Niente come prima | 2018

NIENTE COME PRIMA   /   MA NOI NO!

Le canzoni del ’68

 


 

Personaggi :

DIA = Dania, la fotografa siciliana

DIE = Daniela, la show girl “poliglotta”

G = Gianni, il nostalgico rompipalle

I = Ilenia, la prof.

Z = Zoe, la più giovane

P = Paola, la regista in ritardo

S = Simon, il toy-boy

 


 

Attrici e attori arrivano in scena con un minimo d’intervallo di tempo uno dall’altro, in questo ordine: Z, G, I, DIA, DIE che, come costumista, si porta dietro una borsa con i costumi di scena. L’atmosfera è quella del cazzeggio (tipo ”Ciao, come ti chiami? Come stai, come va?” “Anche tu sei qui per le prove?”). Qualcuno comincia a fare esercizi di riscaldamento oppure si trucca, controlla il cellulare ecc.

Parte ADDIO LUGANO BELLA (Pietro Gori) con in video il quadro IL QUARTO STATO di Pelizza da Volpedo

DIE – (rivolgendosi al video) E questi chi sono?

I – Sono manifestanti in marcia, dipinti da Pelizza da Volpedo ai primi del ‘900 dopo aver assistito a una manifestazione operaia. Titolo: Il Quarto Stato

G, I e Z assumono la posa dei 3 personaggi in primo piano

Z – Non male come valzerino…(e, coinvolgendo G, accenna a un passo di valzer)

G – Ma per favore! E’ l’inno degli anarchici di fine ‘800. Un po’ di rispetto.

DIA – Vorrei sapere cosa c’entra col ’68…

DIE – Che c’azzecca ‘sto valzer col rock?

G – E’ chiaro che il ‘ 68 non è nato dal nulla. C’è una tradizione di moti  popolari che hanno attraversato tutto l’Ottocento fino alla Resistenza e ai primi anni ’60 e di cui il ’68 è figlio, perlomeno in Italia. E questa canzone lo testimonia

I – Scusate, ma non è meglio lasciar perdere questa discussione un po’ astratta e parlare di noi? Non siamo qui per sentire delle musiche, le “canzoni del ‘68”, che faranno da colonna sonora a uno spettacolo di cui noi saremo i protagonisti? Sentiamole e basta…

DIE – Ma non è meglio aspettare la regista?

Z – Certo, ci ha convocato oggi per cominciare le prove…dobbiamo aspettarla!

DIA – Si, la regista!… io c’ho già lavorato con quella: è sempre in ritardo

G – Dai, facciamo come nel ‘68: AUTOGESTIONE! Chi se ne frega della regista…

I – Si, fai in fretta a dire “Chi se ne frega della regista”, ma è lei che ci paga.

Z – Neanch’io voglio rimetterci i soldi che c’ha promesso

G – Una miseria e per di più in nero!

DIA – Ma pensate che bello fare lo spettacolo noi da soli, senza quella rompipalle

Z – Stai attenta, magari quella sta arrivando e ti sente

 

Parte CHE COLPA ABBIAMO NOI dei ROKES – video del Cantagiro 1966

DIA – E questi quattro sfigati d’inglesi cosa c’entrano col ’68?

DIE – Boh… Però dicono delle cose di rottura già due anni prima del ‘68: (cantando dal vivo) “SARA’ UNA BELLA SOCIETA’ FONDATA SULLA LIBERTA’ PERO’ SPIEGATECI PERCHE’ SE NON PENSIAMO COME VOI CI DISPREZZATE, COME MAI?”

G – Si, cose di rottura, rottura di coglioni. Il Cantagiro! Bella roba: consumismo e individualismo. Invece allora era tutto collettivo. Qui ci vuole L’INTERNAZIONALE altro che i Rokes (ne accenna una strofa)

COMPAGNI, AVANTI! IL GRAN PARTITO

NOI SIAMO DEI LAVORATORI

ROSSO UN FIORE IN PETTO CI E’ FIORITO

UNA FEDE C’ E’ NATA IN COR

DIE – (canta insieme a G, che la guarda in cagnesco) Scusate ma io so’ ‘na show girl … è più forte di me

Z – (andando sopra a G e DIE, da “UN FIORE IN PETTO…) Calmatevi, non mi sembra proprio il caso: avete presente i risultati delle ultime elezioni?

