di battaglia datemi notizie. Chi sono i vincitori?
NICOLA: Che importanza ha?
ROBERTA: Vogliamo sapere chi ha vinto…..ammesso che qualcuno abbia vinto. Rispondi: il tuo signore che è qui davanti a te lo domanda.
FRANCA: Sono il tuo sovrano arciduca Dancan
CARLO: In questo caso è un’altra faccenda. Scusate, sono ferito. Un colpo di lancia e non so quante pistolettate.
FRANCA: Non farete finta di svenire adesso, su parlate! Si o no? Chi ha vinto? Quegli altri o i nostri? PRIMA DI PARLARE GLI FA IL VERSO
GIANNI: Scusate, ma non saprei. Ho avuto tutta la mia razione, per dirla franca, sono venuto via molto prima, prima della fine, dico.
 FRANCA: Avresti dovuto rimanere
ROBERTA Non sarebbero certamente più qui a rispondere alle vostre domande.
FRANCA: Avete abbandonato sul più bello il combattimento come fosse un  brutto spettacolo.
MATTEO: Ma se sono caduto. Ho perso i sensi poi ho ripreso conoscenza. Mi sono tirato su come ho potuto, mi sono trascinato alla meglio fino a qui.
FRANCA: Eravate per davvero uno dei nostri?
NICOLA: I nostri chi?
ROBERTA: Ma l’arciduca e l’arciduchessa, che vedete dinnanzi a voi.
CARLO: Mai visto sul campo di battaglia il signore.
FRANCA: Come si chiamavano i vostri generali
GIANNI: non so
MATTEO: uscivo dall’osteria, un sergente a cavallo mi ha preso al laccio. E’ lui che mi ha ingaggiato.
NICOLA: Gli amici che erano con me non sono riusciti a scappare, hanno avuto fortuna,  ho cercato di resistere mi hanno picchiato, legato e condotto via.
CARLO: mi hanno messo in mano una spada. Toh non l’ho più!
GIANNI: E poi una pistola
MATTEO: guarda un po’, non ci sono più pallottole. Evidentemente ho sparato.
NICOLA: E poi eravamo tanti e là in una pianura ci hanno fatto gridare: Viva Glamiss e viva Candor.
FRANCA: stavi dunque con i nostri nemici, traditore!
ROBERTA: Non tagliategli la testa monsignore, se vi interessa avere notizie
CARLO: e poi hanno sparato su di noi
GIANNI: e noi abbiamo sparato su di loro
FRANCA: loro chi?
MATTEO: e poi ci hanno fatto prigionieri
NICOLA: e poi mi hanno detto: se vuoi conservare la testa sul collo, invece di vederla rotolare ai tuoi piedi, schierati con noi, adesso.
CARLO: e ci hanno fatto gridare Abbasso Candor, Abbasso Glamiss
GIANNI: e poi abbiamo sparato su di loro, e poi hanno sparato su di noi.
MATTEO sono stato colpito, pallottole, una lama, qui, nel fianco, poi non so più, sono caduto.
NICOLA: quando ho riaperto gli occhi la battaglia continuava in lontananza. C’erano soltanto montagne di morenti tutt’intorno. Allora ho camminato camminato come ho già detto.
CARLO: Ho male alla gamba destra
GIANNI: Ho male al braccio sinistro
MATTEO: Il sangue zampilla dal mio fianco
NICOLA e poi, eccomi qua… non posso dir altro…
TUTTI: Sanguino, sanguino sempre!
FRANCA: Da idioti simili non c’è granché da cavare!
CARLO: E’ tutto quello che posso dire. Non ne so di più.
FRANCA: Dei disertori…
GIANNI: Oh Signora, posso crepare da solo…crepare da solo, laggiù ai piedi di quell’albero. Quindi non stia a scomodarsi, non val la pena lavorare per niente.
GISELLA: Almeno è educato. E’ raro tra i soldati.
FRANCA: Lei resti qui per difendermi in caso di bisogno.  (A Gisella) Va’ presto prendi un cavallo e va al fronte e torna a riferirmi che cosa sta succedendo… ad ogni modo non è il caso che ti avvicini troppo…io intanto cercherò di guardare con il cannocchiale.
GRIDA DI TUTTI…
GAIA: Ma è sua altezza, l’arciduchessa, l’arciduchessa! Saluto umilmente vostra altezza. Che cosa cerca vostra altezza così vicina al campo di battaglia? Siamo molto felici e molto orgogliosi dell’interesse che vostra altezza manifesta per le vostre zuffe. Ma noi, che di nulla abbiamo paura, temiamo per vostra altezza.
GISELLA: mi manda Dancan, a prendere notizie. Vuol sapere a che punto siete e se avete vinto la guerra?
GAIA: comprendo la sua impazienza. Abbiamo vinto.
GISELLA: Bravo! Si alzi il mio caro Macbett.
BANCO: Non sono Macbett, sono Banco
GISELLA: Mi scusi, si alzi il mio caro Banco. Avete catturato il Barone Candor
GAIA: Naturalmente.
GISELLA: E il barone Glamiss?
VOCE DI PAOLO: Banco, Banco. Dove sei? Con chi parli?
GAIA: con sua altezza Lady Dancan, inviata in ricognizione dall’arciduca. Macbett la ragguaglierà lui sulla sorte di Glamiss.
VOCE DI PAOLO: Arrivo subito!
GAIA: Signora, la lascio con Macbett che le illustrerà la sorte riservata ai prigionieri e che le fornirà tutti i particolari che desidera.
VOCE DI PAOLO: Arrivo!
GAIA: Vostra maestà, mi scusi, vado a dar da mangiare ai miei uomini. Un buon generale è una mamma per i suoi soldati.
PAOLO: Eccomi! Eccomi! Signora il nostro amato sovrano può essere soddisfatto di noi. Candor è in mano nostra, Glamiss è accerchiato. Non ci può più scappare.
GISELLA: Lei è proprio il generale Macbett
PAOLO: Servitor vostro, ai suoi ordini altezza.
GISELLA: La ricordavo diverso. Non si rassomiglia molto.
PAOLO: Quando sono stanco, i miei tratti cambiano, e, in realtà, non assomiglio più a me stesso. Mi scambiano per il mio sosia. Qualche volta per quello di Banco.
GISELLA: lei deve stancarsi spesso e molto
PAOLO: la guerra non è un mestiere riposante. La guerra è la guerra. Sono i rischi del mestiere… bisogna correrli.
GISELLA: Vado a dare la buona notizia all’arciduca.
VOCE DI GAIA: Ogni pericolo è scongiurato
GISELLA: Arriva
PAOLO: Sua altezza l’arciduca
TUTTI GLI UOMINI: Sua altezza l’arciduca
VOCE DI GAIA: L’arciduca
GISELLA: Ecco l’arciduca
TESTA DI GAIA: L’arciduca
SOLDATO: L’arciduca
PAOLO: L’arciduca
GISELLA: Ecco l’arciduca
VOCE DI GAIA: L’arciduca
SOLDATO: L’arciduca
PAOLO: L’arciduca
GISELLA: Ecco l’arciduca
TESTA DI GAIA: L’arciduca
SOLDATO: L’arciduca
PAOLO: L’arciduca
GISELLA Ecco l’arciduca. La battaglia è finita.
PAOLO: Salve altezza!
TESTA DI GAIA: Salutiamo vostra altezza
SOLDATO: Salutiamo vostra altezza
PAOLO: Prosternandomi saluto vostra altezza
FRANCA: Abbiamo vinto?
PAOLO: Ogni pericolo è fugato
FRANCA: Avevo un peso sul cuore. Candor è stato giustiziato? Candor è stato giustiziato?
PAOLO: No mio buon sovrano però è nostro prigioniero
FRANCA: Che cosa aspettate ad ucciderlo?
PAOLO: L’ordine mio buon sovrano
FRANCA: Lo do che gli si tagli la testa, senza perder tempo. Che ne avete fatto di Glamiss? Gli avete strappato le membra?
PAOLO: No, mio buon sovrano. Ma è accerchiato. Stiamo per acciuffarlo. Non abbia paura, Monsignore.
FRANCA: Se è così, bravi e grazie!
PAOLO: siamo talmente felici ed orgogliosi di aver servito il nostro buon sovrano.
TESTA DI GAIA: abbiamo fatto soltanto il nostro dovere Monsignore.
FRANCA: Grazie miei cari generali. Innanzitutto a voi, grazie, miei valorosi soldati, bravi figli del popolo, che avete salvato la patria ed il mio trono. Molti di voi l’hanno fatto a prezzo della loro vita. Grazie ancora, a tutti voi, morti e sopravvissuti, che avete difeso il mio trono.
VOCE DI GAIA: Bravo!
FRANCA: Questi uomini se lo meritavano. I miei generali, amici, condivideranno ormai la mia gloria. E la nostra nobile sposa anche. Potete essere tutti fieri. E adesso, via libera alla giustizia ed ai castighi, Si faccia venire Candor, il prigioniero. Ma dov’è Banco?
