2002 | Videocorso – Lo yoga dei chakra

Il contenuto

Con le sue tecniche millenarie (posizioni, controllo del respiro, rilassamento, concentrazione e meditazione), lo yoga ha ancora molto da dire e da offrire alle donne e agli uomini di oggi. Questa disciplina e` in grado non solo di ristabilire l’equilibrio tra corpo e mente, ma di assicurare quell’equilibrio tra stress e distensione che lo stile di vita contemporaneo rende sempre piu` precario, aumentando il “rischio malattia”.

Diversi sono i percorsi che consentono di trasformare il corpo in un tempio, principio guida delle tecniche yoga. In questo videocorso e` proposto quello che ha piu` a che fare con l’apparato psico-corporeo: il sistema dei chakra, cioe` l’insieme  dei centri di energia fisica e mentale, che strutturano i nostri comportamenti/atteggiamenti.

Grazie allo yoga, l’energia primaria addormentata alla base della colonna vertebrale, kundalini, puo` ascendere dai livelli inferiori delle energie grossolane ai livelli piu` elevati delle energie sottili per poi ridiscendere, in un movimento circolare che dal basso porta in alto e viceversa. In tale contesto, ogni esercizio proposto assume un valore profondamente simbolico, capace di ridare un senso ultimo e complessivo anche ai gesti piu` semplici del quotidiano.

 
Argomentazioni di vendita

Le persone che praticano lo yoga sono in continuo aumento: non tutte pero` hanno la possibilita` di frequentare un centro e seguire un corso. Questo videocorso si propone come introduzione alla pratica yoga: unisce chiarezza e sintesi e puo` costituire un valido supporto per i/le principianti, ma anche per coloro che vogliono approfondire la tematica dei chakra. E` articolato in otto lezioni di circa 15 min. l’una: la prima introduttiva, le altre sette relative ognuna a un chakra, che viene stimolato con  esercizi di scioglimento muscolare, di respirazione, di rilassamento e con una specifica posizione (asana).

 

PRIMA LEZIONE

Benvenuti/e a questi incontri dedicati allo YOGA DEI CHAKRA. Per il tipo di vita che conduciamo, per i ritmi convulsi cui ci sottoponiamo c’e`la necessita`, nel corso della giornata, di ritrovare la calma, la serenita`, la possibilita` di guardarci dentro.

Questi nostri incontri vogliono soddisfare il bisogno di lasciar andare le cose, di dimenticare lo stress quotidiano: sono quei dieci minuti che vi chiedo per intraprendere un percorso di introspezione, guidati da una disciplina che viene dall’India e che risale ad almeno seimila anni fa`, ma che ha ancora molto da dire e da offrire agli uomini e alle donne di oggi.

Ma cosa significa la parola yoga? Yoga deriva dalla radice sanscrita yui, che rimanda all’atto dell’aggiogare, quindi all’idea di riunificare le cose la` dove si presentano distinte e separate. Queste cose possono essere la materia e lo spirito, anche se io preferisco usare termini piu` vicini a noi: corpo, mente e psiche, maschile e femminile, terra e cielo.

Se tocco il mio corpo avverto un insieme di precise sensazioni di tipo fisico: il calore della pelle, l’umidita` del sudore ecc.

Ma se chiudo gli occhi devo immaginare il mio corpo, a partire dai ricordi di quando mi sono guardato allo specchio l’ultima volta. A questo punto sto immaginando il mio corpo, ed e` cosa diversa da quando lo toccavo. Lo yoga ci aiuta a tenere insieme queste due dimensioni diverse: quella della fisicita`, della natura biologica, e l’attivita` mentale, che ci consente  invece di interpretare la realta`, e dunque di dare un senso ai nostri gesti, alle nostre azioni, ai nostri pensieri.

Aggiungiamo un aggettivo al termine yoga: lo facciamo diventare  hatha-yoga: ha significa SOLE, tha LUNA. Quindi lo YOGA DEL SOLE E DELLA LUNA: il nostro microcosmo e` il riflesso del macrocosmo in cui siamo inseriti e dove quotidianamente si alternano il sole e la luna. Anche dentro di noi e` possibile ritrovare questa doppia valenza, queste due polarita` che si alternano: la luna e` la nostra natura piu` passiva, notturna, misteriosa e che, nel corpo, corrisponde alla parte sinistra, quella del femminile, mentre il sole e` la parte piu` attiva, quella del maschile, che corrisponde invece alla parte destra. Queste due parti sono entrambe presenti in tutti noi, indipendentemente dal fatto che siamo uomini o donne, maschi o femmine.

Per realizzare un equilibrio effettivo dobbiamo dunque riconoscere in noi sia l’aggressivita` del maschile, che possiamo usare in determinate circostanze, sia la nostra tenerezza, che funziona in altri momenti. E` questo un altro modo di intendere lo yoga come unione (yui): tenere insieme  sole e luna significa dunque combinare aggressivita` e tenerezza, maschile e femminile al di la` del sesso di appartenenza.

Questo e` importante perche` la nostra cultura tende a svalorizzare tutto cio` che e` passivo, e quindi relato al femminile. Al contrario, offrire il vuoto invece del pieno rappresenta una grossa risorsa, che ci puo` aiutare molto nella vita. Se pensiamo a una nostra giornata tipo, la vediamo colma d’impegni, faccende che ci mandano in ansia e ci costringono a essere sempre in tensione. Proviamo allora a offrire la parte piu` remissiva della nostra natura: le cose forse andranno meglio. Certo, saremo meno soffocati dallo stress e piu` disponibili per noi stessi e per gli altri.

Per seguirmi in questi incontri non servono molte cose; la piu` importante e` la disponibilita` ad accettare anche i momenti di difficolta`: ad es. quando il corpo fa fatica ad eseguire un esercizio o ad assumere una determinata posizione, o quando la mente non vuole distaccarsi da un problema, che in quel momento ci assilla. Poi serve un tappeto su cui appoggiare il corpo: e` meglio occupare un luogo della casa che ci piace, in cui ci sentiamo al sicuro, dove ci sia la certezza di non essere disturbati, di poter fare il silenzio dentro e fuori di noi.

