Non è la morte che ti ha ucciso | 2016

 

 

 

                                                            NON E’ LA MORTE CHE TI HA UCCISO

                                                                           (MORTO DUE VOLTE)

 

di

Gianni   Lodi

                                                                       

 

Personaggi:

 

  • VISITATRICE
  • CONDANNATO
  • GUARDIA

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Braccio della morte di un carcere USA – Locale per le visite ai reclusi

(La GUARDIA cammina con passo cadenzato disegnando un quadrato al centro della scena, che definisce il perimetro della gabbia per le visite ai reclusi. Al suo interno, un piccolo tavolo e due sedie. La VISITATRICE è già in scena, all’esterno della gabbia. La GUARDIA si ferma, si dirige verso una quinta da cui ritorna con il CONDANNATO ammanettato, che spinge nella gabbia. Fatta entrare anche la VISITATRICE, toglie le manette al prigioniero. Mentre i due si abbracciano esce per riprendere il percorso iniziale.)

 

VISITATRICE – Finalmente… (sciolgono l’abbraccio. Si siedono uno di fronte all’altra) Non posso ancora credere di essere qui.

CONDANNATO – Sono così emozionato!

VISITATRICE – Anche a me tremano le gambe.

CONDANNATO – Sei ancora più bella che in fotografia!

VISITATRICE – Ma dai…

CONDANNATO – Col viaggio che hai fatto devo pur compensarti in qualche modo.

VISITATRICE – Non ho attraversato l’Oceano per sentirmi dire che sono ancora bella.

CONDANNATO – Beh, però non guasta.

VISITATRICE – No, non guasta. Ma sono qui per altro.

CONDANNATO – Altro?

VISITATRICE – Si, avevo bisogno di allontanarmi un po’ da casa. I figli se ne stanno andando e anche con mio marito… Il nido insomma è in crisi. Non pensavo facesse così male.

CONDANNATO – Passerà, vedrai, passerà.

VISITATRICE – Non so. Sono molto confusa.

CONDANNATO – Magari questo viaggio ti chiarirà le idee.

VISITATRICE – Speriamo. Comunque voglio anche capire meglio chi sei veramente tu.

CONDANNATO – Vuoi entrare subito in argomento, vedo.

VISITATRICE – Perché no?

CONDANNATO – Va bene. Chi sono?… Sono stato un ladro, un gangster addirittura. Ho rovinato la mia vita e quella dei miei figli. Può bastare?

VISITATRICE – Perché sei nel braccio della morte?

CONDANNATO –Parliamone dopo,  ti prego. Abbiamo tempo.

VISITATRICE – D’accordo. Parliamone dopo, ma dobbiamo parlarne.

CONDANNATO – Certo. Ora dimmi del tuo viaggio.

VISITATRICE – Il mio viaggio?  C’è stato solo un piccolo ritardo dell’aereo, niente di che.

CONDANNATO – E qui all’ingresso, come è andata?

VISITATRICE – Le guardie sono state abbastanza gentili.

CONDANNATO – Per fortuna. Di solito c’è sempre qualche problema.

VISITATRICE – Per l’ansia di arrivare in ritardo, ero già qui alle sette e mezza. Troppo presto per entrare. Nell’attesa ho visto una bella spiaggetta là fuori. Era così bella che ho fatto una foto.

CONDANNATO – Ma non è vietato fotografare!

VISITATRICE – No, non è vietato. Però senza accorgermene avevo oltrepassato la linea gialla. La guardia me l’ha fatto notare. Mi aspettavo che mi spintonasse via. Invece è stato gentile. Si è anche messo a parlare.

CONDANNATO – Pure…

VISITATRICE –  “Il carcere è stato costruito a metà dell’800.” mi ha detto con orgoglio. Era così fiero che sembrava l’avesse fatto con le sue mani.

CONDANNATO – Qui sono tutti un po’ megalomani.

VISITATRICE – “Io vivo in una casa costruita intorno all’anno Mille.” gli ho risposto. Ha fatto una faccia! Sembrava avesse visto un dinosauro!

CONDANNATO (ridendo) – Un dinosauro…

VISITATRICE – Alle otto in punto mi hanno fatta entrare. Ma c’è stato subito un intoppo.

CONDANNATO – Vedi che non è andato tutto liscio.

VISITATRICE – Ci sono voluti almeno dieci minuti per capire perché il metaldetector continuasse a suonare.

CONDANNATO – Che avevi in tasca?

VISITATRICE – Niente. Era… il mio reggiseno!

CONDANNATO – (ridendo) Ma dai!

VISITATRICE – E meno male che c’è una stanza con vestiti in prestito dove ho trovato un reggiseno senza ferretti.

CONDANNATO – Pensa non poterci vedere per un reggiseno!

(ridono insieme)

VISITATRICE – Così ho conosciuto anche il postino.

CONDANNAYO – Il postino?

VISITATRICE – Si, il postino. Mi sono cambiata nel suo ripostiglio. Mi ha fatto un certo effetto pensare che tutte le nostre lettere passano per le sue mani.

CONDANNATO (ridendo) – E ora scriverai anche a lui?

VISITATRICE – Non credo proprio. Già è un bell’impegno star dietro alle tue di lettere.

CONDANNATO – Magari lui scrive meglio di me.

VISITATRICE –  Sei geloso?

CONDANNATO – Certo.

VISITATRICE – In effetti è un tipo simpatico! Sai che mi ha detto?

CONDANNATO – Sentiamo: che ti ha detto?

VISITATRICE – Che è contrario alla pena di morte.

CONDANNATO – Non sono tutti bastardi qui dentro,  devo ammetterlo. Qualcuno si salva. Peccato siano così pochi.

VISITATRICE –  Beh, lui è uno di quelli.

(pausa)

CONDANNATO – E gli altri controlli?

VISITATRICE – Superato il primo ho dovuto camminare a lungo. Quanto è grande questo carcere, sembra una città! Comunque sia il secondo che il terzo sono filati lisci!

CONDANNATO –  Meno male!

VISITATRICE – Però mi hanno tenuto un sacco di tempo in sala d’attesa. Non mi aspettavo così tanta gente!

CONDANNATO – Eh si, c’è sempre un bel movimento qui!