PAOLO: Con il prigioniero.
FRANCA: Sarà lui il carnefice.
PAOLO (a parte): questo avrebbe dovuto toccare a me.
FRANCA: Lo voglio davanti a me, col ribelle. Vallo a chiamare.
FRANCA (a LAURA): Pagherai caro il prezzo della tua ribellione.
LAURA: Sarà caro! Non mi faccio illusioni. Ahimè, ho perso la guerra! La ragione del vincitore è sempre la migliore. Vae Victis! (A Paolo) SE tu avessi combattuto per me saresti stato ricompensato. Ti avrei fatto duca, Macbett. E anche tu, Banco, avrei fatto duca anche te. Sareste stati ricoperti di ricchezze e onore entrambi.
FRANCA (a LAURA): Non preoccuparti. Macbett sarà barone di Candor, erediterà tutte le sue terre e, se lo vorrà, tua moglie e tua figlia.
PAOLO (a FRANCA): Le sono fedele, Signore. Sono la fedeltà stessa. Sono naato fedele alla sua persona come il cavallo o il cane nascono fedeli ai loro padroni.
FRNACA (a GAIA): Non preoccuparti neppure tu e non essere geloso. Non appena Glamiss sarà catturato e decapitato, tu sarai barone di Glamiss, erede di tutti i suoi beni.
PAOLO (a FRANCA): La ringrazio, Monsignore.
GAIA (a FRANCA): La ringrazio, Monsignore.
PAOLO (a FRANCA): Noi le saremmo stati fedeli.
GAIA (a FRANCA): Noi le saremmo stati fedeli.
PAOLO: Anche senza ricompensa.
GAIA: Anche senza ricompensa.
PAOLO: Servirla ci basta.
GAIA: Servirla ci basta.
PAOLO: Ma la sua generosità appaga la nostra cupidigia.
GAIA: Noi la ringraziamo con tutto il cuore…
PAOLO e GAIA (all’unisono, uno estraendo la spada, l’altro brandendo l’ascia) …con tutta l’anima, che danneremmo volentieri per la Vostra Graziosa Altezza.
MATTEO: Cenciaiuolo, abiti, stracci! Cenciaiuolo, abiti, stracci!
FRANCA (a LAURA): Vedi come questi uomini mi sono devoti?
PAOLO e GAIA (a FRANCA): Ma lei è un buon sovrano, giusto e generoso.
MATTEO: ….iuolo, abiti, stracci!
LAURA: se fossi stato più forte, sarei diventato il vostro legittimo sovrano. Vinto, sono soltanto un vigliacco e un traditore. Perché non ho vinto la battaglia? La ruota della Storia non l’ha voluto. Di fatto è la storia ad aver ragione.
FRANCA (con voce dolce a GISELLA): Questo discorso è un po’ troppo lungo; non si annoia Signora? E’ giusto che i soldati che hanno servito Candor siano giustiziati dopo di lui. Non sono molto numerosi: centotrentasettemila non sono né tanti né pochi. Spicciamoci, dovremmo pur terminare prima di notte. Su, su. Cominciamo!
LAURA: Viva l’arciduca!
GAIA: Avanti, presto, presto, presto!
FRANCA (a PAOLO): Venga a sedersi, caro amico, accanto alla mia nobile sposa.
PAOLO: Sono turbato, Signora, di essere così vicino a lei.
GISELLA (contando): Quattro, cinque, sei, sette, diciasette, ventire, trentatre, trentatre, ah! Credo di averne saltato uno.
FRANCA (a PAOLO): Visto che bisogna parlare d’affari, parliamone, la faccio barone di Candor e il suo collega Banco, sarà barone di Glamiss non appena Glamiss, a sua volta, sarà stato giustiziato.
GISELLA: Centodiciassette, centodiciotto, che spettacolo commovente!
PAOLO: Sono grato a vostra altezza, Monsignore.
GISELLA: Trecento, è vorticoso! Novemilatrecento.
FRANCA (a PAOLO): Intendiamoci però bene.
PAOLO: Son tutt’orecchie, Monsignore.
FRANCA: Trattengo la metà delle terre di Candor, come tratterrò la metà di quelle di Glamiss, per annetterle alla corona.
GISELLA: Ventimila.
GAIA: Ringrazio vostra altezza.
FRANCA (a PAOLO): Avrete ancora entrambi qualche obbligo, qualche servitù, qualche tributo da pagarci.
ROBERTA: Glamiss è fuggito!
FRANCA: Preciseremo i particolari in un secondo tempo.
ROBERTA: Glamiss è fuggito!
FRANCA (a ROBERTA): Che cosa dici?
ROBERTA: Glamiss è fuggito! Una parte dell’esercito ha potuto raggiungerlo.
GAIA: Come ha potuto fuggire? Era accerchiato. Era prigioniero. Ha avuto dei complici.
FRANCA: Ah!
GISELLA: Ah!
FRANCA (a GAIA): Sia colpa sua o dei suoi subalterni, non sarà barone di Glamiss, né possessore della metà delle terre, prima di avermi portato Glamiss, vivo o morto, mani e piedi legati.
FRANCA: (a ROBERTA): Tu avrai la testa mozzata per averci recato una notizia così diastrosa!
ROBERTA: Io non ne posso niente!
FRANCA: Non facciamola lunga Signora.
GISELLA: Avrei voluto vedere il seguito.
VOCE DI FRANCA (a GAIA): Voglio Glamiss entro domani.
GAIA: Tutto da rifare. Accidenti… Che disastro!
PAOLO: Accidenti… Che disastro!
GAIA: Accidenti… Che disastro!
PAOLO: Accidenti… Che disastro!
PAOLO: Che tempesta, Banco! E’ spaventoso. SI direbbe che gli alberi cerchino di estirparsi dalla terra con tutte le loro radici. Purché non cadano sulle nostre teste.
GAIA: La locanda più vicina è a dieci chilometri, E non abbiamo neppure un cavallo.
PAOLO: La mania delle passeggiate a piedi ci ha preso un po’ la mano.
GAIA: E l’uragano ci è caduto tra capo e collo.
PAOLO: E dire che non siamo qui per parlare del bel tempo e della pioggia.
GAIA: Vado a veder se per caso sulla strada non passa un carro col tendone: potremmo farci caricare.
PAOLO: L’aspetto qui.
MICHELA: Salve Macbett Barone di Candor
PAOLO: Mi ha spaventato, non pensavo ci fosse qualcuno. E’ solo una vecchia. Mi sembra una strega.  Come fai a saper già che sono Barone di Candor? La notizia è già arrivata nella foresta? Vento e tempesta l’hanno forse già riecheggiata?
GIOVANNA: Salve Macbett Barone di Glamiss
PAOLO: Barone di Glamiss? Glamiss è mica morto. D’altronde è a Banco che Dancan ha promesso titolo e terre. Toh ce n’è un’altra
CLAUDIA: Glamiss è morto. E’ appena annegato, col suo cavallo, travolto dalla piena.
PAOLO: Ma che scherzo è questo? Vi farò tagliare la lingua a tutte, vecchie streghe che non siete altro.
LAURA: Cavalier Macbett, Dancan è molto scontento di Banco che si è lasciato sfuggire Glamiss
PAOLO: Come fate a saperlo?
GIOVANNA: Ha in mente di sfruttare l’errore. Da  a te il titolo promesso a Banco e riserva le terre al trono.
PAOLO: Dancan è leale. Quando promette, mantiene.
MICHELA: Sarai Arciduca, sovrano del paese.
PAOLO: Tu menti. Non sono ambizioso o meglio ho una sola ambizione: servire il mio sovrano.
LAURA: Sarai tu il sovrano. Sei predestinato. Vedo una stella sulla tua fronte
PAOLO: Anzitutto non è possibile. Dancan ha un figlio, Macol che studia a Cartagine, è l’erede naturale e legittimo del trono.
CLAUDIA: Se non è che per questo, ne ha anche un altro, in procinto di conseguire il diploma superiore a Ragusa, dove ha studiato economia e scienza della navigazione. Si chiama Donalban.
PAOLO: Non ho mai sentito parlare di questo Donalban
MICHELA: non affaticarti a ricordarne il nome Cavaliere Macbett, non ne vale la pena, non avremo occasione di riparlare di lui.
PAOLO: basta con queste fandonie. A morte Streghe. Creature infernali.  Le ho viste, no le ho udite, si sono trasformate in pioggia e tempesta. Sono diventate radici d’alberi.
TUTTE: Non sono vento, non sono un sogno, Macbett, bel cavaliere. Tornerò presto, toccherai con mano il mio potere e il mio fascino.
PAOLO:  roba da matti… ma quella voce a me sembra di conoscerla. Voce, hai un copro? Un volto? Dove sei?
TUTTE Sono vicina, vicinissima e sono lontana. Arrivederci Macbett.