Per migliorare la qualita` dell’incontro puo` aiutarci l’uso dei bastoncini d’incenso, da inserire nell’apposito supporto: nel momento in cui lo accendiamo, all’inizio della seduta, saremo beneficiati non solo dal profumo emanato ma, osservando le volute di fumo, potremo richiamare tutti gli elementi che stanno alla base della vita: la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria, l’etere. Anche la scelta del momento della giornata da riservare allo yoga e` importante. Ci sono diverse possibilita`: al mattino, il corpo e` piu` legato, ma la pratica mattutina favorisce l’atteggiamento di disponibilita` nei nostri confronti, che ci aiuta a essere piu` disponibili anche nei confronti degli altri. Inoltre la pratica al mattino ci assicura una sferzata di energia grazie all’incontro positivo con il nostro corpo. Ma va altrettanto bene la sera, quando ci predisponiamo al riposo notturno e ci serve dunque qualcosa che aiuti a lasciarci alle spalle tutte le sensazioni provate durante la giornata, allontanando i pensieri ossessivi e le costrizioni che societa` cosi` complesse come le nostre ci impongono continuamente.

Una regola fondamentale nello yoga riguarda la respirazione: una risorsa fondamentale. Percio` e` consigliabile usare sempre il naso sia per inspirare che per espirare. Nell’aria e` presente un’energia particolare, il  prana, che assorbiamo nella respirazione e che dunque deve arrivare in noi con una certa attenzione e delicatezza. Se usiamo la bocca rischiamo un impatto troppo diretto; con il naso, grazie alle circonvoluzioni che l’aria attraversa per arrivare ai polmoni, possiamo favorire il contatto con il prana, in modo che sviluppi meglio il suo potere energetico.

Anche la respirazione ripropone la duplicita` tipica dello hatha-yoga: l’inspirazione e` la fase attiva, maschile, solare, e` il momento primo dell’entrata nella vita; l’espirazione, al contrario, e` la componente passiva, quella del rilassamento: e` l’ultima azione che compiamo prima di lasciare la dimensione terrena dell’esistenza. L’attenzione alla respirazione ci riporta dunque alla finitezza della nostra esistenza, che comincia appunto con un’inspirazione e finisce con un’espirazione. Questa dimestichezza ci aiuta ad allontanare l’ansia della morte, abituandoci all’idea che il morire e` semplicemente un passaggio da un tipo di esperienza legata alla nostra fisicita` a un tipo di esperienza legata invece alle nostre componenti piu` sottili.

Il percorso che seguiremo non sara` casuale, ma si affida a uno schema collaudato. Uno degli elementi fondamentali di questo percorso e` costituito dal sistema dei chakra: sette livelli di energia psicofisica attorno a cui si sviluppano le fondamentali funzioni espletate dal corpo e dalla mente. Questo percorso si sviluppa dal basso all’alto e viceversa, e presuppone la stimolazione di un’energia primaria, kundalini, energia di natura sessuale (per certi aspetti richiama la libido di Freud), che risiede nel primo chakra: muladhara (“sostegno della base”), collocato nel perineo, il muscolo compreso tra l’ano e la base del sesso. Lo yoga si propone di risvegliare questa energia e di trasformarla, trasferendola dal livello piu` grossolano dell’esperienza alla dimensione delle energie sottili. Muladhara corrisponde alla nostra essenza piu` corporea, alla nostra natura piu` fisica, ben rappresentata dalle ossa.

Il secondo chakra, svadhishthana (“collocato nel suo proprio posto”), corrisponde alle funzioni collegate alle acque interne; e` quindi regolato da due apparati in questo senso fondamentali: quello renale e quello sessuale.

Il terzo chakra, manipura (“citta` della gemma grezza”), coincide   con l’ombelico. Relato alla funzione gastrica, riguarda tutto cio` che e` inerente alla digestione e all’assimilazione e dunque  ad organi quali lo stomaco, la milza, il pancreas, l’intestino.

Il quarto chakra, anahata (“risuonante senza percussione”), interessa  l’interscambio interno/esterno, attuato attraverso i due apparati (cardiaco e respiratorio) regolati da cuore e polmoni.

Il quinto chakra, vishuddha (il “purissimo”), e` collocato nella gola e si riferisce alla funzione svolta dalla tiroide, fondamentale ai fini della crescita. Non a caso e` posto alla base del collo, che rappresenta il punto di passaggio tra il tronco, che comprende gli organi fondamentali, e la testa, dove ha sede il cervello.

Nel cervello, in corrispondenza della ghiandola dell’ipofisi, si trova il sesto chakra, ajna (il “centro del comando”), che guida le nostre azioni grazie al coordinamento delle energie fisiche, psichiche e mentali che animano il corpo.

Il settimo chakra, sahasrara (il “loto dai mille petali”), non svolge una specifica funzione di natura fisiologica, ma ha il compito di connettere il nostro microcosmo al macrocosmo. Coincide con la “fontana della vita”, la fessura collocata al vertice del capo, attraverso cui il prana penetra nel nostro corpo al momento della nascita, mentre lo lascia al momento della morte.

Vi ringrazio e vi do` appuntamento al prossimo incontro, in cui faremo l’esperienza diretta di questi principi attraverso la pratica corporea. Un breve saluto: uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. Grazie.

 

SECONDA LEZIONE 

Benvenuti/e nel TEMPO DELLO YOGA. Cominciamo questo incontro con il primo esercizio di scioglimento muscolare. Siamo seduti/e a gambe distese e divaricate. Portiamo il piede destro all’inguine e blocchiamo la caviglia con la mano sinistra. Con la mano destra spingiamo il ginocchio destro verso il pavimento, e poi lasciamolo risalire: l’obiettivo e` di toccare terra con il ginocchio destro. Inspiriamo quando spingiamo in giu`, espiriamo quando il ginocchio torna su. Ripetiamo per ventun volte. Poi ci fermiamo, quindi afferriamo la caviglia sinistra con entrambe le mani; espirando, scendiamo con la fronte al ginocchio sinistro. Stiamo qualche secondo in tensione, poi sciogliamo. Ripetiamo dalla parte sinistra.

Andiamo in una posizione comoda: portiamo uno dei due piedi all’inguine, quello che ci viene meglio, e appoggiamo l’altro davanti (io, ad es., preferisco portare il sinistro all’inguine e il destro davanti). Per favorire il raddrizzamento della colonna vertebrale, mettiamo uno spessore (un cuscino o una coperta arrotolata) sotto l’osso sacro.