I – (rivolgendosi al video con i Rokes) Sono carini, però. Come fanno all’inizio quando si girano verso il pubblico? (Ilenia riunisce Di, De e Z che, ripartita la musica, imitano il gesto di rivolgersi al pubblico dei Rokes e proseguono improvvisando un movimento di ballo stile Je Je)

DIA – Certo come emblema del ’68 in Italia mi sembra un po’ debole…

I – Se tu leggessi cosa scrivono i ragazzi d’oggi sul ’68…

DIE – Cioè, che scrivono?

I – Allora vediamo: io faccio l’insegnante e voi gli alunni. Seduti! (colloca nello spazio i 4 attori, che però hanno a disposizione solo 3 seggiole. Poi consegna un foglietto a ciascuno) Fedeli, dimmi : “Cos’è il ’68?”

DIA – “Il ’68 è stato l’inizio del casino che c’è oggi”

I – E tu, Brambilla, che dici?

G – (contrariato, scandendo le parole in crescendo) “Il ’68 è stato un periodo di merda per la politica, ma una rivoluzione per la musica e la moda”. MA NO, NO, NO, non si possono scrivere queste cose!!!!!!!!!!!!!!!!

I – Brambilla, calmati, altrimenti ti mando dal preside… Adesso rispondi tu, Cattaneo

DIE – Si signora professoressa: “Il ’68 è un numero”

I – E Castelli cos’hai da dire in proposito?

Z – “L’anno scorso mio nonno è morto a 68 anni”

G – (staccandosi dal gruppo) E basta con questa denigrazione del ‘68. I giovani di oggi non sanno niente di quello che è successo allora

I – Ma no, ci sono anche quelli che scrivono con consapevolezza. Ecco, Castelli vai avanti a leggere

Z – “Col ’68 la gente ha cambiato il modo di pensare”

I – Bene. Cattaneo, prosegui tu

DIE – “Nel ’68 ci furono le prime proteste contro l’autoritarismo dei professori…a causa dei troppi compiti e delle punizioni”

I – (per uscire dall’imbarazzo suscitato dalla banalità della seconda parte della frase) Va bene, va bene, basta così…

G – Da dove hai preso queste frasi?

I – Insegno in una scuola superiore. L’esame di quest’anno sarà proprio sul ’68. La regista mi ha voluto nello spettacolo anche come consulente storica.

DIA – (ironica, andando sopra I) Woh

I – Per questi  studenti,  il ’68 è solo un altro argomento di storia da studiare. Si annoiano quando ne sentono parlare. Sbadigliano.

DIE – Maronna du carmene, ma quando mai…

I – Guardi, quelle rare volte in cui scrivono qualcosa, sembrano avere penne da 5 kg l’una. Faticosissime da usare!

G – Questi non hanno la minima idea di cosa sia la fatica, tipo alzarsi alle cinque della mattina per andare a volantinare davanti alle fabbriche

DIA – Dai su, non facciamo i martiri…

(Gli attori camminano per la scena per gestire l’imbarazzo di un conflitto latente)

DIA – Visto che quella non arriva…perché intanto non improvvisiamo?

Z – Improvvisiamo che cosa?

DIA – Ma…lo spettacolo!

G – Quello sul ’68?

I – Oh si, finalmente, che bello! Così cominciamo a lavorare (fermo immagine…)

Parte BLOWING IN THE WIND – BOB DYLAN (intanto gli attori si cambiano per diventare ognuno il proprio personaggio. Nel frattempo Ilenia recita il testo della canzone in italiano)

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
prima che possa ascoltare la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perchè egli sappia
che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

G – Ragazzi che anni! Nel 1962 Bob Dylan scrive questa canzone diventata l’inno di una generazione e mezzo secolo dopo si prende pure il Nobel per la letteratura. Grande!