VISITATRICE – Non è stato piacevole. In un angolo c’era un uomo che piangeva. Gli ho chiesto se potevo aiutarlo.

CONDANNATO – E lui?

VISITATRICE – “E’ già la terza volta che vengo qui. Ho mio figlio nel braccio della morte, ma non me lo fanno vedere.” mi ha detto disperato.

CONDANNATO – So di chi parli! Non lo lasciano entrare perché anni fa si è menato con uno per un parcheggio!

VISITATRICE – Ma è assurdo! Non è niente di grave!

CONDANNATO – E’ considerato un reato. Perciò non gli permettono d’incontrare il figlio!

VISITATRICE – E’ mostruoso! “Mio figlio ha bisogno di me” ripeteva a tutti, piangendo. Mi ha fatto proprio pena.

CONDANNATO – Come se non soffrissimo già abbastanza. Ma sono le regole di questi posti di merda!

VISITATRICE – A proposito di regole,  ho assistito a un’altra scena,  non so se più ridicola o tragica. C’era un bambino di cinque o sei anni. La guardia ha ordinato alla mamma di cambiargli i jeans, di cui andava così fiero, perché erano blu come le tute dei reclusi. Allora ho chiesto alla guardia “Com’è possibile scambiare un bambino tanto piccolo per un prigioniero?”  “Le regole sono regole!” mi ha urlato, incazzato nero. Non sapevo se ridere o piangere.

CONDANNATO –  Qui dentro esistono norme senza senso, che però devi rispettare se vuoi sopravvivere.

VISITATRICE – Ma ce l’hanno con te?

CONDANNATO – No, è che le guardie rompono sempre. Le abbiamo sempre addosso. Vogliono decidere su tutto, controllare tutto. E’ pazzesco.

(pausa)

VISITATRICE – All’ingresso ho parlato con le donne in attesa d’entrare. Erano quasi tutte nere o ispaniche.

CONDANNATO – Già, qui finiscono solo gli sfigati. In parte bianchi senza soldi e senza amici importanti come me. Il resto sono sudamericani, neri: insomma quelli che nel paese sono minoranze qui diventano la maggioranza.

VISITATRICE – E’ la conferma che la pena di morte tocca a chi non ha mezzi per difendersi.

CONDANNATO – Eh, si. Mai visto un ricco qui dentro. Solo poveracci.

VISITATRICE – Appunto.

CONDANNATO – Come fai a pagarti un buon avvocato se la tua famiglia non ha neanche i soldi per tirare avanti? Mi fa così incazzare pensare a queste cose. (pausa) Continua a raccontare di te, ti prego.

VISITATRICE – Ma mi sembra tutto così superfluo rispetto alla tua situazione.

CONDANNATO – Ascoltarti mi fa bene, non penso ai miei problemi.

VISITATRICE – D’accordo: dall’ingresso, mi hanno fatto entrare direttamente nello stanzone delle visite. Un altro shock.  Nella prima gabbia c’era una coppia di ragazzi giovanissimi. Si baciavano così intensamente che la guardia è intervenuta.

CONDANNATO – Ho capito di chi parli. Sono messicani vero?

VISITATRICE – Si. In sala d’attesa avevo parlato con la ragazza. Dopo un  litigio, lui s’era preso a botte con uno, che però aveva una pistola e l’ha estratta. Nella lotta è partito un colpo che ha fatto secco quello con la pistola: un poliziotto in borghese. Lei non ha nessuna speranza.

CONDANNATO – Se c’è un poliziotto di mezzo non c’è niente da fare.

VISITATRICE – Ma sono ancora dei ragazzi!

CONDANNATO – Non conta. E’ inutile sperare.  (lunga pausa) E dall’amica che ti ospita come ti trovi?

VISITATRICE – Bene. Abita vicino al Parco. Proprio un bel posto, e in più le sue due coinquiline sono davvero simpatiche. L’altro giorno abbiamo affittato una macchina per andare in una riserva naturale.

CONDANNATO – Ti sei ricordata di abbracciare un albero per me?

VISITATRICE – Certo. Ho scelto una sequoia gigante. Era così grossa che abbiamo dovuto tenerci per mano in tre per chiudere il cerchio. E’ stata una sensazione molto forte. Ci siamo commosse. C’era nell’aria un’energia speciale. Non so…

CONDANNATO – Non hai idea di quanto mi manchi l’odore della terra e l’ombra di una pianta.

VISITATRICE – Ti capisco.

CONDANNATO – Come fai a resistere in questa città così caotica?

VISITATRICE – Se è per poco ce la faccio. E poi mi piace questa città. Ho già visto tanto. I primi giorni sono andata dappertutto.

CONDANNATO – E non ti sei mai persa?

VISITATRICE –  Ma no! Però mi sono capitate cose buffe!

CONDANNATO – Dai, raccontami!

VISITATRICE – Beh, sai il jet lag?

CONDANNATO – Ti sei svegliata molto presto la mattina, immagino.

VISITATRICE – Si. Alle sette ero già in strada. Faceva ancora quasi buio e in giro non c’era praticamente nessuno.

CONDANNATO – Non hai avuto paura?

VISITATRICE – Un po’. Però volevo orientarmi e capire come si arriva qui, al carcere. Avevo preso un caffè e dopo mi ci vuole sempre una sigaretta. Uscita dal locale, me ne sono accesa una. Ero lì che me la godevo quando si avvicina un tipo: “E’ una zona per fumatori, questa?” mi chiede. “Come no, non siamo fuori all’ aperto?” ho risposto. Dopo poco si avvicinano altri fumatori e formiamo un bel gruppetto. Sai chi è arrivato proprio mentre stavo per spegnere la mia sigaretta?

CONDANNATO – Forse uno scroccone, che voleva fumare anche lui.

VISITATRICE  (trattenendo la risata) – È arrivato un poliziotto incazzatissimo. “Non è una zona per fumatori, questa! Capito?” urlava col manganello puntato verso di noi.

CONDANNATO – I poliziotti sono dappertutto qui. Devi stare attenta, è pericoloso farsi notare!

VISITATRICE – Non ho ancora finito! Girovagando trovo per caso il Centro Informazioni. Sono subito entrata per chiedere come arrivare al carcere.

CONDANNATO – E allora?