Quando ci sentiamo ben assestati/e, portiamo l’attenzione mentale alle gambe: con gli occhi della mente visualizziamo il triangolo disegnato dalle gambe stesse se tracciamo una linea immaginaria che unisce le due ginocchia. Dalla dimensione piu` fisica entriamo in una dimensione di maggiore  interiorita`. Andiamo nel gesto della conoscenza, che ci  aiuta a prendere contatto con la nostra componente piu` profonda. Appoggiamo i dorsi delle mani alle rispettive ginocchia. Uniamo l’indice e il pollice di ciascuna mano, stendiamo le altre tre dita verso il pavimento, recliniamo il mento sullo sterno per allungare la colonna vertebrale. Realizziamo il contatto tra il nostro microcosmo e il macrocosmo in cui siamo inseriti: collochiamo la rotondita` della LUNA nel cerchio che disegnamo con l’indice e il pollice della mano sinistra, simbolo della nostra parte femminilie, e collochiamo la rotondita` del SOLE nel cerchio che disegnamo con l’indice e il pollice della mano destra, simbolo della nostra parte maschile.

E` il nostro primo incontro: facciamo un altro gesto, dedicato a Brahma, che e l’iniziatore. Attenzione alla respirazione in modo da coordinarla con il movimento: inspiro e giro la testa a destra finche` il viso arriva a essere di profilo e riesco ad intravvedere oltre la spalla destra. Trattengo a polmoni pieni; espirando riporto la testa al centro. Ripeto a sinistra: inspiro e ruoto la testa a sinistra finche` il viso arriva a essere di profilo e riesco ad intravvedere oltre la spalla sinistra. Trattengo a polmoni pieni; espirando riporto la testa al centro.

Rimaniamo concentrati sulla nostra interiorita`. Possiamo andare ancora piu` in profondita`: facciamo una cosa che sembra una follia: ascoltiamo il respiro, usando sempre e solo il naso. Osserviamo cio` che accade in noi quando inspiriamo e poi tratteniamo a polmoni pieni, quando espiriamo e poi tratteniamo a polmoni vuoti. Proviamo una seconda volta: avvertiamo la contrapposizione tra il pieno, che facciamo inspirando, e il vuoto, che facciamo espirando. E` un modo per tenere insieme, per mettere in contatto il nostro microcosmo (il dentro) con il macrocosmo (il fuori): rimaniamo concentrati su questo contatto.

Torniamo a una dimensione piu` fisica con la prima posizione (asana), che stimola il primo chakra, muladhara, connesso all’elemento terra. Questa posizione restituisce bene l’idea del processo di solidificazione, che a un certo punto si e` verificato sulla terra per cui la terra stessa e` diventata roccia. Anche in noi si verifica la stessa cosa: possiamo sentire le nostre parti piu` forti, a cui possiamo ancorarci per la loro saldezza. Queste parti hanno molto a che fare con l’energia che sale dal basso, appunto dall’elemento terra.

Eseguiamo la posizione della montagna: uniamo i piedi e sentiamo il contatto con il pavimento. Concentriamoci sull’arco plantare: la mezza cupola che sta al centro dei nostri piedi e che solo noi umani abbiamo: siamo gli unici esseri viventi a poterne disporre. Spingiamo in fuori l’inguine, rientriamo l’addome, recliniamo il mento sullo sterno per estendere al massimo la colonna vertebrale.

Concentriamoci sulle braccia: con una profonda inspirazione le sollevo lentamente di lato: ci fermiamo quando sentiamo una corrente di energia che passa tra la punta delle dita e il pavimento.

Gli occhi si fissano su un punto preciso: questa fissita` aumenta la stabilita` e ci consente di entrare in una dimensione tridimensionale. L’impressione e` che le dita delle mani si allunghino fino a toccare il pavimento: sentiamo la corrente di energia che passa tra il nostro corpo e la terra su cui appoggiamo. Lentamente trasformiamo la montagna in una piramide, simbolo di eternita`. La forza di questa posizione e` la solidita`; il rischio e` quello della rigidita`. Inspiriamo; espirando, lentamente riportiamo le braccia ai fianchi e sciogliamo la posizione.

Realizziamo ora un primo contatto con il rilassamento: ci stendiamo sul tappeto e verifichiamo la differenza tra tensione e rilassamento. Inspirando, chiudiamo bene i pugni per tendere tutti i muscoli del corpo; espirando invece apriamo i pugni e sciogliamo tutte le tensioni.

Entriamo nella dimensione del rilassamento: ci dimentichiamo della respirazione e ci lasciamo come respirare. Con gli occhi della mente andiamo alle punte dei piedi e le lasciamo cadere in fuori: in questo incontro abbiamo lavorato molto con i piedi, la parte del corpo che maggiormente ci mettono in contatto con la terra. Ora, immaginiamo che delle mani massaggino le dita dei piedi, estendendo questo massaggio alla pianta di ciascun piede, al dorso, ai talloni, alle caviglie.

Sentiamo una grande pesantezza nei piedi, che si trasforma lentamente in leggerezza, che sale lungo le gambe e si estende a tutto il corpo, Ci abbandoniamo per qualche momento a questa sensazione molto piacevole.

Con una profonda inspirazione torniamo a sentire tutto il corpo: immaginiamo di essere al mattino quando usciamo dal sonno notturno. Muoviamo le dita dei piedi e delle mani. Facciamo tutto quello che facciamo al risveglio: ci stiriamo, sbadigliamo – lo sbadiglio e` una delle forme piu` efficaci di respirazione! Abbracciamo le ginocchia e ci dondoliamo sulla schiena.

Seguendo il nostro tempo, torniamo a sederci: uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. Grazie.

 

TERZA LEZIONE

Benvenuti/e nel TEMPO DELLO YOGA. Cominciamo questo incontro con un esercizio di scioglimento muscolare. Ci sediamo a gambe tese e divaricate. Portiamo il piede destro sulla coscia sinistra e, con la forza delle mani appoggiate al ginocchio destro, lo spingiamo verso il pavimento, per lasciarlo poi risalire: l’obiettivo e` toccare terra con il ginocchio destro. Inspiriamo quando spingiamo giu` il ginocchio, espiriamo quando torna su. Ripetiamo per ventun volte.

Inspiriamo, quindi afferriamo la cavigla sinistra con entrambe le mani; espirando, scendiamo con la fronte al ginocchio sinistro. Stiamo qualche secondo in tensione, poi sciogliamo.

Ripetiamo dalla parte sinistra.

Troviamo una posizione comoda e confortevole con i piedi all’inguine, uno davanti all’altro; mettiamo uno spessore sotto l’osso sacro e andiamo nel gesto della conoscenza portando il dorso delle mani alle ginocchia e unendo l’indice e il pollice della mano sinistra per contenere la rotondita` della LUNA, e l’indice e il pollice della mano destra per contenere la rotondita` del SOLE. Rimaniamo concentrati.