Z – Peccato che molti sessantottini siano poi finiti a Mediaset o in certe multinazionali non proprio in linea con i valori del ‘68

G – Molti però hanno continuato il loro impegno nella scuola e nell’università, come insegnanti e ricercatori

DIA – Io nel ‘68 avevo 33 anni, moglie di un possidente e madre di tre figlie… Ah, scusate non mi sono presentata. Sono una fotografa e sono diventata famosa per le  foto sui morti ammazzati dalla mafia… Vivevo a Palermo, ma quanta inquietudine: la vita da ricca mi sta stretta, le divisioni in classi mi fanno inorridire, sento una passione per il comunismo e per il grande meraviglioso potente ideale dell’uguaglianza. In Sicilia non c’è un gran movimento studentesco anche se la carica rivoluzionaria la sento attraverso la musica che ascolto.

G – Oddio che lagna: magari per consolarsi ascoltava pure i Rokes

Z – E’ una donna che parla e anche se lo fa da una situazione di privilegio, a me interessa sentire cosa dice

DIA – Si, si, sento che la libertà è giusta, è giusto inventarsi cose nuove. Il cuore, il pensiero, l’azione si aprono al Nord rivoluzionario! Nel  1971 la mia inquietudine è così intensa che lascio mio marito e scappo di casa con le mie figlie.

Z – Ma secondo voi è questa la vera libertà?

DIE – A mio modesto parere, politicamente parlando s’intende, per avere la vera libertà ci vuole  la democrazia diretta. Un po’ come in Svizzera, anche se l’esperimento di “regime democratico” ad oggi più originale ed importante, non indovinerete mai dove si sta, anzi si stava svolgendo.

I – Su ce lo dica, non ci lasci in sospeso…

DIE – Nella Repubblica di Rojava nel nord della Siria: Abdullah Ocalan, un leader politico curdo da anni in prigione in Turchia, ha sviluppato  le teorie di un americano, diciamo ex marxista. Ne è uscita una sorta di democrazia confederale, antiautoritaria, multietnica, municipalista, ecologista, femminista…

Z – (mentre DIE parla, consulta il telefonino) Ah si, qui dicono: ”Un sistema in cui le donne giocano un ruolo cruciale. A loro è riservato almeno il 40% della rappresentanza governativa. Purtroppo i bombardamenti dell’esercito turco, che considera le milizie del Rojava gruppi terroristici, stanno distruggendo le città, con molti morti tra i civili e i bambini.”

I – Io ho qualche dubbio che esista la “vera“ libertà. Comunque, prosegua pure il suo racconto…

DIA – Fotografo tutto, perché non mi sento all’altezza, entro dentro la realtà attraverso la mia macchina, assorbo… è un modo per giustificare la mia presenza. In fondo sono una borghese…

G – Oh, finalmente l’ha detto

Z – Stttttt!!!!!!!!!!!!!!

DIE –  Grazie…Allora, lasciata Palermo mi trasferisco a Milano! Tre anni di grandi emozioni……Abito in una comune con le mie figlie, in casa stiamo nudi e ci baciamo sulla bocca maschi e femmine, condividiamo questo senso di liberazione dagli stereotipi.

I – Mi scusi, ma a me tutta questa promiscuità da un po’ fastidio…mi mette in imbarazzo… non so…

Z – Ma è la rivoluzione sessuale di cui le donne sono state le principali protagoniste grazie alla pillola.

G – E certo! Come si diceva nel ‘68? “Sbottonatevi la testa almeno tanto spesso quanto fate con i pantaloni.”

DIE – Per cominciare, allora la prudenza nel sesso non era considerata importante come ora…con tutte le malattie che ci stanno. Inoltre gli ostacoli socio-culturali a convivere e fare l’amore prima di sposarsi erano molto radicati, anche se oggi sembra inverosimile. Ma scusate… vi ho interrotto.

DIA – Ma che gioia sentire l’amore per la rivoluzione. Provo AMORE con gli altri, INSIEME agli altri, perché cambiamo  il mondo. AMORE per oltrepassare le barriere tra ricchi e poveri, donne e uomini…C’è un senso di GIOVINEZZA senza fine, se rimaniamo giovani il mondo cambia per sempre. Fotografo tutto: voglio fissare la gioia, l’amore, la libertà

DIE – Ma voi lo sapevate che certi gruppi maoisti tenevano addirittura la “scuola quadri” sui “rapporti di coppia”?