VISITATRICE – Dovevi vedere la faccia dell’impiegato!  Mi ha guardato con gli occhi sgranati e mi ha fatto ripetere la domanda quattro o cinque volte. E non rispondeva. Mi guardava imbambolato e stava zitto, senza riuscire ad articolare parola!

CONDANNATO – Ma non era il Centro Informazioni?

VISITATRICE –  In coda dietro di me c’era un tipo che a un certo punto ha urlato: “ Ammazzalo. Vedrai che arrivi subito alla meta!”. Ho fatto tanto di quel ridere.

CONDANNATO  – Ma le persone sono gentili con te, come ti trattano?

VISITATRICE – Si, sono gentili, fin troppo. Mi sembrano più formali che in Europa.

CONDANNATO – Qui tengono molto all’etichetta.

VISITATRICE – La cosa che mi ha colpito di più è la miseria che ho visto a down town. Gente che dorme sui marciapiedi. Anche famiglie intere. Mi ha molto impressionato!

CONDANNNATO – Tanta miseria in una delle zone più ricche del mondo!

VISITATRICE – E in futuro sarà ancora peggio. Le disuguaglianze stanno crescendo, ovunque.

CONDANNATO – E le carceri si riempiranno ancor più di miserabili. Siamo nel Duemila, ma la logica non è cambiata. I poveri a tirar la cinghia e se sgarrano dritti in galera, i ricchi fuori a godersela anche se hanno rubato e ucciso.

VISITATRICE – E’ come se le ingiustizie aumentassero con l’aumentare della popolazione.

CONDANNATO – Chi è povero sembra non abbia diritto alla felicità. Io però sono fortunato perché ci sei tu.

VISITATRICE – Vorrei fare di più. La situazione qui è peggio di come l’avevo immaginata.

CONDANNATO – Per fortuna ne avrò ancora per poco. Ma continua a raccontare, ti va?

VISITATRICE – Allora: ieri con il traghetto ho attraversato la baia per arrivare all’Isola. Prima però abbiamo fatto tappa al Vecchio Carcere. Sono scesa per visitarlo.

CONDANNATO – Hai proprio una gran passione per questi posti!

VISITATRICE – Da bambina mi piaceva molto giocare a guardia e ladri. Chissà se c’entra?

CONDANNATO – E tu cosa facevi, il prigioniero?

VISITATRICE – Mi hanno molto colpita le scritte fatte durante le occupazioni degli anni Settanta.

CONDANNATO – Ci sono ancora?

VISITATRICE – Nessuno le ha cancellate. Sono ancora lì, ben leggibili. Ma tu conoscerai questa storia molto meglio di me!

CONDANNATO –  Non credere sai! Proprio all’inizio delle proteste, ho cominciato la mia carriera di gangster!

VISITATRICE – Ma come sei arrivato alla pena di morte? Mi sembri così…

CONDANNATO –  Così?

VISITATRICE – Non so, così equilibrato, così consapevole…

CONDANNATO – La sofferenza ti cambia. O vai fuori di testa, come succede alla maggior parte, o ti rendi conto dei tuoi errori e cerchi di rimediare come puoi.

VISITATRICE – E’ quello che hai fatto tu.

CONDANNATO – Credo di si. Non rifarei nulla di quello che ho fatto. Insomma mi sono pentito. Ora sono un’altra persona. Ma non tutti ci riescono.

VISITATRICE – Tu però ce l’hai fatta.

CONDANNATO – E a cosa è servito? Sono pieno di sensi di colpa e di buoni propositi, ma dovrò morire per un crimine che non ho commesso.

VISITATRICE – La pena di morte è assurda. Perché non riconoscere che un criminale possa pentirsi e cambiare? Poi ci sono gli errori giudiziari. Ci vuole niente a giustiziare un innocente.

CONDANNATO – Questo è il mio caso. Io non c’entro col delitto per cui sono qui.

VISITATRICE – Come hanno potuto condannarti allora?

CONDANNATO – Purtroppo lo sceriffo ha incastrato mio figlio. Con la promessa di salvarlo dalla pena di morte, gli ha fatto mettere a verbale che il mandante della strage ero io.

VISITATRICE – Ma poi tuo figlio ha ritrattato, no?

CONDANNATO – Si, ma quando hai una condanna è quasi impossibile cambiare sentenza. Sono pochissimi i fortunati che riescono ad avere un nuovo processo.

VISITATRICE – Tu ci devi provare ancora.

CONDANNATO – Troppo tardi. E poi non ne ho la forza o forse neanche m’interessa più. Come si fa a rispettare una legge che non ti rispetta?! (pausa) Però se uno ha veramente commesso un delitto grave è giusto che paghi con la vita.

VISITATRICE – Per me non è così. La pena di morte va comunque cancellata.

CONDANNATO – Ma c’è la famiglia della vittima. Hanno diritto a chiudere i conti. Devi pur compensare la morte di una persona!

VISITATRICE – Non certo ammazzandone un’altra. La vendetta non fa vivere meglio.

CONDANNATO – Sicura?

VISITATRICE – Perdonare aiuta a dimenticare. ”La mia vendetta sarà il perdono.” Io ci credo. E suona anche bene, non trovi?

CONDANNATO – Sono tutte belle le cose che dici. Ma prova a parlarne con un famigliare del morto e vedrai cosa ti risponde.

VISITATRICE – Nel mondo, gli stati che hanno abolito o sospeso la pena di morte sono sempre di più. E’ una scelta di civiltà!

CONDANNATO – Però gli Stati Uniti la mantengono, ed è la nazione più potente.

VISITATRICE – Ci vorrà tempo, ma la direzione è quella.

CONDANNATO – A te viene facile parlare così. Abiti in una bella casa, puoi sceglierti gli amici, non hai problemi di soldi. Vivere nel Bronx è un’altra cosa.

VISITATRICE – Si sono una privilegiata. Ma bisogna pure che qualcuno si ponga il problema di come migliorarla, questa società.

CONDANNATO – Sono cose troppo astratte, queste.

VISITATRICE – No, sono cose concrete. Tra ricorsi e appelli, i processi diventano interminabili. Tu ne sei un esempio. E questo non fa che prolungare la sofferenza dei famigliari della vittima.