Ci prepariamo ad eseguire il gesto della luna: recliniamo il mento sullo sterno. Con gli occhi della mente, visualizziamo l’astro che illumina la notte. La luna allude a una precisa dimensione psichica, quella misteriosa e notturna del sogno, dell’illusione, dell’immaginazione, che ci rimanda a cio` che di oscuro si muove in noi e che ci e` necessario esattamente come l’altra parte, quella solare, chiara, diurna.

Inspirando, lentamente solleviamo la testa, imitando il movimento che compie la luna nella fase crescente. Rimaniamo a polmoni pieni. Espirando, lentamente cominciamo a scendere, riportando il mento a contatto con lo sterno, imitando la luna nella sua fase calante.

Tratteniamo a polmoni vuoti e rimaniamo concentrati sulla notte che e` in noi, sulla parte oscura della nostra personalita`.

Passiamo ora al pranayama, il controllo del respiro. Proviamo ad ascoltare la respirazione addominale: appoggiamo le mani all’ombelico e ci sintonizziamo con il movimento dell’addome, che ci segnala le due fasi respiratorie: quando inspiriamo e il diaframma si abbassa, l’addome tende infatti a sollevarsi, mentre quando espiriamo succede il contrario: il diaframma risale e l’addome si abbassa. Inspiriamo e sentiamo l’addome dilatarsi, tratteniamo e sentiamo il pieno. Espiriamo e sentiamo l’addome rientrare, tratteniamo e sentiamo il vuoto: rimaniamo concentrati sul ritmo respiratorio spontaneo. Questo tipo di respirazione ha un notevole effetto rilassante: infatti e` quella che assumiamo nel sonno, quando dormiamo.

Ci mettiamo in piedi per una posizione che va a stimolare in particolare il secondo chakra, svadhishthana, con effetti benefici sulla funzione renale e genitale. Apriamo i piedi come la misura del bacino e li portiamo paralleli: ci prepariamo ad eseguire la posizione della fermezza, che aumenta la nostra coerenza e determinazione. Per estendere la colonna vertebrale spingiamo in fuori l’inguine, rientriamo l’addome e recliniamo il mento. Inspirando ci proiettiamo verso l’alto, espirando pieghiamo le ginocchia e ci abbandoniamo all’indietro in modo da sfiorare con la punta delle dita l’interno delle ginocchia; il viso e` rivolto verso l’alto: sentiamo un’importante stimolazione della fascia lombare, che interessa anzitutto l’apparato renale e si estende poi a quello sessuale.

Inspirando lentamente, ritorniamo in posizione eretta: sciogliamo la posizione e riprendiamo contatto con la dimensione ordinaria.

Ci stendiamo per il rilassamento. Ci allunghiamo sulla schiena e sperimentiamo la differenza tra tensione e rilassamento: inspirando stringiamo i pugni e tendiamo i muscoli; espirando apriamo i pugni e rilassiamo tutti i muscoli. Facciamo una seconda inspirazone e tendiamo i muscoli cosi` intensamente da sollevare schiena e bacino dal tappeto; espiriamo e ci rilassiamo.

Apriamo i palmi delle mani e lasciamo ricadere all’infuori le punte dei piedi: entriamo nella dimensione della passivita`.

Con gli occhi della mente portiamo l’attenzione alla punta dei piedi e da li` cominciamo a rilassarli: rilassiamo la pianta e il dorso di ciascun piede. Partendo dalle caviglie, immaginiamo che delle mani ci massaggino i polpacci, le ginocchia, le cosce. Sentiamo le gambe prima appesantirsi e poi alleggerirsi: grazie a questo passaggio, in tutto il corpo si diffonde una sensazione molto piacevole di abbandono e di benessere. L’assecondiamo e per qualche momento rimaniamo come sospesi: quando il corpo riposa, anche la mente riposa. I pensieri del quotidiano si stanno disperdendo: ci sentiamo liberi, leggeri.

Una profonda inspirazione ci riporta a percepire il corpo, che sentiamo tonificato dagli esercizi e dalla posizione, e disteso grazie al rilassamento.

Anche oggi abbiamo fatto il nostro piccolo miracolo.

Con calma, seguendo il nostro ritmo, ci mettiamo a sedere per salutarci. Uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. Grazie.

 

QUARTA LEZIONE

Benvenuti/e nel TEMPO DELLO YOGA. Cominciamo questo incontro con un esercizio di scioglimento muscolare. Ci sediamo a gambe distese e divaricate. Con entrambe le mani afferriamo il piede destro, il piede del maschile. Inspiriamo; espirando e facendo molta attenzione ai legamenti del ginocchio, portiamo il tallone destro al fianco sinistro: in questa parte del corpo simbolicamente si concentra la nostra parte femminile. Essendo lo yoga l’unione di polarita`, con questo movimento riunifichiamo il maschile rappresentato dal piede destro e il femminile rappresentato dal fianco sinistro, dove e` collocata la milza. Compatibilmente con il dolore avvertito, manteniamo questo contatto per qualche respirazione. Sciogliamo.

Ripetiamo con il piede sinistro: forzando, per quanto possibile, sul ginocchio sinistro, facciamo in modo che il tallone sinistro arrivi a toccare il fianco destro, sede simbolica del maschile: qui infatti e` collocato il fegato, l’organo dell’aggressivita` e del coraggio. Sciogliamo.

Ci sediamo nella posizione della conoscenza per eseguire il gesto del sole, che richiama appunto le nostre componenti piu` maschili. Appoggiamo il dorso delle mani alle ginocchia, uniamo indice e pollice di ciascuna mano e distendiamo le altre tre dita per favorire l’allontanamento delle energie negative.

Recliniamo il mento sullo sterno. Con gli occhi della mente, evochiamo l’immagine del sole: percepiamone la luce, il calore, l’energia attiva che diffonde. Inspirando, spostiamo la testa verso la spalla destra, forzando il collo: stiamo imitando il sorgere del sole; espirando, continuiamo nel movimento circolare finche` arriviamo con il viso completamente rivolto al soffitto: siamo allo Zenith, dove il sole e` al suo massimo splendore. Inspirando, sciendiamo con la testa verso la spalla sinistra; espirando, riportiamo il mento allo sterno.

Passiamo ora al pranayama, il controllo del respiro. Proviamo ad ascoltare la respirazione toracica. Portiamo le mani alla gabbia toracica; quando inspiriamo, ne percepiamo l’espansione, mentre quando espiriamo ne sentiamo la contrazione: inspiro e mi apro, espiro e mi chiudo. Facciamo questo esercizio per una decina di respirazioni.