PAOLO: Rabbrividisco. E’ il freddo? La pioggia che mi entra nelle ossa? La paura? L’orrore? O forse la misteriosa nostalgia che quella voce risveglia in me? Sono già vittima dell’incantesimo? Via, erano soltanto cinque disgustose streghe. Banco, banco, ma dov’è finito? Ha trovato un carro? Dove sei? Banco, Banco!
LAURA: Ecco Banco che arriva
GIOVANNA: Quando Macbett e Banco non sono insieme, si corron dietro. Oppure si cercano.
GAIA Macbett! Macbett! Macbett! Ho trovato il carro. Sono completamente inzuppato. Per fortuna piove meno.
TUTTE: Banco
GAIA: Ho l’impressione che mi chiami avrebbe dovuto aspettarmi qui. Ha perso la pazienza.
TUTTE: Banco! Banco!
GAIA: Sono qua, Macbett, tu dove sei?
TUTTE: Banco! Banco!
GAIA: Vengo! Ma tu dove sei?
TUTTE: Banco!
GAIA: Dove sei? Guidami
TUTTE: Banco!
CLAUDIA: Banco!
GAIA: Ma è proprio Macbett che mi chiama?
MICHELA: Banco!
GAIA: Ma non è la voce di Macbett. Che significa questa farsa?
GUIOVANNA: Salve Cavalier Banco, compagno di Macbett
LAURA: Salve Generale Banco
GAIA: Chi siete? Schifose creature…che cosa volete da me? Se non aveste l’aria di essere delle speci di donne, potreste già contemplare le vostre teste giacere in terra, sotto i vostri occhi, per esservi burlate di me.
MICHELA: Non si arrabbi, generale  Banco
GAIA: come fate a conoscere il mio nome
CLAUDIA Salve Banco destinato a non essere barone di Glamiss
GAIA Come fate a sapere che dovrei esserlo? Come fate a sapere che non lo sarò? La notizia è già arrivata nella foresta? Vento e tempesta fanno eco alle parole di Dancan?  Come potete essere sicure di conoscere le sue intenzioni, se non le ha confidate a nessuno? D’altronde non posso essere Barone di Glamiss, dal momento che Glamiss è ancora vivo.
LAURA: Glamiss è annegato col cavallo, travolto dalla piena
GAIA: che scherzo è questo? Vi taglierò la lingua a tutte, brutte streghe che non siete altro!
GIOVANNA Cavalier Banco, Dancan è molto scontento di te che ti sei lasciato sfuggire Glamiss.
GAIA Come fate a saperlo
MICHELA Hai in mente di sfruttare il tuo errore per arricchirsi ulteriormente. Darà il titolo di barone di Glamiss a Macbett, ma annetterà tutte le terre al trono.
GAIA Anche dal solo titolo sarei onorato. Per quale motivo Dancan dovrebbe privarmene? No, Dancan è leale. Ciò che ha promesso manterrà. Per qual motivo dovrebbe dare il titolo a Macbett? Perché punirmi? Perché a Macbett tutti i favori e tutti i privilegi?
CLAUDIA Macbett è il tuo rivale, il tuo rivale fortunato
GAIA E’ un compagno. Un amico. Un fratello. E’ leale
TUTTE Dice che è leale! Dice che è leale!
GAIA Ho capito chi siete mostruose creature! Vecchie streghe immonde! Siete spie mandate dai nemici di Dancan, il nostro amato e leale sovrano!
LAURA Macbett sarà sovrano! Prenderà il posto di Dancan
TUTTE Salirà sul trono.
GAIA Dove siete, zingare maledette? .  Le ho viste, no le ho udite, si sono trasformate in pioggia e tempesta. Sono diventate radici d’alberi. Ma era un’allucinazione? Macbett! Macbett!
TUTTE Banco, ascoltami, ascoltami. Ascoltami bene: tu non sarai sovrano. MA tu sarai più grande di Macbett. Più grande di Macbett. Sarai l’antenato di una schiatta di principi che regneranno per mille anni sul nostro paese. Tu sarai più grande di Macbett, padre, nonno, avo di re.
GAIA: roba da matti… quella voce mi sembra di conoscerla! Voce hai un corpo? Un volto? Dove sei?
TUTTE: sono vicinissima e sono lontana, ma mi rivedrai. E sperimenterai il mio potere e il mio fascino. A presto, Banco.
GAIA: Rabbrividisco. E’ il freddo? La pioggia che mi entra nelle ossa? La paura? L’orrore? Che cos’è la misteriosa nostalgia risvegliata in me da quella voce? Che cosa mi ricorda quella voce? Sono già vittima dell’incantesimo? Via, erano soltanto cinque disgustose streghe. Spie, intriganti, bugiarde. Padre di re io? Forse che il mio amato sovrano non ha figli? Non pensiamoci più.
VOCE DI PAOLO: Banco! Banco!
GAIA: E’ la voce di Macbett! Macbett, ah, finalmente Macbett!
VOCE DI PAOLO: Banco!
GAIA: Macbett!
GAIA: Non finirà così. La strega ha detto la verità. Come ha avuto la notizia? Chi può averla informata a corte? Che disponga di poteri soprannaturali? Un ufficiale dell’arciduca mi ha recato adesso l’annuncio della morte di Glamiss, e quella della mia spogliazione. Macbett avrà intrigato per ottenere il titolo? Duncan sarebbe ingrato al punto di irridere i miei sforzi e i rischi che ho corso, i pericoli che ho affrontato per difenderlo e salvarlo? No no conosco troppo Macbett per dubitare della sua lealtà e della sua virtù. LA decisione di Duncan è certamente dello stesso Duncan. Non gli è stata ispirata da nessuno. Essa lo smaschera. Macbett non deve saperne ancora niente. Quando sarà rifiuterà. Vorrei proprio vederle. Non le vedo. Eppure erano lì.
VOCE DI PAOLO: Banco! Banco! Banco!
PAOLO: Dove si è potuto cacciare quell’animale? Eppure mi avevano segnalata la sua presenza da queste parti? Vorrei parlargli. Un messo dell’arciduca mi ha convocato a corte. Il sovrano mi ha informato della morte di Glamiss e del fatto che ereditavo il titolo senza le terre. Esattamente come avevano detto le streghe. Ho tentato di dire a Duncan che non potevo spogliare Banco a mio vantaggio. Ho cercato di dirgli che siamo troppo amici e che Banco non ha colpe. Non ha voluto sentir ragione. Se accetto il titolo rischio di perdere l’amicizia del mio buon Banco. Se lo rifiuto, offendo l’arciduca. Ho il diritto di disubbidirgli? Debbo spiegare a Banco…insomma Barone di Glamiss è poi solo un titolo, mica la ricchezza, visto che Duncan annette le terre di Glamiss alla corona. A vero dire, vorrei vedere Banco, ma vorrei anche aspettare un momento. La mia situazione è imbarazzante. Come hanno fatto le streghe a sapere? LE altre cose che hanno predetto si compiranno?
GAIA: Dove sono finite quelle streghe? Mi hanno predetto la morte di Glamiss: si è verificata? Mi hanno predetto che sarei stato privato del titolo di barone di Glamiss, che mi toccava per diritto! Mi hanno predetto che sarei stato antenato di un’intera schiatta di principi e di re, come hanno fatto a saperlo, le streghe? Ciò che hanno predetto sull’avvenire della mia specie si compirà come il resto?
TUTTE: Macbett, volevi vedermi? Ti saluto, Macbett.
PAOLO: Eri là, maledetta!
MICHELA: Ho risposto al tuo richiamo. TI ho udito, Ascolto i pensieri non meno di quanto li legga.
CLAUDIA: So che cosa pensi adesso, tutto ciò che hai pensato sottovoce.
LAURA: Vorresti convincerti che solo per ridere desideravi incontrarmi. Hai confessato a te stesso di aver paura.
GIOVANNA: Un po’ di coraggio, diavolo, mio capitano. Che cosa vuoi che ti riveli?
PAOLO: Dovresti saperelo meglio di me, a quanto dici.
MICHELA; Ci sono cose che conosco, ma non conosco tutto.
GIOVANNA: Anche la nostra scienza è limitata. Ma leggo sufficientemente in te per sapere che l’ambizione sta germogliando nel tuo cuore a tua insaputa e a dispetto di tutte le spiegazioni che cerchi di darti – e che sono false e nient’altro che maschere.
PAOLO: Io desidero una sola cosa: servire il mio sovrano.
LAURA: Che commedia stai recitendo!
PAOLO: Se vuoi farmi credere che io sono quello che non sono, non ci riuscirai!
MICHELA: Se tu non gli servissi, lui vorrebbe la tua morte.
PAOLO: E’ padrone della  mia vita.
CLAUDIA: Sei soltanto uno strumento per lui. Hai pur visto come ti ha lanciato contro Candor e Glamiss.
PAOLO: Aveva ragione, erano ribelli.
LAURA: Si è preso tutte le terre di Glamiss e metà di quelle di Candor.