CONDANNATO – Se è per quello, prolunga anche la sofferenza del condannato.

VISITATRICE – Appunto. E poi pensa a tutti i soldi che servono per mantenere in vita persone destinate a essere fatte fuori.

CONDANNATO – Già, un bel paradosso!

VISITATRICE – Quei soldi non sarebbe meglio spenderli in prevenzione?

CONDANNATO – Sicura che funzioni?

VISITATRICE – Lo dicono tutte le ricerche.

CONDANNATO – Non so. Qui m’ero fatto un amico. Era dentro per rapina a mano armata. Quando è uscito l’ha rifatto provocando stavolta un paio di morti. Si è sempre cacciato nei guai e non si è mai pentito. A suo modo era un tipo simpatico, t’incantava a parlarci e conosceva le leggi da cima a fondo. Ma aveva imboccato la strada sbagliata e non l’ha mai lasciata.

VISITATRICE – Com’è finito?

CONDANNATO – Ha aspettato la morte come una liberazione. Se ne è parlato perché per la prima volta giornalisti e testimoni hanno potuto assistere a un’esecuzione nella camera della morte.

VISITATRICE – Si, adesso ricordo.

CONDANNATO – Da solo si è sdraiato sul tavolo dove cinque guardie l’hanno legato con le cinghie. Gli hanno chiesto di fare il pugno per trovare la vena. Ha guardato il suo avvocato. Si sono salutati ed è finita. Non ha neanche tentato di lottare. E’ stata una morte veloce e silenziosa. (pausa) Ai testimoni e ai giornalisti non piace quando si muore così facilmente.

VISITATRICE – E’ atroce usare un’esecuzione per vendere più copie e fare il boom di ascolti.

CONDANNATO – Almeno c’è un po’ d’attenzione anche per noi.

VISITATRICE – Si, però non può essere una questione di audience!

CONDANNATO – Ma alla gente piace seguire queste cose.

VISITATRICE – E’ vero per il passato. Le piazze col patibolo erano sempre strapiene. Ma secoli fa!

CONDANNATO – E credi sia cambiato qualcosa? Semplicemente, oggi ci sono mezzi più efficaci per far fuori il condannato. Tutto qui.

VISITATRICE – Efficaci, ma sempre disumani.

CONDANNATO – Mi chiedo se non sia meglio una morte rapida che una vita passata in un posto come questo.

VISITATRICE – Ma come può la democrazia più avanzata del mondo applicare una legge così brutale?!

CONDANNATO –  “Occhio per occhio, dente per dente”. E’ questa la regola.

VISITATRICE – No! Non si nasce con dentro il senso di vendetta.

CONDANNATO – Io credo invece che sia nel nostro DNA.

VISITATRICE – Anche ammesso,  se allo Stato è consentito uccidere come può pretendere che non lo facciano i suoi cittadini?!  Uccidendo il colpevole,  lo Stato si mette allo stesso livello del più feroce dei criminali.

CONDANNATO – Ma serve da esempio.

VISITATRICE – Dove c’è la pena di morte, si commettono più crimini di dove non c’è. E anche dopo un’esecuzione i crimini aumentano.

CONDANNATO – Non ci credo.

VISITATRICE – Ci sono le statistiche. Un criminale non valuta razionalmente le conseguenze di quello che fa. E comunque è sempre convinto di farla franca.

CONDANNATO – E allora?

VISITATRICE –Solo la certezza che nessuno può sfuggire alla giustizia può contrastare il crimine. Significa che tutti i colpevoli, non solo gli sfigati, avranno la giusta punizione

CONDANNATO – Ci risiamo con le utopie! A nessuno interessa di noi. D’altra parte non hai idea della malvagità di molti di quelli rinchiusi qui dentro.

VISITATRICE – Ma non ci si può mettere al loro livello. Lo Stato non deve rinunciare alla propria dignità. Solo così salvaguarda quella dei cittadini, buoni o cattivi che siano.

CONDANNATO – Non riesco a seguirti.

VISITATRICE – E’ strano sentir difendere la pena di morte da uno destinato a essere fatto fuori con un’iniezione letale.

CONDANNATO – Prova a vivere qui dentro:  ti renderesti conto di cosa un uomo può arrivare a fare.

VISITATRICE – La condanna a morte non è una soluzione per la violenza. E’ una sua conferma.

CONDANNATO – Il male è solo l’altra faccia del bene, come la morte è l’altra faccia della vita. Accanto ad Abele ci sarà sempre Caino. E’ la natura umana. Siamo fatti così.

VISITATRICE – Fuori parlo con le persone e quando spiego perché sono qui, nessuno si dichiara a favore della pena di morte! Molti non sanno neanche che in questo Stato sia ancora in vigore.

CONDANNATO – Qui sono diversi dal resto del paese, sono più progressisti. Ma se vai più a sud le cose cambiano. E parecchio.

VISITATRICE – Smettiamola di discutere. La pensiamo troppo diversamente.

(lunga pausa)

CONDANNATO – Scusa se mi sono un po’ alterato. A volte mi sembri così…sprovveduta,  così…diversa…

VISITATRICE – Diversa?

CONDANNATO – Diversa da come ragiona di solito la gente.

VISITATRICE – Ragiono con la mia testa.

CONDANNATO – Perciò mi sei piaciuta fin dalla prima lettera. A mio modo, anch’io sono un diverso. Forse per questo ci capiamo al volo.

VISITATRICE – Ma se un minuto fa abbiamo quasi litigato.

CONDANNATO – Bah, ci siamo lasciati un po’ prendere dalla discussione, tutto qui. Del resto sono argomenti forti, che non lasciano indifferenti. Adesso però torniamo a noi. Vuoi?

VISITATRICE – Va bene. Però che non mi piace alzare la voce.

CONDANNATO – Scusami. Ci starò più attento. E’ strano quel che è successo. Nelle lettere sai sempre cogliere il senso esatto delle mie parole.

VISITATRICE – Le parole non dicono tutto. A volte nascondono i pensieri e portano a mentire. Per questo sono qui.

CONDANNATO – Io ti trovo esattamente come ti avevo immaginato.

VISITATRICE –  Forse sono più trasparente di te.

CONDANNATO – Credi non abbia intuito cosa c’è dietro a ciò che scrivi?