Poi riportiamo le mani alle ginocchia e rimaniamo concentrati sugli effetti del pranayama.

Ci mettiamo in ginocchio per eseguire la posizione della mezza luna, che va a stimolare in particolare il terzo chakra, manipura.

Come tutte le posizioni doppie, anche questa posizione va eseguite prima su un lato, poi sull’altro: simbolicamente, questa alternanza ci ricorda l’attenzione che sempre dobbiamo porre al principio dell’integrazione degli opposti, principio inscritto spontaneamente nel nostro corpo.

Estendiamo di lato la gamba destra, appoggiamo la mano destra al ginocchio destro e ci concentriamo sul braccio sinistro. Inspirando, lentamente solleviamo il braccio sinistro finche`, alla fine dell’inspirazione, sara` perpendicolare al pavimento. Con l’espirazione ci pieghiamo verso destra in modo da disegnare, con le braccia e il busto, il profilo della mezza luna. Sentiamo la stimolazione del fegato, dove si concentra simbolicamnte la nostra aggressivita`: l’attenzione e` all’ombelico, al centro dell’addome.

L’inspiro guida il ritorno: raddrizziamo il braccio sinistro fino a riportarlo perpendicolare al pavimento; l’espiro riporta il braccio al fianco sinistro mentre raddrizziamo il busto.

Per eseguirla sull’altro lato, estendiamo di lato la gamba sinistra. Appoggiamo la mano sinistra al ginocchio sinistro e ci cocentriamo sul braccio destro. Inspirando, lentamente lo solleviamo finche`, alla fine dell’inspirazione, sara` perpendicolare al pavimento. Con l’espirazione ci pieghiamo verso sinistra in modo da disegnare, con le braccia e il busto, il profilo della mezza luna. Sentiamo la stimolazione della milza, dove si concentra simbolicamente la nostra tenerezza: l’attenzione rimane all’ombelico, concentrata sul nostro centro.

L’inspiro guida il ritorno: raddrizziamo il braccio destro fino a riportarlo perpendicolare al pavimento; l’espiro riporta il braccio al fianco destro mentre raddrizziamo il busto.

Ci stendiamo per il rilassamento, che oggi riguardera` in particolare il bacino. Con un’intensa inspirazione, stringiamo i pugni e tendiamo tutti i muscoli del corpo; espiriamo, apriamo i pugni e distendiamo tutti i muscoli del corpo. Con una seconda inspirazione, tendiamo cosi` tanto i muscoli che il corpo si solleva dal tappeto e rimane appoggiato solo con la testa, le spalle e i talloni; espiriamo, apriamo i pugni e distendiamo tutti i muscoli del corpo.

Con gli occhi della mente, attraversiamo i piedi e le gambe per rilassrli: arriviamo a portare l’attenzione mentale alle natiche: immaginiamo che delle mani le massaggino per rilassarle; lo stesso per i fianchi, l’addome, l’inguine, il sesso. Sentiamo tutta la pesantezza del bacino; subito dopo ne avvertiamo la leggerezza, che si diffonde a tutto il corpo e ci porta in una dimensione di sospensione, di totale abbandono, di distanza dalla quotidianita`.

Una profonda inspirazione ci fa riprendere contatto con il corpo: lo sentiamo tonificato e rilassato, come trasformato.

Cominciamo a muovere le dita dei piedi e delle mani: immaginiamo di essere al mattino, quando usciamo dal sonno notturno. Ci stiriamo, sbadigliamo, abbracciamo le ginocchia.

Con calma, seguendo il nostro ritmo, ci mettiamo a sedere e ci prepariamo al saluto. Uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. Grazie.

 

QUINTA LEZIONE

Benvenuti/e nel TEMPO DELLO YOGA. Cominciamo questo incontro con  un esercizio di scioglimento muscolare, chiamato colpo di remi. Siamo seduti/e a gambe distese e divaricate. Con entrambe le mani afferriamo il piede destro e facciamo dei movimenti circolari in modo da disegnare dei cerchi nell’aria: inspirando, solleviamo il piede, espirando lo portiamo giu`. Eseguiamo sei volte in senso orario e sei volte in senso antiorario.

Ripetiamo dalla parte sinistra.

Andiamo nella posizione della conoscenza: ci sediamo, portiamo i piedi all’inguine, uno davanti all’altro; estendiamo la colonna vertebrale reclinando il mento sullo sterno; appoggiamo i dorsi delle mani alle ginocchia, uniamo l’indice e il pollice di ciascuna mano per disegnare nella destra la rotondita` del sole e nella sinistra la rotondita` della luna, puntiamo verso la terra le altre tre dita per favorire l’allontanamento delle energie negative.

Ci prepariamo ad eseguire il gesto del saggio: saggio e` colui che riesce a governare le proprie emozioni, emozioni che si concentrano nell’ombelico: non a caso, quando non riusciamo a controllare i nostri stati emotivi abbiamo subito delle ripercussioni a livello gastrico.

Una profonda inspirazione ci fa ruotare il busto sul bacino verso destra, la parte del maschile, in modo da poter appoggiare la mano sinistra al ginocchio destro e la mano destra al fianco sinistro. Guardiamo dietro la spalla destra: sentiamo la tensione a livello dell’ombelico; espirando, lentamente ritorniamo al centro, con le mani che appoggiano alle ginocchia.

Ripetiamo dalla parte sinistra, la parte del femminile: con una inspirazione, ruotiamo il busto a sinistra in modo che la mano destra vada al ginocchio sinistro e la mano sinistra al fianco destro. Guardiamo dietro la spalla sinistra: rimaniamo concentrati sull’ombelico; espirando, lentamente ritorniamo al centro, con le mani che appoggiano alle ginocchia.

Passiamo ora al pranayama, il controllo del respiro. Oggi prendiamo contatto con il terzo livello della respirazione: oltre a quello addominale, proprio del sonno, oltre a quello toracico, proprio della veglia, c’e` infatti la respirazione clavicolare, che usiamo quando parliamo. Quando respiriamo “alto”, i respiri sono brevi e veloci perche` hanno una funzione attivante in modo da poter sostenere il confronto con gli altri ed essere pronti a rispondere alle loro sollecitazioni; al contrario, quando respiriamo “basso” i respiri sono lunghi e lenti in modo da produrre una funzione rilassante.