PAOLO: Tutto appartiene al sovrano. Il sovrano e tutto ciò che possiede è nostro. Amministra per tutti noi.
MICHELA: Fa tenere la contabilità ai suoi servi.
GIOVANNA: Ih, ih, ih, ih!
PAOLO: E quella di dove sbuca?
LAURA: Non a tenere in mano una scure. Non sa servirsi di una falce.
PAOLO: Che ne sai tu?
GIOVANNA: Manda gli altri a combattere, ma non sa combattere.
MICHELA: Avrebbe troppa paura.
LAURA: Prende le donne degli altri.
CLAUDIA: Ance le donne fanno parte del dominio pubblico, cioè del principe?
MICHELA: Non sa servire, ma farsi servire.
PAOLO: Non sono qui per ascoltare le vostre menzogne e le vostre calunnie.
LAURA: Se non sappiamo altro, perché ci hai cercato?
PAOLO: Me lo domando anche io. E’ stato un errore.
MICHELA: E allora vattene Macbett.
GIOVANNA: Se queste non cose t’interessano…
CLAUDIA: Vedo che esiti, allora resti.
GIOVANNA: Se preferisci…
LAURA: Se ti è più comodo…
CLAUDIA: Possiamo scomparire noi.
PAOLO: Rimanete ancora, figlie di Satana, voglio sapere di più.
MICHELA: Cerca di padroneggiarti. Non perdere il controllo.
LAURA: Getta nella spazzatura gli strumenti di cui si è servito. Tu l’hai servito anche troppo.
GIOVANNA: Disprezza i suoi fedeli.
CLAUDIA: Li considera vigliacchi.
GIOVANNA: O imbecilli.
CLAUDIA: Rispetta quegli che gli resistono.
PAOLO: Li combatte anche. Ha vinto Candor e Glamiss, i ribelli.
MICHELA: Li ha vinti Macbett, ma non lui!
GIOVANNA: Glamiss e Candor erano stati suoi fedeli servitori e generali prima di te.
LAURA: Detestava la loro indipendenza.
CLAUDIA: Si è ripreso ciò che aveva dato loro.
GIOVANNA: Bell’esempio di generosità!
LAURA: Glamiss e Candor erano fieri.
MICHELA: E nobili. Duncan non poteva sopportarlo.
LAURA: E coraggiosi.
PAOLO: Non farò la fine di un Glamiss. Né di un Candor. Non c’è un Macbett per vincermi.
MICHELA: Cominci a capire.
GIOVANNA: Ih, ih ih, ih!
CLAUDIA: Se non fai attenzione, aspetterà quanto basta. E poi finirà per trovarne un altro, Macbett.
PAOLO: Non sono venuto meno all’onore. Ho obbedito il mio sovrano. Questa legge ci viene dal cielo.
MICHELA: Sei venuto meno all’onore combattendo i tuoi pari.
LAURA: Ma la loro morte tu potrà essere utile.
GIOVANNA: Si sarebbe servito di loro contro di te.
TUTTE: non ci sono più ostacoli tra te e il trono. Tu desideri il trono, confessalo.
PAOLO: No.
TUTTE: Non nasconderlo. Sei degno di regnare. Sei nato per questo, è scritto nelle stelle.
PAOLO: Mi attirate sulla strada sdrucciolevole della tentazione. Chi siete e qual è il vostro scopo? Stavo per cadere nei vostri lacci, Ma riprendo il controllo di me stesso. Via!
MICHELA: Siamo qui per aprirti gli occhi.
LAURA: Solo per aiutarti.
CLAUIDA: Non vogliamo che il tuo bene.
GIOVANNA: E il trionfo della giustizia.
LAURA Il trionfo della vera giustizia.
PAOLO: Tutto questo mi sembra piuttosto strano.
GIOVANNA: Ih, ih, ih, ih!
PAOLO: E’ veramente il mio bene che cercate? A questo punto vi sta a cuore la giustizia? Vecchie befane, mostri brutti più del peccato, ciniche vecchiacce, sacrifichereste la vostra vita per la mia felicità, non è vero? Ah, ah, ah!
GIOVANNA: Ma sì: ih, ih, ih, ma sì!
MICHELA: Perché ti amiamo, Macbett.
GISELLA: Perché lei ti ama. Quanto il paese, la gisutizia, la felicità del popolo. Per dare una mano ai poveri. Per far regnare la pace in questo paese che ha tanto sofferto.
PAOLO: Mi sembra di conoscere questa voce.
TUTTE: Tu mi conosci Macbett,
PAOLO: Per l’ultima volta, vi ordino di dirmi chi siete, se no vi taglio la gola.
CLAUDIA: Lo saprai Macbett, guarda bene: spalanca gli occhi, spalanca le orecchie.
TUTTE: Quis, quid, ubi…quibus auxilii, cur, quomodo, quando. Felix qui potuit regni cognoscere causas. Fiat lux hic et nunc et fiat voluntas tua. Ad augusta per angusta, ad augusta per angusta. Alter ego surge, alter ego surge. Ante, apud, ad, adversus. Circum, circa, citra, cis. Contra, erga, extra, infra.  Inter, intra, juxta, ob. Penes, pone, post et praeter… Prope, propter, per, secundum… Supra, versus, ultra, trans… Video meliora, deteriora, sequor. Video meliora, deteriora, sequor. Video meliora, deteriora, sequor. Video meliora, deteriora, sequor. Video meliora, deteriora, sequor. Video meliora, deteriora, sequor. Video meliora, deteriora, sequor.
PAOLO: Oh Maestà. Mirabile visu! Oh Signora! Vorrei essere vostro schiavo.
GISELLA: Sta a te che sia, io, la tua schiava. Lo vuoi? Ecco lo strumento della tua ambizione e della nostra ascesa. Prendilo, se lo vuoi, se mi vuoi. Ma agisci con decisione. Aiutati, che l’inferno ti aiuterà. Guarda in te stesso, guarda come cresce il desiderio, come l’ambizione segreta si manifesta e ti infiamma. E’ questo il pugnale con cui ucciderai Duncan. Prenderai il suo posto accanto a me. Sarò la tua amante. Sarai il  mio re. Un’indelebile macchia di sangue si stamperà su questa lama affinché tu possa ricordare il tuo successo ed essere incoraggiato a compiere altre imprese più grandi ancora, imprese che affronteremo, uniti in un’unica apoteosi di gloria.
PAOLO: Signora…Maestà… o o meglio mia sirena…
GISELLA Esisti ancora Macbett?
PAOLO: Signora, come dire, certi scrupoli… Siete proprio convinta che noi…
GISELLA: So che sei valoroso. Anche i valorosi possono avere qualche debolezza, qualche viltà. Soprattutto se soffrono del senso di colpa, malattia mortale. Non hai mai esitato ad uccidere quanto era un altro ad ordinartelo. Adesso la paura potrebbe sopraffarti. Scarica tutto su di me, Posso assicurarti e prometterti che non sarai mai vinto da nessun uomo e da nessuna donna, il tuo esercito non sarà vinto da nessun esercito, salvo che la foresta diventi esercito e marci contro di te.
DAMA di COMPAGNIA: Omnia vincit amor.
ROBERTA: Sua Altezza è stanca. Sua Altezza non può riceverla.
GAIA: Monsignore conosce il motivo della mia visita?
ROBERTA: Gli ho spiegato ogni cosa. Dice che l’affare è chiuso. Ha dato il titolo di barone di Glamiss a Macbett. Non può riprenderglielo. Ha una parola sola.
GAIA: Insomma, però…
ROBERTA: E’ così.
GAIA: Sa che Glamiss è morto? Che è annegato?
ROBERTA: Gli ho fatto la commissione. D’altronde era già al corrente della cosa. Lady Duncan l’aveva saputo da una dama di compagnia.
GAIA: Quindi è chiaro, deve darmi la ricompensa promessa. Il titolo o le terre, se non l’uno e l’altro.
ROBERTA: Che posso farci io? Non è affar mio…
GAIA: Ma non è ammissibile! Non si può fare una cosa simile a me!
FRANCA (a GAIA): Che c’è da gridare tanto?
GAIA: Monsignore…
FRANCA: Non mi va che mi si disturbi. Che cos’altro vuole?
GAIA: Lei non mi aveva forse detto che una volta catturato Glamiss, vivo o morto, sarei stato ricompensato?
FRANCA: Vivo o morto. Glamiss dov’è? Io non lo vedo.
GAIA: Lei sa perfettamente che è annegato.
FRANCA: Non ho prove, Sono soltanto voci. Mi porti il cadavere.
GAIA: Il cadavere, gonfio, se lo son portato via le acque: dal torrente al fiume, dal fiume al mare.
FRANCA: Vada a cercarlo. Prenda una nave.
GAIA: Gli squali l’hanno divorato.
FRANCA: Prenda un grosso coltello e frughi nel ventre dello squalo.