VISITATRICE – Non faccio molto per tenerlo nascosto.

CONDANNATO – Però non parli mai apertamente dei tuoi problemi.

VISITATRICE – Oggi vivere è sempre più difficile, anche là fuori.

CONDANNATO – Stando qui non è facile crederlo, te l’assicuro.

VISITATRICE – Invece è così. A volte sogno a occhi aperti un mondo che accolga tutti, lasciando a ognuno la possibilità di vivere il proprio desiderio.

CONDANNATO – “Vivere il proprio desiderio”,  ma cosa vuol dire?

VISITATRICE – Vuol dire non lasciarsi condizionare dagli altri.

CONDANNATO – Funziona se sei in libertà, ma che me ne faccio io del mio desiderio in questo posto di merda?

VISITATRICE – Non è facile risponderti…

CONDANNATO – Vorrei rimediare al male che ho fatto ai miei figli. Ecco il mio unico desiderio.

VISITATRICE – Coi figli è impossibile non sbagliare. Ci vuole solo molta fortuna oltre che molta pazienza.

CONDANNATO – Con i miei figli ho fatto solo errori.

VISITATRICE – Non è sempre così. Mia figlia ad esempio ama molto i cavalli. Sarà per come l’ho educata?

CONDANNATO – Io invece sono stato un pessimo padre. E’ questo che conta!

VISITATRICE – A questo punto non serve molto chiederselo. (pausa) Ma a proposito di cavalli, il tuo amato stallone?

CONDANNATO – Mi costa molto parlarne. Ricordarlo mi fa stare ancora male.

VISITATRICE – Non voglio forzarti.

CONDANNATO – I cavalli sono stati il più grande amore della mia vita, non posso negarlo!

VISITATRICE – Anch’io li amo molto.

CONDANNATO – Io sogno ancora di andare al galoppo con lui. Con il mio stallone ho trascorso giorni magnifici. Era tanto forte,  tanto bravo.

VISITATRICE – Avete vinto un sacco di premi insieme, no?

CONDANNATO – Quanto ci siamo divertiti! Gli parlavo come parlerei a te e lui mi capiva, perfettamente. Era come un fratello di cui conoscevo il cuore e il modo di ragionare. Mi manca tanto…

VISITATRICE – Fermati… se ti fa troppo male parlarne.

CONDANNATO – Se fosse ancora vivo, avrebbe quarantadue inverni sulla groppa. Quando mi hanno chiuso qui dentro l’ho dato a degli amici fidati. Gli ho chiesto di volergli bene, ma di non dirmi della sua morte. Nel mio ricordo deve restare vivo, come eravamo una volta insieme. (pausa) Ma e i tuoi di cavalli?

VISITATRICE – Il mio morello non sarà bello come il tuo stallone, ma lo adoro! Facciamo lunghi giri nel bosco intorno a casa. E devi vedere come se la cava sui sentieri stretti!

CONDANNATO – E’ tranquillo?

VISISTATRICE – Con me è molto buono, ma tratta malissimo la mia vecchia cavalla  e il suo puledro. Vuole essere lui il capo anche se è arrivato per ultimo.

CONDANNATO – Se è il più forte è…giusto che sia così.

VIISITATRICE – E’ molto competitivo, anche con gli umani. Ho fatto una gara con mio figlio: io sul morello, lui sul motorino.

CONDANNATO – E com’è andata?

VISITATRICE – All’inizio eravamo affiancati. Correvamo su una pista sterrata, che all’improvviso si restringe e diventa un sentiero. Mio figlio ha capito al volo che il cavallo non si sarebbe fermato! Così si è buttato di lato tra i rovi per non farsi travolgere. Era il cavallo a comandare!

CONDANNATO  (ridendo) – Questo non deve succedere! Sei tu il capo, non il cavallo.

VISITATRICE – Lo so, ma quando mi prende la mano non ce la faccio a farmi ubbidire.

CONDANNATO – Ci devi riuscire, altrimenti sarà sempre lui ad avere in pugno la situazione. Ci vuole tempo e determinazione. Alla fine ce la farai.

VISITATRICE – Speriamo…

CONDANNATO – Quando penso a tuo figlio, immagino di portarlo a fare un bel giro su una Harley Davidson! Allora si che capirebbe cosa vuol dire andare in moto.

VISITATRICE – La sua moto non è certo una Harley Davidson. Ma quando esce di sera non riesco a prendere sonno finché non lo sento rientrare.

CONDANNATO – E’ ancora così scontroso?

VISITATRICE – Forse è addirittura peggiorato.

CONDANNATO – Si è ubriacato di nuovo come quando l’avete beccato in piena notte a prendere a calci un cassonetto?

VISITATRICE – No, ma come faccio a star tranquilla? Sai che mi ha detto il giorno dopo: “Ma mamma è normale. Tutti si ubriacano!”? A me non sembra normale bere così tanto da vomitare per ore e non riconoscere neanche i genitori!

CONDANNATO – Quando i figli sono piccoli ti camminano sui piedi, quando sono grandi ti camminano sul cuore!

(lunga pausa)

VISITATRICE – Dai, lasciamo stare i figli. Tanto poi fanno sempre quel che vogliono. Ti faccio ridere ancora un po’, se vuoi.

CONDANNATO – Certo. Non ho molte occasioni di divertirmi qui e tu quando racconti sei davvero speciale.

VISITATRICE – Va bene. Allora:  ho mangiato un bel burrito in un posticino per messicani.

CONDANNATO –  Burrito vegetariano immagino!

VISITATRICE – Ovviamente! Quando il cameriere mi ha messo il piatto davanti ho riso da sola. Non riesco ad abituarmi alle porzioni giganti che servono qui. Ho pensato che se fossi riuscita a mangiarne almeno la metà sarebbe stato un successo. Però avevo tanta fame. Insomma, è finita che l’ho divorato tutto. Quando poi ho pagato ho riso ancora di più: costava pochissimo! Viste le porzioni e le cifre ridicole, sfido che si vedono in giro così tanti obesi.

CONDANNATO – Vuoi insinuare che sono obeso?

VISITATRICE – Ma no. Sei solo un po’ ciccio.