Siamo seduti/e in una posizione comoda e confortevole. Inspiriamo e sentiamo, assieme alle clavicole che si sollevano, la parte alta dei polmoni che si apre, mentre quando espiriamo sentiamo le clavicole che si abbassano e la parte alta dei polmoni che si svuota. Facciamo un ultimo respiro e rimaniamo concentrati sugli effetti attivanti della respirazione “alta”.

Andiamo nel gesto della conoscenza: piedi all’inguine, mento reclinato, dorso delle mani alle ginocchia, uniamo l’indice e il pollice di ciscuna mano per disegnare la rotondita` del sole e della luna. Chiudiamo gli occhi e rimaniamo connessi alla nostra interiorita con cui abbiamo preso contatto grazie al pranayama.

La posizione che facciamo oggi stimola in particolare il quarto chakra, anahata, il chakra del cuore e dei polmoni, organi che si manifestano all’esterno con le braccia e le mani. Percio` la posizione del fulmine mette cosi` in evidenza la funzione delle braccia: ci mettiamo in ginocchio e ci sediamo sui talloni. Inspirando, alziamo le braccia all’altezza del cuore; espirando, scendiamo con il busto all’indietro, come se avessimo un sedile virtuale che ci sostiene. Le braccia sono tese e perfettamente parallele al pavimento. Rimaniamo nella posizione concentrandoci sulla respirazione. Dopo un’ultima inspirazione, espirando sciogliamo la posizione.

Dopo questo sforzo piuttosto intenso, andiamo al tappeto per rilassare la parte centrale del corpo: il tronco. Con una profonda inspirazione tendiamo tutto il corpo stringendo bene i pugni; l’espirazione lo rilassa e ci fa aprire i pugni. Apriamo i palmi delle mani all’esterno e lasciamo ricadere le punte dei piedi all’infuori.

Partiamo proprio dalle punte dei piedi per rilassare le gambe fino all’inguine. Poi, partendo, dall’osso sacro, rilassiamo la schiena: vertebra per vertebra, dal basso verso l’alto, risalendo estendiamo il rilassamento alla gabbia toracica; agiamo quindi sul tronco, che racchiude gli organi piu` importanti. Sentiamone la pesantentezza, che si trasforma presto in leggerezza, che si diffonde al resto del corpo.

Rimaniamo sospesi, distaccati dagli stimoli esterni, unicamente attenti a cio` che si muove in noi: il battito cardiaco rallenta, la respirazione e` lievissima, il benessere pervade tutto il corpo.

Dopo una lunga inspirazione, facciamo una profonda espirazione: riprendiamo contatto con la nostra parte piu` fisica. Muoviamo le dita delle mani e dei piedi: sentiamo com’e` cambiato il nostro atteggiamento nei confronti della vita. Come se fossimo all’inizio di una nuova giornata.

Lentamente, con il tempo che ci serve, ritorniamo a sedere e concludiamo con il saluto alla terra e al cielo. Uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. Grazie.

 

SESTA LEZIONE

Benvenuti nel TEMPO DELLO YOGA. Cominciamo questo incontro con un esercizio di scioglimento muscolare, chiamato la farfalla. Ci sediamo, divarichiamo le due ginocchia piegate per unire le piante dei piedi. Incrociamo le dita delle mani e le portiamo alla punta dei piedi: con la forza delle gambe, cerchiamo di alzare e abbassare le ginocchia, come fossero le ali di una farfalla in volo: l’obiettivo e` avvicinare il piu` possibile le ginocchia al pavimento.

Ci prepariamo ad eseguire un gesto molto espressivo, molto carico di valenze simboliche: il gesto del coraggio. Con questo gesto ribadiamo la volonta` di perseguire i nostri intenti: e` infatti molto efficace per affrontare e oltrepassare la paura, che ci impedisce di superare gli ostacoli e attuare gli obiettivi.

Andiamo nel gesto della conoscenza: gambe incrociate, schiena dritta, dorsi delle mani alle ginocchia, indice e pollice uniti.

Prendiamo coscienza dello sazio occupato dal nostro corpo.

Portiamo le mani sotto l’ombelico, coi palmi rivolti in alto, la sinistra che sostiene la destra e le punte dei pollici che si toccano. L’attenzione si fissa sul gomito destro: e` il perno su cui far ruotare l’avambraccio, mantenendo il resto del corpo nella perfetta immobilita`. Inspiriamo, lentamente solleviamo la mano destra per rivolgere il palmo in avanti; espiriamo e ci assestiamo nella posizone: mano e avambraccio destro sono perpendicolari al pavimento.

La mano destra aperta e` simbolo di protezione, la protezione che cerchiamo per favorire le nostre scelte; la sinistra simboleggia invece l’atto di ricevere tale dono, e dunque la disponibilita` a essere sostenuti/e.

Esponendo il palmo della mano destra, quella del maschile, dichiariamo l’intangibilita` del nostro spazio, fisico e mentale; nessuno puo` superare quel confine: siamo disposti/e a difenderlo ad oltranza. Ma la mano destra alzata ci aiuta anche a connetterci alle energie che ci circondano – alcune ostili, altre favorevoli: cerchiamo il contatto con quelle che ci possono aiutare a portare a buon fine la nostra azione.

Passiamo ora al pranayama, l’esercizio di controllo del respiro. Oggi eseguiamo la respirazione yogica completa, che ci consente di tenere insieme i tre livelli sperimentati nelle tre lezioni precedenti: quello addominale, quello toracico, quello clavicolare. In un unico tempo di inspirazione, lento e profondo, solleviamo l’addome, apriamo la cassa toracica e solleviamo le clavicole: rimaniamo a polmoni pieni e ci concentriamo sul pieno che abbiamo fatto in noi; con una espirazione prolungata abbassiamo l’addome, chiudiamo la gabbia toracica e abbassiamo le clavicole. L’importante dunque e` cominciare sempre dal basso, sia per inspirare che per espirare.

Dopo alcune respirazioni complete, rimaniamo concentrati sugli effetti di questo pranayama, molto rilassante ed equilibrante.

La posizione che eseguiamo oggi ci mette in contatto diretto con il quinto chakra, vishuddha, collocato alla base della gola e connesso alle funzioni di sviluppo e di crescita espletate dalla tiroide: la posizione di tutto il corpo sostenuto o candela. Ci mettiamo supini, con le braccia ai fianchi e le gambe unite. Inspirando, solleviamo gambe e busto aiutandoci con le bracca piegate; espirando, lentamente tendiamo bene le gambe per portarle perpendicolari al pavimento: manteniamo il sostegno delle mani tenendole appoggiate alla schiena, sopra le natiche. Per tendere il corpo, ad ogni respirazione cerchiamo di raddrizzare il bacino, tirandolo in dentro ed allineandolo alle gambe. Il mento appoggia allo sterno; le scapole si avvicinano, aiutate dai gomiti, ben appoggiati al tappeto.