GAIA: Non è stato mangiato da un solo squalo.
FRANCA: Frughi in più di un ventre.
GAIA: Ho rischiato la vita per difenderla dai ribelli.
FRANCA: Però non l’ha persa.
GAIA: Ho massacrato i suoi nemici.
FRANCA: Ha avuto questa fortuna.
GAIA: Avrei potuto tirarmi indietro.
FRANCA: Non l’ha fatto.
GAIA: Suvvia Signore, veda…
FRANCA: Io non vedo niente, non voglio vedere niente, non vedo Glamiss, il “corpus delictus”.
GAIA: La morte di Glamiss è di pubblico dominio. Lei ha dato il titolo a Macbett.
FRANCA: Mi sta chiedendo dei conti?
GAIA: E’ un’ingiustizia.
FRANCA: Il giudice sono io. Troveremo altri baroni ribelli da espropriare. Qualcosa anche per lei ci sarà in avvenire.
GAIA: Monsignore, non posso più crederle.
FRANCA: Ha il coraggio di insultarmi?
GAIA: Ah, mio Dio!…
GAIA (a ROBERTA) Accompagna il signore alla porta.
ROBERTA: Fuori!
FRANCA: Non so che cosa mi sia preso. Avrei dovuto farlo barone. Ma voleva anche le ricchezze. E le ricchezze spettano di diritto alla corona. Bisognerà fare attenzione. Molta attenzione.
ROBERTA: Capisco Signore. (portando la mano alla spada)
FRANCA: No, no, non tanto in fretta. Non subito. Poi. SE diventerà pericoloso…
ROBERTA: Sì Signore, ai suoi ordini Signore.
FRANCA: Anche tu ad ambizione non stai male, non è vero? Ti piacerebbe che incamerassi anche titoli e ricchezze di Macbett e che te ne cedessi almeno una parte?
ROBERTA: Si, Signore. Ai suoi ordini Signore.
FRANCA: Anche Macbett diventa pericoloso, molto pericoloso. Probabilmente vorrebbe sedersi sul trono al posto mio, no? Bisogna fare attenzione con quella gente. Non mi stupirei che Macbett avesse messo gli occhi persino su mia moglie. E tu vorresti che ti prestassi mia moglie?
ROBERTA: Oh, no, Signore.
FRANCA: Non ti piace proprio?
ROBERTA: E’ bellissima, Signore. Ma l’onore, il suo onore prima di tutto.
FRANCA: Tu sei un duro. Ti ringrazio. TI ricompenserò.
ROBERTA: Ai suoi ordini, Signore.
PAOLO: No, glielo dico apertamente. Pensavo che Lady Duncan fosse una donna frivola. Mi sbagliavo.
GAIA: Ha un bel pugnale!
PAOLO: Me lo ha regalato lei. Il suo matrimonio non è felice. Duncan è duro, la maltratta. E questo la fa solo molto soffrire. Lingi da me l’idea di calunniare il re o di sparlarne.
GAIA: E’ ovvio.
PAOLO: L’arciduca è molto buono, molto leale e… generoso. Lei sa come io sia attaccato alla sua persona.
GAIA: E io no?
PAOLO: In una parola, è un monarca perfetto.
GAIA: Quasi perfetto.
PAOLO: Nella misura, evidentemente, in cui la perfezione è possibile al mondo.
GAIA: Bisogna pur campare, guadagnarsi la vita.
PAOLO: Questo Duncan lo capisce benissimo,
GAIA: Verso di lei, mio caro, è molto comprensivo. Non ha lesinato.
PAOLO: Io non ho sollecitato nulla. Ha pagato.
GAIA: Io invece non sono stato pagato affatto. Come lei sa. Si è preso le terre e le ha dato il titolo di barone di Glamiss.
PAOLO: Talvolta è distratto.
GAIA: Questo è vero, lo riconosco.
PAOLO: Lady Duncan ed io potremmo consigliarli…per esempio di prenderla come consigliere.
GAIA: Lady Duncan è al corrente?
PAOLO: Pensa molto a lei. E’ dispiaciuta per la sbadataggine dell’arciduca. Siamo intervenuti tutti e due.
GAIA: Se i vostri tentativi sono stati vani, a che pro tentare di nuovo?
PAOLO: Utilizzeremo altri argomenti. Un po’ più pesanti. Forse capirà. Se no… tenteremo ancora. Con argomenti ancor più forti.
GAIA: Duncan è testardo.
PAOLO: Molto testardo. Testardo… Testardo come un asino. Ma è possibile spuntarla, se lo si vuole con forza.
GAIA: Sì, con forza.
PAOLO: Mi ha dato delle terre, è vero. Ma si è riservato il diritto di caccia sulle mie proprietà.
GAIA: Ho combattuto per lui, lei lo sa, alla testa del mio esercito personale. Adesso vuole incorporarlo nel suo esercito personale. I miei uomini: così potrebbe addirittura lanciarli contro di me.
PAOLO: E anche contro di me.
GAIA: Non si è mai visto nulla di simile.
PAOLO: Mai, dopo che i miei avi…
GAIA: E anche i miei.
PAOLO: Col grasso dei nostri volatili.
GAIA: Delle nostre pecore.
PAOLO: Dei nostri porci.
GAIA: Porco! Diecimila volatili, diecimila cavalli, diecimila giovani… Che cosa se ne fa? Non può mica mangiare tutto. Il resto va a male.
PAOLO: E mille ragazze.
GAIA: Sappiamo fin troppo bene cosa se ne fa. Il mio onore…
PAOLO: La mia gloria…
GAIA: I miei diritti aviti…
PAOLO: I miei beni…
GAIA: Il diritto ad accrescere le nostre ricchezze.
PAOLO: L’autonomia.
GAIA: Unico padrone a casa mia.
PAOLO: Bisogna estrometterlo.
GAIA: Estrometterlo da ogni parte. Abbasso Duncan!
PAOLO: Abbasso Duncan!
GAIA: Bisogna abbatterlo.
PAOLO: Stavo per proporglielo io… Ci divideremo il regno. Ognuno avrà la sua parte, io prenderò il trono. Sarò il suo sovrano. Lei sarà il mio vizir.
GAIA: Il primo dopo di lei.
PAOLO: Il terzo. Giacché ciò che stiamo per fare non è facile. Abbiamo bisogno di aiuto. C’è una terza persona nel complotto: Lady Duncan.
GAIA: Se è così… D’accordo! E’ una fortuna.
PAOLO: Ella è indispensabile.
GAIA: Signora!… Che sorpresa!
PAOLO: E’ la mia fidanzata.
GAIA: La futura Lady Macbett? Capperi… Vivissime felicitazioni.
GISELLA: Per la vita, per la morte!
I TRE INSIEME: Giuriamo di uccidere il tiranno!
PAOLO: L’usurpatore.
GAIA: Abbasso il dittatore.
GISELLA: Il despota.
PAOLO: Non è che un miscredente.
GAIA: Un orco.
GISELLA: Un asino.
PAOLO: Un’oca.
GAIA: Un pidocchio.
GISELLA: Giuriamo di sterminarlo.
I TRE INSIEM: Noi giuriamo di sterminarlo.
ROBERTA: Monsignore, come ogni primo del mese, oggi gli scrofolosi, i flemmonosi, i tisici, gli isterici vengono per essere guariti da voi che ne avete il potere per dono e grazia divina.
CARLO: Salve, Monsignore.
FRANCA: Salve, monaco.
CARLO: Che Dio sia con voi.
FRANCA: Che Dio sia con te.
CARLO: Dio vi protegga. In nome di Nostro Signore onnipotente, ti confermo nei tuoi poteri sovrani.
FRANCA: Che Nostro Signore me ne renda degno.
CARLO: Che il Signore stenda su di te la sua protezione e che nulla ti colpisca sinché indossi questo manto.
FRANCA: Domine non sum dignus.
CARLO: Copus Christi
FRANCA: Amen.
CARLO: Ti rinnovello la facoltà di guarire gli infermi che Nostro Signore ti trasmette attraverso di me, suo indegno servo. Che Nostro Signore guarisca le nostre anime come guarisce le malattie della nostra povera carne. Che egli ci liberi dalla gelosia, dall’orgoglio, dalla lussuria, dai malsani desideri di potenza e che riveli ai nostri occhi la vanità dei beni del mondo.
FRANCA: Ascoltaci, Signore.
ROBERTA: Ascoltaci, Signore.
CARLO: Signore, ascoltaci. Che l’odio e la collera si disperdano come fumo al vento che l’ordine umano subentri all’ordine naturale nel quale imperversano sofferenza e spirito di distruzione. Che l’amore e la pace siano sciolti dalle catene e che siano incatenate le forze del male, che la gioia rifulga nella luce celeste, che la luce ci inondi e che in essa ci sia concesso tuffarci. Così sia.
FRANCA e ROBERTA: Così sia.
CARLO: Ecco lo scettro – che io benedico – con il quale toccherai gli infermi.