Z – In che senso ?

DIE – Un esempio? 60 persone, tra uomini e donne più o meno in coppia, che a turno, sempre la donna per prima, dovevano descrivere come avveniva il loro “fare sesso”. State a sentite:

(modenese) “Mo’ senti. Già mi accorgo che vuole fare sesso, da come chiude la porta dell’ascensore…”

(milanese) “Il pirlone mi si precipita addosso senza neanche una carezza…”

(romano) “Ah ‘o, è come er  toro co ‘a vacca…”

(siciliano) “Bedda matre. Lui ha già finito ed io non mi sono ancora nemmeno svegliata!..”

Guagliò, a questo punto interveniva il “lui” di turno per cercare di discolparsi :

(modenese) “Senti mo’ bene, a lei non gli va mai di farlo”

(siciliano) “Ehhhhh, poi incredibilmente lenta è lei”

(livornese) “O bellini e mi  dovete dire come faccio io ad aspettare tanto, se manca totalmente la sua generosità?”

I – Ma così miglioravano i rapporti di coppia?

DIE – A quanto pare no! Il vero obiettivo era partire dal sesso per rendere più incisiva l’azione politica

DIA – E come?

DIE – I due partner dovevano esibirsi in un comizio su un tema a scelta, gli altri facevano il pubblico e alla fine si discuteva sulla qualità ed efficacia del comizio stesso.

Z – Aiuto, ma questo va oltre i gruppi di autocoscienza delle femministe. Una cosa ai confini della realtà.

G – Ma oltre alla pillola, sapete cos’è stato fondamentale per la liberazione sessuale?

Z, I, DIA, DIE – (insieme) Boh…

G – Il sacco a pelo!

DIA – Ma dai…

G – Alle occupazioni, chi arrivava fornito di un sacco a pelo era sicuro che nella notte sarebbe arrivato senz’altro qualcuno, maschio o femmina non importava poi tanto, a chiedere ospitalità in quel bozzolo protettivo e…

I – (interrompendo bruscamente) Scusate, ma vi dispiace se alziamo un attimino il livello del discorso? Stiamo volando un po’ basso, mi sembra. Allora, secondo gli storici il ‘68 è stato dominato da tre guru, che cominciano con la M: oltre a Marx e Mao…chi mi sa dire il terzo?…(gli altri si guardano sbigottiti perché non sanno rispondere)… Marcuse, il profeta della “liberazione dell’eros”: è lui che ha aperto la strada alla rivoluzione sessuale di quegli anni!

G – Comunque, la vera forza del ‘68 è che è stato un movimento sovranazionale.

Z – Ma come avete fatto senza cellulari, internet, i social: una specie di preistoria della comunicazione…

G – (interrompendo) Non esageriamo: c’era gente che girava il mondo, e poi i meeting e i convegni, le radio e le TV, i libri, i film, le canzoni…Si comunicava, altro che se si comunicava e poi non c‘erano le fake news

DIA – Il ‘68 ha dimostrato che c’è qualcosa di misterioso ma concreto che unisce i popoli. Allora, che senso hanno le nazioni e i confini in un mondo in cui problemi importanti come la salvaguardia dell’ambiente, l’economia, l’energia e  così via  sono globali?

G – Col ’68 il mondo si è allargato: è cresciuto lo spazio mentale, le emozioni, la politica, la storia. Poi tutto è tornato a rimpicciolirsi e oggi siamo qui, ognuno a coltivare il proprio orticello, sempre più soli e incazzati

I – Siete proprio carini a sciorinare la storia così, a spizzichi e bocconi. Vi cito l‘anarchico Bakunin che (sfoglia uno dei libri che porta sempre con se e legge) nel 1873 scriveva: “I marxisti…pretendono che solo la dittatura, la loro, possa creare la libertà. Noi rispondiamo che nessuna dittatura avrà mai altro scopo se non quello di durare il più a lungo possibile e che può solo generare schiavitù nel popolo che la subisce, educandolo alla schiavitù. La libertà non può che essere creata dalla libertà.”