Per sciogliere: inspiriamo, espirando lentamente ritorniamo al tappeto con le braccia ai fianchi: rimaniamo concentrati/e sulla stimolazione dovuta al notevole afflusso di sangue al cervello.

Dopo questo sforzo piuttosto intenso, andiamo al tappeto per rilassare le spalle e le braccia. Con una profonda inspirazione stringiamo i pugni e tendiamo tutti i muscoli; espirando, apriamo i pugni e rilassiamo ogni tensione. Apriamo i palmi delle mani all’esterno e lasciamo ricadere le punte dei piedi in fuori.

Partiamo proprio dalla punta dei piedi per rilassare, oltre ai piedi stessi, le gambe, l’addome e il tronco. Con gli occhi della mente immaginiamo che delle mani ci massaggino le spalle, su cui si scaricano molte delle tensioni che accumuliamo nel corso della giornata. Quando le sentiamo rilassate, scendiamo lungo le braccia per rilassarle, insieme agli avambracci, le mani, le dita. Sentiamone la pesanteza, che si trasforma presto in leggerezza, che si diffonde al resto del corpo.

Rimaniamo come sospesi, distaccati da tutto cio` che accade fuori di noi: il benessere aumenta e ci abbandoniamo alla sensazione di armonia che pervade tutto il corpo.

Dopo una lunga inspirazione, espirando riprendiamo contatto con la nostra parte piu` fisica. Ci sentiamo come al mattino, quando usciamo dal sonno notturno: sbadigliamo, ci stiriamo, abbracciamo le ginocchia.

Seguendo il nostro tempo, lentamente ci mettiamo a sedere per il saluto finale. Uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. Grazie.

 

SETTIMA LEZIONE

Benvenuti/e nel TEMPO DELLO YOGA. Cominciamo questo incontro con un esercizio di scioglimento muscolare. Ci sediamo a gambe distese e ben aperte; per prepararci alla posizione del loto, che eseguiremo oggi, sciogliamo i muscoli delle gambe picchiettando, con le mani ben tese e di taglio, l’interno delle cosce: cominciamo con la gamba destra; quando la sentiamo ben tonificata e rilassata, passiamo alla sinistra.

Ci sediamo in una posizione comoda e confortevole e andiamo nel gesto della conoscenza: piedi all’inguine, schiena dritta, dorso delle mani alle ginocchia, indice e pollice della mano destra uniti per contenere la rotondita` del sole, quelli della mano sinistra uniti per contenere la rotondita` della luna.

Come dice il saggio: “Quando il corpo riposa, anche la mente riposa”. La perfetta immobilita` favorisce il distacco dalla realta` concreta e ci consente di guardarci dentro, di prendere contatto con la nostra interiorita`. Socchiudiamo gli occhi e fissiamo un punto sul pavimento: li` facciamo confluire i pensieri per allontanarli da noi, lasciando la mente libera e pulita.

Una profonda inspirazione: usciamo da questa breve concentrazione per andare nella posizione del loto, che stimola in particolare il sesto chakra, ajna – il centro del comando, collocato nel cervello, in corrispondenza della ghiandola dell’ipofisi. Questa posizione favorisce la concentrazione e la meditazione perche`, bloccando la circolazione del sangue nelle gambe, aumenta l’afflusso di sangue al cervello.

Il problema di questa posizione e` che, se fatta senza precauzioni, puo` ledere i legamenti del ginocchio. Cominciamo dunque dal mezzo loto: siamo gia` con i piedi all’inguine. Proviamo con il piede esterno, a me viene meglio con il destro: con l’aiuto delle mani, lo porto sulla coscia sinistra.

Ci assestiamo nella posizione finche` diventa agevole e poco dolorosa; quando ci sentiamo pronti/e, proviamo ad eseguire il loto completo: tiriamo fuori il piede che e` rimasto all’inguine  e, facendo attenzione ai legamenti della caviglia oltre che del ginocchio, lo portiamo sulla coscia opposta (nel mio caso il piede sinistro va sulla coscia destra). Le piante dei piedi sono rivolte all’insu`; portiamo le mani nel gesto della conoscenza: siamo nella posizione piu` favorevole alla concentrazione e alla meditazione. Possiamo inoltre conoscere il nostro limite nei confronti del dolore: la posizione e` innaturale; i muscoli protestano: sta a noi capire fin dove possiamo arrivare e decidere quando e` il caso d’interrompere la tensione.

Portiamo gli occhi su un punto del pavimento e fissiamo lo sguardo: rimaniamo concentrati. Quando sentiamo che la tensione e` eccessiva, sciogliamo e massaggiamo le gambe, cosa utile anche prima di andare nella posizione.

Torniamo nel gesto della conoscenza per il pranayama, con un esercizio di controllo del respiro, che ci consente di stimolare ajna. Questo esercizio si chiama kapalbati, la lucidatura del cervello, ottenuta con una espirazione molto forzata con cui andiamo a stimolare la parte alta delle narici, praticamente all’altezza dell’ipofisi, dove e` collocato ajna. Otteniamo un primo effetto di pulitura delle narici, con un evidente miglioramento della respirazione, ma soprattutto possiamo conseguire maggiore lucidita` mentale.

Per eseguire l’esercizio ci concentriamo sull’espirazione e ci dimentichiamo dell’inspirazione, che diventa una risposta automatica. Portiamo l’attenzione all’addome, la cui contrazione energica fa risalire velocemente il diaframma, il che costringe i polmoni a svuotarsi velocemente.

Sospendiamo il pranayama: per produrre effetti significativi, questi esercizi devono essere piu` prolungati. Ma gia` possiamo nettamente percepire una leggera vertigine, dovuta all’iperossigenazione del sangue e di conseguenza del cervello.

Passiamo al rilassamento: ci abbandoniamo al tappeto. Con una profonda inspirazione stringiamo i pugni e mettiamo in tensione il corpo; tratteniamo a pugni chiusi; espiriamo aprendo i pugni e rilasciando tutte le tensioni.

Ci concentriamo sulla punta dei piedi e avvertiamo un benessere crescente, che dal basso sale verso l’alto. Portiamo l’attenzione mentale al collo e con gli occhi della mente gli giriamo intorno per rilassarlo. Sul collo si scaricano molte tensioni perche` fa da collegamento tra la testa e il busto, tra il cervello e il tronco: il collegamento tra razionalita` e instinti non e` facile  e il collo assorbe tutte queste tensioni. Percio` e` importante rilassarlo bene.