FRANCA: Che si facciano entrare i malati. Avvicinati a me. Avvicinati ancora. Non avere paura.
NICOLA: Grazie, Monsignore. Arrivo di lontano. Anito un paese che è di là degli oceani. Po c’è un continente, poi ci sono sette paesi da attraversare, dopo c’è un altro mare, dopo ci sono le montagne. Io abito lì, ai piedi, sull’altro versante, in una valle cupa ed umida. L’umidità ha rosicchiato le mie ossa, sono pieno di scrofolosi e di tumori e di pustole che sgocciolano dappertutto. Il mio corpo è una sola piaga vivente. Puzzo. I miei figli e mia moglie mi cacciano. Mi salvi. Signore. Mi guarisca.
FRANCA: Guarirai. Credi in me. Abbi fede. In nome di Nostro Signore, in virtù del dono e della forza di cui oggi sono investito, ti assolvo dal delitto che hai commesso e che ha insozzato la tua anima ed il tuo corpo. Che la tua anima sia pura come l’acqua limpida, come il cielo il giorno della creazione. (A MATTEO) Di che male soffri?
MATTEO: Monsignore, non posso né vivere né morire. Non posso restare seduto, non posso restare coricato, né in piedi senza muovere, o correre. Ho scottature e pruriti dalla testa alla pianta dei piedi. Non riesco a stare né in casa né in strada. L’universo è per me una prigione, una galera. Guardare il mondo mi fa soffrire. Non posso sopportare la luce, non posso sopportare le tenebre, provo disgusto per il prossimo e ho paura della solitudine. Distolgo gli occhi dagli alberi e dalle greggi, dai cani e dall’erba, dalle stelle e dalle pietre. Non ho mai un attimo di felicità. Vorrei poter piangere Monsignore, e conoscere la gioia.
FRANCA: Dimentica di esistere. Pensa sempre ad essere. Te lo ordino. Obbedisci.
ROBERTA: Avanti un altro!
GIANNI… un quarto malato….
FRANCA (a GAIA): Tu? Voi, Signora? Assassini!
GAIA (a FRANCA): Assassino!
PAOLO (a FRANCA): Assassino!
GISELLA (a FRANCA): Assassino!
FRANCA (a GISELLA): Assassina!
PAOLO: Assassino!
FRANCA: Assassino!
GAIA (a FRANCA): Assassino!
FRANCA (a PAOLO): Assassino! Assassini!
I TRE (a FRANCA) Assassino!
FRANCA: Assassini!
GAIA: Assassino!
PAOLO: Assassino!
GISELLA: Assassino!
FRANCA: Assassini!
GISELLA: Dopo tutto era mio marito. Morto rassomiglia a mi padre. Non amavo mio padre.
PAOLO: Signora…
GISELLA: La ringrazio per avermi accompagnata fino ai miei appartamenti. Voglio riposarmi. Dopo tante fatiche e strapazzi.
PAOLO: Riposi, Signora, se l’è guadagnato. Verrà a prenderla domani alle dieci per la cerimonia nuziale.
GISELLA: A domani, Macbett.
MATTEO: Tutto è pronto per la cerimonia ed il banchetto.
GIANNI: Ci saranno vini italiani e di Samo
CARLO: Continuano ad arrivare dozzine di bottiglie di birra
NICOLA: E di gin.
MATTEO: Buoi.
GIANNI: Branchi di cervi.
CARLO: E caprioli da spiedo.
NICOLA: Sono stati cacciati in Francia nelle foreste delle Ardenne.
MATTEO: I pescatori, a rischio della vita, hanno catturati gli squali perché ne sian mangiate le pinne.
GIANNI: Per insalate e piatti freddi sarà usato l’olio di una balena strappata ai flutti.
CARLO: Pastis di Marsiglia.
NICOLA: Vodka degli urali.
MATTEO: Un frittata gigante di centotrentamila uova.
GIANNI: Alì porta il babà.
CARLO: L’Africa manda le arance siciliane.
NICOLA: Una festa come non se ne erano mai viste.
MATTEO: Pasticceria viennese.
GIANNI: Vino a fiumi come nei torrenti.
CARLO: Musica di dodici orchestre tzigane.
NICOLA: Sarà meglio che a Natale.
MATTEO: Mille volte meglio.
GIANNI: Ogni abitante avrà duecentoquarantasette budini.
CARLO: Un barile di mostarda.
NICOLA: Salsicce di Francoforte.
MATTEO: Crauti.
GIANNI: E per di più birra.
CARLO: Vino.
NICOLA: Gin.
MATTEO: Solo a pensarci mi ubriaco.
GIANNI: A me scoppia la pancia.
CARLO: E a me parte il fegato.
NICOLA e CARLO: Viva Macbett e la sua sposa!
PAOLO: To’ ecco Banco. Che viene a fare qui, da solo? Nascondiamoci per ascoltare cosa dirà.
GAIA: E così Macbett sarà re. Barone di Candor, barone di Glamiss, poi sovrano. Ad una ad una le predizioni delle streghe si sono realizzate nell’ordine annunciato. Non avevano predetto l’uccisione di Dancan, alla quale ho collaborato, ma come avrebbe fatto Macbett a diventare capo dello Stato senza la morte di Dancan. Le previsioni non parlavano neppure del fatto che Lady Dancan sarebbe diventata Lady Macbett. Resta che Macbett ha tutto. Ed io niente. Non sarò né arciduca, né re – le streghe hanno parlato chiaro. Esse però mi hanno detto che sarò capostipite di una schiatta di principi, di re, di presidenti della repubblica, di dittatori. Ma io non ho ancora né figlie né figli. Farò in modo di impedire a Macbett di regnare a modo suo, sarò la sua Eminenza grigia. E chissà, le streghe potrebbero anche rivedere la loro predizione. Perché no, forse potrei un giorno regnare io stesso, in prima persona.
PAOLO: Ho sentito tutto, traditore. Così mi ringrazi della promessa che ti ho fatto di nominarti vizir del principato? Non sapevo che mia moglie e le sue dame gli avessero predetto una progenie di re. E’ strano che non me ne abbiano parlato. Preoccupante che me l’abbiano nascosto. Di chi han voluto prendersi giuco? Di Banco o di me? A che scopo? Banco padre di una schiatta di re? Avrei dunque ucciso Dancan il mio sovrano , a vantaggio di un altro? Sterminiamo in germe le posterità di Banco, in altre parole Banco stesso.
VOCE DI GAIA: Arrivo Macbett, eccomi!
GAIA: Che vuoi da me Macbett?
PAOLO: Vile, così meditavi di ricompensarmi dei benefici che avevo in animo di concederti?
GAIA: Ah mio Dio! Perdono!
PAOLO: Dove sono tutti i tuoi re? Marciranno con te, dentro di te! Ho cancellato il loro avvenire. Sono cadaveri nel tuo seme. Domani sarò incoronato.
GRIDA: Viva Macbett, viva Lady Macbett! Viva il nostro amato sovrano! Viva la sposa!
Entrano PAOLO e GISELLA.
GRIDA: Urrà! Viva l’arciduca! Viva l’arciduchessa!
BANCHETTO
GISELLA: Alla malora, questa santa e benedetta corona! Mi ha bruciato questa croce! Ho la scottatura sul petto. Ma io l’ho stregata. Il combattimento tra due potenze, quella celeste e quella infernale, infuria nella croce. Quale prevarrà? Il campo di battagli è minuscolo, ma su di esso si compendia il conflitto universale! Aiutami! Sbottonami l’abito bianco, risibile simbolo di verginità. Toglimelo in fretta, che anch’esso mi brucia. Ed io sputo l’ostia che fortunatamente mi si è fermata in gola! Spine e brace. Dammi la borraccia piena di vodka drogata e affatturata. Quest’alcool di 90 gradi è per me acqua fresca. Due volte ho rischiato di svenire davanti alle icone che mi venivano ostentate. Ma ho tenuto duro. Ne ho persino bruciata una, puah! Disgustoso! Sento dei rumori, spicciati!
Presto presto, voglio i miei stracci! E il mio vecchio e sordido abito. E il grembiule sbrodolato. E le mie scarpacce inzaccherate, presto! Via questa parrucca! Voglio i miei capelli grigi e sporchi! E dammi il mio mento! Ripigliati i denti! Rifammi il naso a punta, com’era prima. Il bastone ferrato con la punta avvelenata.
CLAUDIA: Subito mia cara!
GISELLA: Ci aspettano. Mi sento molto meglio nei miei abiti.
GIOVANNA: Hi, hi, hi, hi!
GISELLA: Qui abbiamo finito.
LAURA: Ce la siamo cavata bene.
GISELLA: Abbiamo sistemato tutto: creato un imbroglio generale.
GIOVANNA: Hi, hi, hi, hi! Macbett è sistemato.
GISELLA: Il capo sarà contento.
CLAUDIA: Andiamo a raccontargli tutto.