CONDANNATO – E’ colpa della merda che ci danno da mangiare. Non hai idea delle schifezze che dobbiamo mandar giù a colazione, pranzo e cena. Perciò mi è venuto il diabete. Appena posso compro della frutta allo spaccio, purtroppo raramente nonostante i soldi che tu e la tua associazione mi mandate.

VISITATRICE – Facciamo quel che possiamo. Certo non è molto.

CONDANNATO – Però mi tiene in vita. Soprattutto mi permette  di avere i francobolli per scrivere a tutti gli amici di penna sparsi nel mondo. Non potrei farcela senza le loro lettere.

VISITATRICE – E’ uno scambio. Anche per me sarebbe impensabile non avere le tue lettere. Mi ricordano cos’è veramente la vita.

CONDANNATO – La non-vita vuoi dire. I giorni qui sono tutti uguali. A meno che non ci sia un lock down quando ci tengono chiusi in cella ventiquattro ore su ventiquattro e ci danno solo cibo freddo.

VISITATRICE – Di solito invece come funziona?

CONDANNATO – Facciamo colazione alle sei e mezza del mattino. Alle otto e mezza ci aprono le celle. Se c’è bel tempo ci lasciano andare in cortile. Alle due e mezza ci riportano in cella. Significa che tutti i giorni rimaniamo rinchiusi per diciotto ore di seguito.

VISITATRICE – Mi fa star male solo a sentirtelo dire.

CONDANNATO – Ormai questa follia mi è entrata dentro. Pensa cosa ho sognato l’altra notte: ero in una casa con grandi stanze bianche, tutte uguali e tutte senza porta. A un certo punto è arrivata una mandria di bufali. Bufali ovunque, non sapevo dove rifugiarmi. L’ansia e il terrore crescevano col crescere dei bufali finché non mi sono svegliato col cuore in gola.

VISITATRICE – E’ stato solo un sogno, brutto ma solo un sogno. Devi tener duro.

CONDANNATO – Forse il sogno è legato al fatto che mi hanno spostato nell’ala est. Siamo in trentaquattro sul lato sud e trentaquattro su quello nord. Nelle prime due celle del lato nord ti chiudono per i giorni che precedono l’esecuzione.

VISITATRICE – Quindi sei a contatto diretto con chi viene giustiziato?

CONDANNATO – Certo. Ma tanto… presto toccherà anche a me.

VISITATRICE –  Non parlare così.

CONDANNATO – In quelle due celle non puoi tenere niente tranne una coperta, due lenzuola, un asciugamano. Tutte le tue cose sono fuori: le puoi vedere, ma non le puoi usare.

VISITATRICE – Fermati. Non ce la faccio ad ascoltarti.

CONDANNATO – Due guardie speciali ti sorvegliano in continuazione. Sedute davanti alla cella, riportano in un taccuino ogni tuo movimento. Credo siano i giorni più lunghi della vita di un uomo. E tra non molto ci sarò io in quella stanza.

VISITATRICE  – No!

(pausa)

CONDANNATO – In fondo però non stiamo così male qui. Come vedi, possiamo avere visite senza vetro di separazione.

VISITATRICE – Non avrei sopportato di parlarti attraverso un vetro.

CONDANNATO – Ogni tanto mi lasciano telefonare a casa. E poi possiamo goderci il sole! In altre carceri vivono senza luce naturale. In Oklahoma la prigione è addirittura sotterranea. Qui siamo in un covo di serpenti, là è certamente peggio!

VISITATRICE – Pensa se si desse al condannato la possibilità di avere un futuro, una volta pagato il suo debito alla giustizia.

CONDANNATO – Sarebbe bello, certo. Ma qui è impossibile anche solo immaginarlo.

VISITATRICE – In Norvegia lo fanno. Le pene sono al massino di ventun anni, anche per i serial killer. Lì solo il 20% torna a delinquere mentre qui torna a delinquere l’80% .

CONDANNATO – Questi discorsi me li fa anche l’altra amica di penna.

VISITATRICE – L’ho conosciuta, che donna! Ha ipotecato la casa di famiglia per pagarsi i viaggi dall’Europa e visitare gli amici condannati a morte qui negli Stati Uniti!

CONDANNATO – E’ la persona che mi ha sostenuto di più. Voleva addirittura ingaggiare un avvocato serio. Ma non ho voluto approfittare troppo della sua generosità.

VISITATRICE – Qui avete tutti avvocati d’ufficio, vero?

CONDANNATO – E’ il peggio che ti possa capitare. Invece di occuparsi di noi se ne stanno nella baia a fare windsurf.

VISITATRICE – Che bastardi!

CONDANNATO – Figurati che qualcuno arriva ad addormentarsi in udienza! O peggio si dimenticano di ricorrere in appello. E’ capitato a più di uno. Allora è proprio finita. Non ci sono più speranze.

(pausa)

VISITATRICE – Ma come sono andate esattamente le cose? E’ il momento di parlarne.

CONDANNATO – Si è il momento.(pausa) Ero messo bene, non proprio ricco, ma potevo permettermi una bella vita. Con la seconda moglie avevamo un ranch con tanti cavalli e ce la spassavamo alla grande. Ero in società con uno, che a un certo punto mi ha derubato di tutto ed è sparito. Impossibile ritrovarlo. E qui è cominciato tutto il casino. Non sapevo come tirare avanti. Ero pieno di rabbia. Odiavo tutti. Così ho messo su una gang coi miei due figli e altri ragazzi. Rapine a mano armata, qualche colpo in banca, insomma assaltavamo quei posti dove c’è denaro fresco e personale che non fa troppa resistenza.

VISITATRICE – Capisco la situazione, però… non tutti si mettono a far rapine.

CONDANNATO – Quello che mi rimprovero di più è aver coinvolto i miei figli.

VISITATRICE – Quant’è durata?

CONDANNATO – Un bel po’. Sai, eravamo piuttosto bravi come rapinatori.

VISITATRICE – Ok,  queste sono le cose che mi hai già scritto. M’interessa il seguito. I giornali  danno ogni giorno una versione diversa di come è andata.

CONDANNATO – Lascia perdere i giornalisti! L’unica sincera è stata quella che, prima d’intervistarmi, mi ha detto. “Con tutta la gente che hai aiutato con i soldi delle rapine dovrebbero chiamarti Robin Hood”. Le ho risposto  “Dovrebbero chiamarmi Cavallo Pazzo, invece.