G – Ehi, calmina, non ti stai allargando un po’ troppo? Diciamo piuttosto che se trent’anni fa il capitalismo non funzionava, il “socialismo reale” (così lo si chiamava allora) era pure peggio .

DIA – Basta parlare di socialismo, fascismo, capitalismo o quant’altro. Ci vuole qualcosa di nuovo!

Z – Secondo me i giovani pensano che la divisione tra destra e sinistra vada superata

G – Bella roba, così si rafforza ancor di più la post-democrazia dove la politica è fatta da pochi e per pochi, i soliti privilegiati, ovviamente

DIE – (per evitare l’esplosione del conflitto, parte con WE SHALL OVERCOME cantata dal vivo.)

G – Madonna, quanti ricordi! Novembre 1966 appena arrivato a Trento, iscritto a Sociologia: la mia prima manifestazione è stata contro la guerra in Vietnam e in corteo cantavamo proprio WE SHALL OVERCOME.

DIA – Certo… se eravate tutti intonati come te…

G – E non è finita…abbiamo messo su  uno spettacolo in cui spruzzavamo dell’acqua sul pubblico chiedendo “E’ Coca Cola o sangue vietnamita?”

Z – E gli spettatori non protestavano? che poi saranno stati pure di sinistra

G – C’era sempre qualcuno che s’incazzava certo,  qualche fascistello tipo “maggioranza silenziosa”. Allora s’interrompeva e si cominciava a discutere. Ci sono state anche delle scazzottate…

Dia – Bei pacifisti, sempre pronti a farla a botte…

(Parte LET THE SUNSHINE IN. Intanto gli attori indossano qualcosa che possa ricordare lo stile “figli dei fiori”, distribuito da DIE. Solo le quattro attrici lo ballano sullo schema di Just Dance 2014 (60FB Hair 4.06) (youtube) mentre sul video scorrono le immagine finali del film di Milos Forman)

DIA – Certo che  gli americani sono straordinari nel trasformare la debacle in un successo. Nel 1967 mettono in scena nell’off-Broadway il musical HAIR, testimonianza ingenua ma entusiasta di un’epoca rivoluzionaria con protagonisti i “figli dei fiori”!

G – Peccato che dodici anni dopo, quando ne faranno un film, la cultura di pace, amore e musica, frutto della lotta contro la guerra in Vietnam, sia stata sostituita da altre guerre,dal cinismo e dalle droghe pesanti

I – La guerra in Vietnam! I generali avevano capito che l’America ne sarebbe uscita sconfitta eppure vollero continuarla mandando a morire centinaia di migliaia di giovani americani…inutilmente: carne da macello!

DIA –  Senza contare i milioni di morti civili e militari non solo vietnamiti, ma anche cambogiani e del Laos

(Parte THE END – THE DOORS (1966) con video inizio del film Apocalypse Now. DIA guarda il video e si lascia cadere a terra simulando la morte in combattimento. Z la osserva e la imita, lo stesso fanno G, I e DIE)

G – (rialzandosi) “Mi piace l’odore del napalm la mattina…profuma di vittoria”

I – Ma questa è la famosa frase del tenente-colonnello Kilgore in Apocalypse Now…

G – Comunque la guerra in Vietnam non è stata solo una questione militare: era qualcosa di più profondo. “Portare il Vietnam dentro di noi” significava voler cambiare il mondo a partire da se.

Z – (rialzandosi) Spiegati meglio

G – Ti cito un altro slogan: “Il personale è politico”. Vuol dire che ognuno deve combattere una guerra al proprio interno, per liberarsi dai residui borghesi, fatti di egoismi e sete di potere, sempre in agguato

Z – Si, ma  in pratica cosa significa?

G – Ti faccio l’esempio di Che Guevara uno che, davanti al rischio di diventare un burocrate, parte prima per il Congo e poi per la Bolivia alla ricerca di nuove rivoluzioni da combattere… e ci lascia pure la pelle

(Parte HASTA SIEMPRE COMANDANTE di Carlos Puebla (1965). L’atmosfera cambia completamente: le attrici, si abbandonano al languore caraibico)

Z – Quant’era bello, però!