GISELLA: Ci aspetta per affidarci un’altra missione.
GIOVANNA: Vola valigia! Vola!
PAOLO: Comodi, comodi, cari amici!
GIANNI: Viva l’arciduca!
CARLO: Viva il nostro sovrano!
NICOLA: Viva Macbett!
MATTEO: Viva la nostra guida! Il nostro grande capitano! Il nostro Macbett!
PAOLO: Grazie, amici!
GIANNI: Gloria, onore e prosperità alla nostra amatissima sovrana. Lady Macbett!
MATTEO: La sua bellezza e la sua grazia la rendono degna di te. Voglia il cielo che viviate felici e che il paese fiorisca governato dalla tua saggezza armata e ricinta nella grazia di Lady Macbett.
PAOLO: Grazie da parte mia e da parte sua. Strano che lei non sia qui.
CARLO: Eppure sua Altezza è sempre puntuale.
PAOLO: L’ho lasciata un momento fa. Doveva venire con la sua dama di compagnia.
NICOLA: Che Sua Altezza si sia sentita male. Sono medico.
PAOLO: E’ tornata in camera per mettere un po’ di rossetto alle labbra, un po’ di cipria e cambiare collana. Continuate a bere nell’attesa. Io bevo con voi. Alla vostra salute amici! Che gioia trovarmi in mezzo a voi! Mi sento circondato del vostro affetto. Tutto ciò che succede è il contrario di quello che avresti voluto succedesse. Regnare, regnare, sono gli avvenimenti che regnano sull’uomo, non l’uomo sugli avvenimenti. Ero felice quando servivo fedelmente Dancan. Non avevo preoccupazioni. Chi ha messo il ritratto di Dancan al posto del mio? Chi ha avuto l’idea di questa buffonata?
GIANNI: Non saprei, Signore, non vedo niente, Signore!
PAOLO: Impudente!
GIANNI: Ma è il suo ritratto, Signore!
CARLO: Non è il ritratto di Dancan che hanno messo al posto del suo, è il suo ritratto che hanno messo al posto di quello di Dancan.
PAOLO: Eppure gli rassomiglia.
NICOLA: Vede male, Signore.
MATTEO (a GIANNI): L’ascesa al potere forse provoca miopia?
GIANNI (a MATTEO): Non è un fatto sistematico.
CARLO: Ma si verifica spesso.
PAOLO: Può darsi che mi sbagli. Sediamoci, amici. Un po’ di vino mi schiarirà la mente. Rassomigli a Dancan o ame, spacchiamo questo quadro. E poi sediamoci e beviamo. Che cosa avete da guardarmi a quel modo? Sedetevi, vi ripeto, e beviamo. Sedetevi! Beviamo, Signori! Bevete! Dancan non era un sovrano migliore di me.
NICOLA: Siamo perfettamente d’accordo, Signore.
PAOLO: Il paese aveva bisogno di un sovrano più giovane, più energico e più coraggioso. Non ci avete rimesso nulla del cambio.
MATTEO: Ne siamo convinti, Vostra Altezza.
PAOLO: Che cosa pensavate di Dancan al tempo di Dancan? Gli dicevate quello che pensavate di lui? Dicevate che era il più coraggioso? Il più energico dei capitani? Oppure gli dicevate che io avrei dovuto prendere il suo posto e che il trono mi si addiceva meglio che a lui?
GIANNI: Signore…
PAOLO: Io stesso pensavo che ne fosse il più degno. Pensavate la stessa cosa? Oppure no? Rispondete!
CARLO: Signore…
PAOLO: Signore, Signore, Signore… E poi? Il seguito voglio conoscere. Siete diventati muti. Chi osa pensare che io non sono il migliore di tutti i sovrani presenti, passati e futuri, si alzi e me lo dica. Non osate? Non osate, Il più giusto, il più grande? Poveracci che non siete altro, su su, ubriacatevi.
GAIA: Io, oso, Macbett!
PAOLO: Banco!
GAIA: Io oso dirti che sei un traditore, un farabutto, un assassino.
PAOLO: Banco! Banco!
GIANNI: Non è Banco, Signore!
PAOLO: E’ lui ve lo giuro.
CARLO: Non è lui, in carne ed ossa, è soltanto il suo spettro.
PAOLO: Il suo spettro
NICOLA: Sale dall’Inferno.
PAOLO: Non riuscirai a farmi avere dei rimorsi. Se io non ti avessi ucciso, mi avresti ucciso tu, come hai ucciso Dancan.
GAIA: Ho avuto fiducia in te, ti ho seguito, poi tu e le tue streghe mi avete imbrogliato.
PAOLO: Volevi sostituire la tua posterità alla mia. Hai combinato del bello. Tutti i tuoi figli, i figli dei tuoi figli, i figli dei figli dei tuoi figli sono morti nel tuo sperma prima ancora di nascere. E hai il coraggio di chiamarmi canaglia? Ti ho battuto sul tempo, ecco tutto.
GAIA: Avrai delle sorprese, Macbett. Non te lo immagini neppure, Pagherai.
MATTEO: L’arciduca! Guardate, guardate, l’arciduca!
CARLO: L’arciduca!
PAOLO: Qui non ci sono altri arciduchi oltre a me! Perché parlate con me, ma guardate altrove?
NICOLA: L’arciduca.
PAOLO: Si son dati appuntamento tutti qui?
GIANNI e NICOLA: Monsignore…
PAOLO: Non avete creduto alla realtà di Banco. E adesso avete l’aria di credere che Dancan esista davvero e che sia lì sul trono. Tocca ora me ora dirvi: è soltanto uno spettro. Ed è così. Ho preso il suo trono. Ho preso sua moglie. Ritornate subito ai vostri posti, il vostro unico sovrano sono io. E chiamatemi Monsignore. Dite…
GIANNI, CARLO, NICOLA, MATTEO: Monsignore noi ubbidiamo. La nostra gioia consiste nel sottometterci.
MATTEO: La nostra più grande gioia è ubbidire.
PAOLO: Vedo che avete capito. (A FRANCA) Tu non tornare prima di essere stato perdonato dalle migliaia di soldati che ho ucciso in tuo nome e prima che essi, a loro volta, siano stati perdonati dalle migliaia di donne che hanno violentate, dalle migliaia di bambini e di onesti contadini che hanno uccisi.
FRANCA: Ho ucciso e fatto uccidere decine di migliaia di uomini e di donne, militari e civili. Ho fatto incendiare un’infinità di catapecchie di povera gente. E’ vero. E’ verissimo. Ma c’è una cosa falsa tra le cose vere che hai detto: tu non hai preso mia moglie.
PAOLO: Sei pazzo? Nevvero signori?
GIANNI, CARLO, NICOLA, MATTEO (uno dopo l’altro) Sì, Monsignore.
PAOLO: Vattene, sparisci, fantasma idiota!
LAURA: Monsignore, Monsignore! Sua Altezza è scomparsa.
PAOLO: Quale Altezza?
LAURA: La sua augusta sposa, Monsignore, Lady Macbett.
PAOLO: Che cosa dici?
LAURA: Sono entrata nella sua stanza. La stanza era vuota.
PAOLO: Va a cercarla e conducimela qua.
LAURA: L’abbiamo cercata, l’abbiamo chiamata. Solo l’eco ci ha risposto.
PAOLO: Battete le foreste! Battete le campagne! Conducetemela! E tu, valla a cercare, nelle soffitte del palazzo, nelle segrete, nelle cantine. Forse c’è rimasta chiusa. Va’, presto, non perder tempo. E voi? Cosa aspettate? (ai 4 convitati).
LAURA: Ecco Lady Macbett! Arrivava dal sotterraneo, saliva le scale.
GIANNI e CARLO: Lady Macbett!
MATTEO e NICOLA: Lady Macbett!
MATTEO: Lady Macbett!
PAOLO: E’ in grande ritardo, Signora. Risedetevi, signori. Il pranzo di nozze può cominciare. Mangiamo e beviamo.
GIANNI e CARLO: Viva Lady Macbett!
MATTEO e NICOLA: Viva Lady Macbett!
PAOLO (a GISELLA): Prenda il posto d’onore.
MATTEO: Viva Lady Macbett, nostra amata sovrana!
GISELLA: Amata o no, sono la vostra sovrana. Ma non sono Lady Macbett. Io sono Lady Dancan, la vedova infelice, ma fedele del nostro legittimo sovrano, l’arciduca Dancan.
PAOLO (a GISELLA): Lei è pazza!
(Cantato tipo opera)  
GIANNI: Ella è pazza!
CARLO: E’ forse pazza?
NICOLA: La ragione smarrì!
MATTEO: Ella non sa più che si fa!
(fine del canto)  
GIANNI: Noi abbiamo assistito al suo matrimonio!
PAOLO: Lei è la mia sposa. L’ha forse dimenticato? Loro hanno assistito al nostro matrimonio.