LA GUARDIA (interrompendo il suo percorso, si ferma accanto a loro e indica l’orologio che porta al polso) – Non vi resta molto tempo. Posso prolungarvi la visita, se volete.

VISITATRICE e CONDANNATO (guardandosi increduli) – Certo che vogliamo. Grazie.

(La GUARDIA riprende il suo percorso di sorveglianza.)

VISITATRICE – Come mai questo regalo?

CONDANNATO – Non è uno dei più bastardi! Nei locali di visita dove c’è il pubblico mettono le guardie meno carogna. Quelle più stronze ce le becchiamo noi. Qui è tutta scena!

VISITATRICE – Ti trattano così male?

CONDANNATO –Io non sono uno che dà particolari problemi. Mi lasciano abbastanza in pace. Anche se qualche volta fanno dei brutti scherzi tipo quando ho bisogno dell’insulina e me la portano in ritardo!

VISITATRICE – Altro che scherzi: questo è sadismo!

CONDANNATO – Ma i momenti peggiori sono quando nessuno mi scrive o quando tutto si ferma per un lock down. Oppure se ti dicono che hai una visita e non è vero! Allora vado giù di brutto. Poi magari, inaspettata, arriva una tua lettera. E allora torno a star bene.

VISITATRICE – Pensa se potessi venire un po’ da noi? Credo che farebbe bene anche a me e ai miei figli.

CONDANNATO – Potrei montare una tenda accanto a casa vostra. Finalmente dormire sulla terra e da sdraiato guardare il cielo …

VISITATRICE – Si vedono stellate magnifiche da casa mia. Non ci sono luci intorno come in città.

CONDANNATO – Però a ogni ora della notte dovrai passare a sbattermi la torcia accesa in faccia per essere sicura che non sia scappato.

VISITATRICE – Ok, a ogni ora della notte. E poi?

CONDANNATO – Di giorno invece alle due e mezzo in punto dovrai rinchiudermi nella tenda come fanno qui quando mi riportano in cella. Ormai sono troppo abituato.

VISITATRICE – Smettila di scherzare. Saresti libero e vivresti con noi.

CONDANNATO – Dovrò anche riabituarmi ad aprire le porte da solo. In tutti questi anni non l’ho più potuto fare. Quando ci portano da qualche parte siamo scortati da due o tre guardie. Spesso ci mettono i ceppi alle caviglie per cui siamo costretti a fare passi molto corti. Oltre alle manette, abbiamo anche catene in vita e ai polsi. Quindi sono le guardie ad aprire tutte le porte.

VISITATRICE – Ti farei conoscere i miei amici, ti piacerebbero.

CONDANNATO – Eh, gli amici qui sono un grosso problema. Raramente puoi condividere qualcosa con qualcuno. Pensa che c’è chi non esce mai di cella per paura degli altri, di tutti!

VISITATRICE – Poveracci!

CONDANNATO – Quelli sì fanno una vita orrenda! Però anche quando trovi chi ti va a genio devi stare attento a non affezionarti troppo. Avevo un vicino di cella giovane e intelligente. Non è durato molto. Ho cercato di prenderlo sotto la mia protezione, ma  un giorno le guardie l’hanno trovato morto.

VISITATRICE – Com’è successo?

CONDANNATO – Un sacchetto di plastica in testa. Ci vuole una gran volontà per suicidarsi così!

VISITATRICE – Si suicidano in molti?

CONDANNATO – Si. Qualche volta c’ho pensato anch’io, ma non ne ho avuto il coraggio. Sarà lo Stato a togliermi la vita!

VISITATRICE – Lo Stato non potrebbe…

CONDANNATO – Ma lo farà.

VISITATRICE – Non è detto. C’è l’appello. Date le tue condizioni di salute, io ci spero.

CONDANNATO – Non c’è alcuna possibilità di rinvio.

VISITATRICE – Chi l’ha detto?

CONDANNATO – L’avvocato, l’ultima volta che si è fatto vivo.

VISITATRICE – Non puoi gettare la spugna così!

CONDANNATO – Pensa se morissi di morte naturale! Non sarebbe un bel colpo?

VISITATRICE – Smettila ti prego.

CONDANNATO – Scusami, ma sono giorni pesanti per me.

VISITATRICE – Cos’è successo?

CONDANNATO (togliendosi gli occhiali da sole che ha messo e tolto in continuazione) – Te ne parlerò per lettera. Mi sarà più facile. Adesso non ce la faccio.

VISITATRICE  – Questi occhiali te li ha lasciati l’ultimo tuo amico giustiziato?

CONDANNATO – E’ stato il suo regalo prima di andarsene per sempre.

VISITATRICE –  Ti manca?

CONDANNATO – La sua è l’esecuzione che ho vissuto peggio. Mi consolo pensando che ora lui è in un posto migliore. “Fra poco ti raggiungo” gli ho detto abbracciandolo. Mi sta aspettando.

VISITATRICE – Ma pensi seriamente che ti ammazzeranno?

CONDANNATO – Sono qui per questo. E poi ne ho abbastanza di questa vita.

VISITATRICE – Devi continuare a sperare, invece.

CONDANNATO – A chi non ha soldi come me, e questo vale per tutti quelli chiusi qui dentro,  non danno una seconda chance.

VISSITATRICE – Tu devi avere una seconda chance. Ti sei pentito, sei un altro uomo.

CONDANNATO – Non basta pentirsi e cambiare. Quando sei marchiato, non puoi sfuggire al tuo destino.

VISITATRICE – Ci sono programmi di reinserimento. Funzionano.

CONDANNATO – Troppo tardi per me.

VISITATRICE – Perché?

CONDANNATO – So io il perché.  Ma non essere triste. Non voglio lacrime. Quando sarà il momento, me ne andrò in un posticino dove potrò finalmente stare in pace! E quando toccherà a te, una volta arrivata, guardati intorno. Vedrai una piccola tenda rossa. Ecco io sarò lì ad aspettarti.

VISITATRICE – Non credo fisseranno mai una data per l’esecuzione. La pena di morte non si applica ai condannati anziani e malati!