G – E basta con questi santini. Anche il Che aveva i suoi scheletri nell’armadio

DIE – Teneva degli scheletri nell’armadio? Madonna mia, e che se ne faceva?

I – Ma è un modo di dire, no…Forse il signore allude alle varie accuse, tra cui quella di omofobia, sollevate nei confronti del regime castrista

G – Beh, non sono accuse infondate. Nel “campo di lavoro correzionale” progettato per rieducare i seguaci dell’ex dittatore Batista, purtroppo finirono poi dissidenti, omosessuali, malati di AIDS, i diversi, insomma…

DIE – (interrompendolo bruscamente) Basta con questa denigrazione di tutto e di tutti. Il Che è stato un grande rivoluzionario ed è giusto che i giovani abbiano figure simili da prendere a esempio

(parte MAO MAO dal trailer del film di Godard La Cinese, canzone da coreografare)

G – E della Cina cosa vogliamo dire?

Z – Beh, che sono tanti?

I – Basta con le banalità: nel 1966 in Cina c’è stata la Rivoluzione Culturale, avviata dal famoso dazibao di Mao “Bombardate il quartier generale!”: un evento planetario!

DIE – Il da…che?

G – Ma il dazibao, no, quei fogli scritti a mano a grandi caratteri, anonimi e critici nei confronti delle istituzioni

I – (saccente) Peccato che questa cosiddetta “rivoluzione” sia poi degenerata nella distruzione di tutto ciò che rappresentava la tradizione

DIA – (sognante) Straordinaria la Rivoluzione Culturale: il singolo essere umano che in prima persona pensa, sperimenta, riflette, capovolge la logica delle cose. Che fascino per i ragazzi del ’68…

Z – Ah si, ho visto delle foto di questi manifesti…non sapevo che si chiamassero dazibao…

P – (entrando in modo glamour accompagnata da S. Entrambi applaudono) Bravi! Bravi! Bravi! Siete stati straordinari. Adoro le improvvisazioni…mi metto lì, nascosta nel buio e aspetto. Aspetto il fluire delle idee, dei gesti, delle parole. I miei attori li voglio liberi, selvaggi, trasgressivi…(rivolta agli attori) Oh scusate, non ho fatto le presentazioni: lui è Simon, bello e fedele come un levriero. Mi aiuta sempre in questi momenti di solitudine. Ah, se non ci fosse Simon…come farei a dominare queste ondate di creatività, che m’investono così violentemente, rischiando di travolgermi?

 

(si abbassano le luci. Gli attori si mettono in fronte una pila da minatore e avanzano verso il pubblico, recitando a turno le strofe della canzone “Com’è profondo il mare”, che Lucio Dalla ha dedicato al ’68. A ogni strofa, recitata da un solo attore per volta, si fermano poi ripartono con un passo che li porta a entrare tra il pubblico)

Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Dei linotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti

Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
(in coro) Com’è profondo il mare Com’è profondo il mare

Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di fagiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
(in coro) Com’è profondo il mare Com’è profondo il mare

E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
(in coro) Com’è profondo il mare Com’è profondo il mare

Con la forza di un ricatto
L’uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
(in coro) Com’è profondo il mare

Poi da solo l’urlo
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
(in coro) Com’è profondo il mare Com’è profondo il mare

Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo, in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
Bastonate
E chirurgia sperimentale
(in coro) Com’è profondo il mare Com’è profondo il mare

Intanto un mistico
Forse un aviatore
Inventò la commozione
E rimise d’accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
(in coro) Com’è profondo il mare Com’è profondo il mare

Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
(in coro) Com’è profondo il mare Nel loro grande mare Com’è profondo il mare

E’ chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perché lo protegge il mare
(in coro) Com’è profondo il mare

Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
(in coro) Così stanno bruciando il mare Così stanno uccidendo il mare Così stanno umiliando il mare Così stanno piegando il mare

 

(alla fine, gli attori spengono la pila in fronte, un attimo di buio. Luce. Applausi. Sugli applausi parte “Come è profondo il mare” nella versione ascoltata da DIA e DIE, che sono pregate di trovarla in Internet)