GISELLA: Non è al mio matrimonio che avete assistito. Avete assistito al matrimonio di Macbett con la strega che ha preso i tratti del mio volto, le forme del mio corpo e il suono della mia voce. Essa mi ha scaraventato nelle prigioni del palazzo e mi ha incatenata. Oggi le catene si sono sciolte e le serrature si sono aperte per incantesimo. Io non ho niente a che fare con te, Macbett. Non sono la tua complice, assassino del tuo padrone e dei tuoi amici, usurpatore ed impostore!
PAOLO: Ma come fa a sapere tutto ciò che è successo?
(Cantato)
GIANNI: E’ vero come fa?
CARLO: Non dovrebbe saper, s’era prigioniera.
NICOLA: Non dovrebbe saper.
GIANNI CARLO NICOLA MATTEO (cantando): Non dovrebbe saper.
GISELLA: Tutto son venuta a sapere grazie al telegrafo dei miei prigionieri. I miei vicini di cella battevano dei colpi nel muro. I colpi erano in codice. Tutto venivo a sapere. Va’ va’ a cercare la tua bella sposa, la vecchia strega!
PAOLO: Ahimè, ahimè, ahimè! Questa volta non è uno spettro che mi appare, non è uno spettro che mi appare questa volta. (Cantato..)
Si, quella vecchia strega, vorrei proprio trovarla. Ha assunto i suoi tratti, le sue forme, li ha resi ancor più belli. Si è procurata una voce più armoniosa della sua. E tutto questo per me. Dove la trovo? Dev’esser scomparsa nei vapori dell’aria.
GIANNI CARLO NICOLA MATTEO (cantando): Viva Macbett, Abbasso Macbett! Viva Macbett, Abbasso Macbett! Viva Lady Dancan, Lady Dancan! Viva Lady Dancan, Lady Dancan!
GISELLA (a PAOLO) Non può aiutarti, la tua strega. Ti ha abbandonato alla tua mala sorte.
PAOLO: Quale mala sorte? Forse che è una disgrazia essere sovrano di questo paese? Non ho bisogno di nessuno, che nessuno mi assista per regnare. Fuori di qui, schiavi.
GISELLA: Non te la caverai. Non regnerai. Macol, il figlio di Dancan è sbarcato poco fa proveniente da Cartagine. Ha raccolto un esercito potente e numeroso. Il paese ti è contro. Non hai più amici Macbett.
GRIDA: Abbasso Macbett! Viva Macol! Abbasso Macbett! Viva Macol!
PAOLO: Non ho bisogno di nessuno! Non ho paura di nessuno! Non ho paura di nessuno! Di nessuno!
ROBERTA: Finalmente ti trovo! Verme spregevole! Rifiuto della specie umana! Schifoso assassino! Idiota morale! Serpente bavoso! Piovra! Vipera cornuta! Immenso, immondo rospo! Stronzo di rachitico!
Si son fatti giuoco di te, Macbett! TI hanno bidonato. Io non sono il figlio di Dancan, sono soltanto il suo figlio adottivo. Sono il figlio di Banco e di una gazzella trasformata in donna da una strega. Banco ignorava di averla fecondata. Essa è tornata gazzella prima di mettermi al mondo. Lady Dancan aveva abbandonato segretamente la corte prima della mia nascita, perché non si sapesse che non era incinta. E’ ritornata alla sua corte con me. E mi han fatto passare per figlio suo e di Dancan che voleva un erede. (cantato o parlato..)
Parlato Riprenderò il nome di Banco e fonderò una nuova dinastia che regnerà per secoli e secoli. La dinastia Banco. Sarò Banco II. Ecco i primi discendenti che mi succederanno: Banco III, Banco IV, Banco V e Banco VI e poi una dozzina d’altri.
PAOLO: Giammai, da Edipo in poi, il destino si è mai beffato coì e così bene di un uomo.
ROBERTA: Io vendico il padre adottivo e il padre naturale al medesimo tempo, non posso rinnegare mio padre. Presto regoliamo i nostri conti. Bisogna impedire che il tuo fiato appesti un secondo di più l’universo.
PAOLO: Morirai, imbecille, visto che lo vuoi. Quando la foresta si trasformerà in esercito e avanzerà contro di me, solo allora potrò essere sconfitto.
ROBERTA: Voltati e guarda la foresta che cammina!
PAOLO: Merda!
ROBERTA: Portate via questa carogna!
GRIDA: Viva Macol! Viva Macol! Il tiranno è morto! Viva Macol il nostro amato sovrano! Viva Macol!
ROBERTA: Qualcuno mi porti il trono!
GIANNI: Si assida, Monsignore!
GIANNI CARLO NICOLA MATTEO: Viva Macol! Viva la dinastia dei Banco! Viva Monsignore!
ROBERTA: Viene per il sacramento?
CARLO: Sì, Vostra Altezza!
DONNA: Che il tuo regno sia felice!
ALTRA DONNA: Che tu sia amico dei poveri!
NICOLA: Che sia fugata l’ingiustizia
MATTEO: L’odio ha distrutto le nostre case. L’odio ha avvelenato le nostre anime!
GIANNI: Che il tuo regno sia di pace, armonia e concordia!
DONNA: Che il tuo regno sia santificato!
ALTRA DONNA: Sarà il regno dell’amore!
NICOLA: Abbracciamoci, fratelli!
CARLO: Abbracciatevi e io vi benedirò.
ROBERTA: Silenzio!
DONNA: Vuole parlarci!
GIANNI: Monsignore ci parla!
ALTRA DONNA: Ascoltiamo che cosa ci dice!
NICOLA: Noi ti ascoltiamo, Monsignore, noi berremo le tue parole.
MATTEO: Che il Signore ti protegga!
CARLO: Che il Signore ti protegga!
ROBERTA: Silenzio, dico, non parlate tutti assieme! Devo fare una dichiarazione. Che nessuno muova! Che nessuno fiati! E mettetevi bene in testa questo: La nostra patria languiva sotto il giogo. Ogni giorno ai vecchi mali si aggiungeva una nuova ferita. Si ho schiacciato il tiranno e ho infilato la sua testa sulla punta della mia spada.
NICOLA: Te lo sei meritato.
GIANNI: Che il cielo non lo perdoni.
MATTEO: Che sia dannato, nei secolorum!
GIANNI: Che bruci all’inferno.
NICOLA: Che lo torturino!
MATTEO: Che non appia un attimo di respiro.
GIANNI: che si penta tra le fiamme e che il Signore rifiuti il suo pentimento.
DONNA: Che gli strappino la lingua, che gli ricresca e che gliela strappino venti volte al giorno.
NICOLA: Che sia infilzato! Impalato! Che assista alla nostra gioia! Che le nostre risate gli percuotano le orecchie!
ALTRA DONNA: Ecco i miei ferri da calza per cavagli gli occhi!
ROBERTA: Se non tacete immediatamente lancio su di voi i miei soldati ed i miei cani. Adesso dunque che il tiranno è morto e che egli maledica sua madre d’averlo partorito, vi dirò questo: La mia povera patria vedrà trionfare il vizio più di prima. Sotto la mia amministrazione soffrirà più di quanto abbia mai sofferto. Sento tutti i vizi così ben radicati in me che, quando finiranno, il nero Macbett sembrerà candido come la neve ed il nostro povero paese lo considererà un agnello, confrontando i suoi ai miei incommensurabili delitti. Macbett era sanguinario, lussurioso, avaro, falso, disonesto, impulsivo, malvagio, intriso di tutti i vizi che abbiano un nome. La mia dissolutezza non avrà limiti. Le vostre mogli, le vostre figlie, le vostre matrone, le vostre vergini, non potranno colmare l’abisso dei miei desideri e le mie passioni travolgeranno tutti gli sbarramenti che si opporranno alla mia volontà. Meglio un Macbett di un sovrano come me. Oltre a ciò, vi è nella mia natura impastata con i più malvagi istinti, una così insaziabile cupidigia che, durante il mio regno, taglierò la testa a tutti i nobili per impossessarmi delle loro terre. Concupirò i gioielli dell’uno, la casa dell’altro, ed ogni anno nuovo sarà una salsa che accrescerà la mia fame. Ordirò ingiuste accuse contro i migliori, contro i più leali e li distruggerò per carpire i loro beni. Non posseggo nessuna delle virtù che si confanno ad un re, la giustizia, la sincerità, la temperanza, la fermezza, la generosità, la perseveranza, la pietà, l’umanità, la religiosità, la pazienza, il coraggio, la fortezza, non ne ho neppure il sentore. Per contro abbondo di ogni tendenza criminale che soddisferò con tutti i mezzi. S’, adesso che ho il potere, verserò il dolce latte della concordia nell’inferno. Sconvolgerò la pace universale, spezzerò ogni unità esistente sulla terra. Di questo arciducato, cominciamo a fare tanto per cominciare un regno – ed io sono re. Un impero,  io sono imperatore. Superaltezza, supersire, supermaestà, imperatore di tutti gli imperatori.