CONDANNATO –  E neanche a chi ha commesso delitti quando era minorenne. Eppure non hai idea di quanti ne hanno fatti fuori senza pietà nonostante fossero più ragazzini che uomini!

VISITATRICE – Se mai arriverà quel giorno io sarò qui con te! Promesso!

CONDANNATO – Sai cosa ti aspetta? Anche se rapido, sarà tutto molto doloroso. Vedermi morire non sarà una passeggiata!

VISITATRICE – Ho già assistito alla morte di un uomo.

CONDANNATO – Quando?

VISITATRICE – Faccio ancora fatica a parlarne. Non l’ho mai raccontato. Ma forse è arrivato il momento. (pausa) Mio padre…

CONDANNATO – Mi hai scritto di lui. Non è stato un rapporto facile il vostro.

VISITATRICE – Per niente. Ma quando è finito in coma ho voluto rivederlo.

CONDANNATO – Capisco.

VISITATRICE  – E’ stato terribile. Era in un letto, immobile e silenzioso, lui che aveva dato ordini per tutta una vita… Per questo me n’ero andata da casa.

CONDANNATO – E’ sempre difficile crescere dei figli, lo sai bene anche tu.

VISITATRICE –Ma lui esagerava con la disciplina. E io ero troppo ribelle per accettarlo.

CONDANNATO – Erano tempi diversi. Oggi non sarebbe così.

VISITATRICE – Non so. Sta di fatto che rivederlo in quello stato mi ha smosso qualcosa dentro. Pietà, ma anche rabbia…non so… tutto mescolato insieme. Tanto che non ce l’ho fatta… ridotto in un letto senza speranze… lui non l’avrebbe voluto, ne sono sicura!

CONDANNATO – Fermati. Riprendi fiato.

(pausa)

VISITATRICE – Rimasta sola con lui,… ho staccato il respiratore automatico. ..(pausa) Ha smesso di respirare . E in breve è…finita.

CONDANNATO – Ti rendi conto del rischio che hai corso?

VISITATRICE – Si. Nessuno però mi ha fatto domande.

CONDANNATO – Mi hai fulminato col tuo racconto.

VISITATRICE – Da allora io non so più dove finisce il bene e dove comincia il male.

CONDANNATO – Neanch’io lo so più.

VISITATRICE – Forse una risposta l’ho trovata venendo qui.

CONDANNATO – Può darsi.

VISITATRICE – Lo spero, anche se là fuori è tutto molto più confuso.

CONDANNATO – Tu sei forte. Ce la farai.

VISITATRICE – Come vedi so bene di cosa si parla quando si parla di morte.

CONDANNATO – Allora posso parlarti della mia di morte?

VISITATRICE – Adesso si. Puoi farlo.

CONDANNATO – Il giorno dell’esecuzione una guardia mi chiederà se voglio dire qualcosa.  “Oggi è un buon giorno per morire” dirò. Allora m’infileranno l’ago nella vena. Guardando per un’ultima volta te e gli altri testimoni, vi farò un grande sorriso. Chiuderò gli occhi e me ne andrò.

VISITATRICE – Chi ci sarà con me a farti da testimone?

CONDANNATO – L’altra mia amica di penna, che conosci già. Poi forse il consigliere spirituale. E anche la moglie di mio figlio, quello all’ergastolo. A proposito, grazie per avergli scritto. Non ti ha risposto, vero?

VISITATRICE – No.

CONDANNATO – Ti chiedo scusa per lui. Anche se ero certo che non l’avrebbe fatto, ho pensato che le tue lettere come fanno bene a me avrebbero fatto bene anche a lui.

VISITATRICE –  Forse è troppo depresso per rispondermi.

CONDANNATO – Altro che depresso! Non vuol più vedere nessuno, neanche la moglie. Sono oltre vent’anni che è rinchiuso! E quando sai che la tua vita finirà in un carcere, come puoi non andare fuori di testa?

VISITATRICE – E’ tremendo, lo capisco.

CONDANNATO – Per lo meno l’altro figlio sta un po’ meglio. Se non fosse per quel tumore! Ha una così bella famiglia. Ce la farà, ce la deve fare! Non si arrenderà a quel maledetto cancro! Se potessi prendermelo io al suo posto!

VISITATRICE – La chemio è andata bene però.

CONDANNATO – Si, anche se dopo l’intervento, il lato destro del corpo non ha quasi più sensibilità. Ma sembra che pian piano stia recuperando!

(rimangono in silenzio. Si tengono le mani guardandosi fissi negli occhi)

GUARDIA  (si avvicina mostrando l’orologio al polso) – Dovete salutarvi.

VISITATRICE – Sta finendo il tempo…

CONDANNATO – Ricordati. Hai fatto molto felice questo vecchio cavallo pazzo! Ti voglio tanto, tanto bene!

VISITATRICE –  Anche tu mi hai fatto felice. Non dimenticherò mai neanche un attimo di quest’incontro.

(Si alzano, il CONDANNATO posa gli occhiali sul tavolo. Si abbracciano. Il CONDANNATO si siede e si rimette gli occhiali per nascondere la commozione.)

VISITATRICE (mentre la GUARDIA, entrata nella gabbia, rimette le manette al CONDANNATO)  – Verrò a trovarti ancora l’anno prossimo, te lo prometto! Non arrenderti. Io ci sarò sempre per te.

CONDANNATO (uscendo senza voltarsi verso di lei) – Lo so, lo so.

(pausa)

GUARDIA – (rientra nella gabbia per far uscire la VISITATRICE) – Come mai gli ha dato appuntamento all’anno prossimo?

VISITATRICE – Perché voglio tornare.

GUARDIA – Tornare? Ma come, lui non le ha detto niente?

VISITATRICE – Cosa doveva dirmi?

GUARDIA – Che non ci sarà l’anno prossimo.

VISITATRICE – Verrà trasferito?

GUARDIA – E’ stata fissata la data dell’esecuzione. Tra una settimana sarà giustiziato.

 

F I N E

 

 

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Liberamente ispirato a “Vedermi morire non sarà una passeggiata “ di Christine Kaufmann con Laura Bellomi, Eugenia Lentini, Gianni Lodi e a “Abbraccia un albero per me” di Christine Kaufmann, ed. Effige, 2013.