Risaliamo lungo la gola e arriviamo alla bocca: rilassiamo le labbra, la lingua e il palato. Risaliamo lungo il naso e arriviamo alle palpebre: rilassiamo gli occhi, la fronte, le guance; scendiamo dietro, lungo la testa e arriviamo alla nuca. Come se avessimo un occhio esterno, ci guardiamo dall’esterno: vediamo il corpo completamente rilassato, abbandonato. Stiamo in questo stato di benessere.

Con una profonda inspirazione riprendiamo contatto con il corpo fisico, che sentiamo cambiato: e` tonificato e rilassato, nasce a una nuova esperienza.

Facciamo tutti i gesti del risveglio mattutino.

Ritorniamo a sedere per salutarci. Uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. Grazie.

 

OTTAVA LEZIONE

Benvenuti/e nel TEMPO DELLO YOGA. Cominciamo questo incontro con un esercizio di scioglimento muscolare, che va a stimolare il settimo chakra, sahasrara, oggetto di questa lezione, e collocato al vertice del capo. Questo chakra non ha dei precisi riferimenti concreti poiche` rappresenta il punto di congiunzione tra la dimensione individuale e la dimensione universale: consente quindi l’unione tra il miscocosmo (la nostra struttura psico-biologica) e il macrocosmo in cui siamo inseriti.

Con entrambe le mani, prendiamo il piede destro e, con molta attenzione, lo solleviamo in modo che il tallone si appoggi al vertice del capo. Con le stesse modalita`, ripetiamo l’esercizio con il piede sinistro.

Troviamo una posizione comoda e confortevole per stare seduti e compiere il gesto della conoscenza, che ci aiuta a prendere distanza dalla dimensione piu` fisica e grossolana per connetterci alla dimensione piu` sottile dell’esperienza.

Ci concentriamo sull’appoggio delle gambe al pavimento: con gli occhi della mente visualizziamo il triangolo che le gambe formano nel loro appoggio alla terra. Portiamo l’attenzione alla colonna vertebrale e la percorriamo fino ad arrivare al vertice del capo.

Fissiamo gli occhi su un punto del pavimento. Entriamo nella tridimensionalita`: con gli occhi della mente visualizziamo la piramide in cui e` inserito il nostro corpo, il cui vertice coincide con il vertice della piramide stessa.

Fin dall’antichita`, questo solido e` stato considerato il piu` adatto a catturare l’energia cosmica e a convogliarla al centro del corpo, all’altezza dell’ombelico.

Sentiamo le pareti della piramide che ci proteggono dalle perturbazioni dell’ambiente; sentiamo la forza che ci deriva da questa collocazione nella piramide: e` come se facessimo una doccia di energia.

Rimaniamo concentrati sull’energia che ci sta caricando; con una profonda inspirazione usciamo da questa dimensione e ci prepariamo al pranayama, l’esercizio di controllo del respiro. Oggi ci dedichiamo dell’esito finale a cui porta il pranayama: la respirazione impercettibile, cosi` sottile da non venir avvertita.

Proviamo a entrare in questa prospettiva in cui possiamo sperimentare l’assenza quasi totale del respiro, la sua sospensione.

Ascoltiamo la respirazione e la sentiamo come un soffio molto leggero, appena accennato, quel minimo che ci permette di star bene, ma che non forza i polmoni. E` una sorta di risparmio energetico che attuiamo per convogliare l’energia del corpo e della mente verso la concentazione e la meditazione: l’energia grossolano si trasforma in energia sottile.

Con una profonda inspirazione usciamo da questa dimensione rarefatta. Vi propongo ora una delle due posizioni che meglio ci consentono di connetterci con sahasrara: sirsasana e kapalasana. Entrambe realizzano un contatto diretto tra il vertice del capo e la terra: la prima e` piu` facile da fare, soprattutto per dei principianti, la seconda pero` e` piu` efficace e ha meno controindicazioni: nell’eseguirle infatti bisogna attuare sempre adottare delle precise precauzioni in modo da non danneggiare le vertebre cervicali, su cui va gravare il peso del corpo.

Oggi ci dedichiamo a kapalasana, la posizione sul cranio. Andiamo in ginocchio e appoggiamo le mani al tappeto, aperte come la misura delle spalle; portiamo il vertice del capo al tappeto in modo che, in rapporto alle due mani, si delinei un triangolo regolare. Quando siamo ben assestati/e, puntiamo i piedi e solleviamo il bacino; lentamente, con dei piccoli passi, avviciniamo le ginocchia ai gomiti. Quando ci sentiamo bene in equilibrio, saliamo con ciascun ginocchio sul gomito corrispodente: questa e` la prima fase della posizione, che gia` realizza un buon grado di capovolgimento del corpo e dunque l’inversione della circolazione sanguigno, con un notevole aumento dell’afflusso di sangue al cervello.

Se ci sentiamo pronti/e, possiamo completare la posizione estendendo le gambe verso l’alto, portandole perpendicolari al pavimento.

Il ritorno avviene piegando le ginocchia e riportandole ad appoggiare ai gomiti; con attenzione, portiamo poi le ginocchia a terra e, molto lentamente, ci riadattiamo alla normale circolazione sanguigna: stringiamo i pugni, il destro sopra il sinistro e vi appoggiamo la fronte. Il cuore ha molto accelerato il battito: con la respirazione lo calmiamo.

Sono posizioni forti, che hanno bisogno di tempo per rientrare nella ondizione normale.

Lentamente sciogliamo i pugni e ci stendiamo sulla schiena per il rilassamento. Cominciamo sperimentando la differenza tra tensione e rilassamento: con una profonda inspirazione stringiamo i pugni e tendiamo tutti i muscoli del corpo; con una lunga espirazione schiogliamo le tensioni muscolari e apriamo i pugni verso l’esterno per favorire il contatto con le energie che ci circondano.

Portiamo l’attenzione mentale alla punta dei piedi e da li` partiamo per rilassare le diverse parti del corpo fino ad arrivare al vertice del capo, che abbiamo gia` stimolato con kapalsana. Questo punto e` chiamato “fontana della vita” nel senso che, secondo lo yoga, l’energia che ci rende vitali entra in noi, al momento della nascita, da questo piccolo foro, mentre quando lasciamo la dimensione terrena dell’esistenza e` da qui che la stessa energia esce dal nostro corpo: anche se va assunta soprattutto per il suo valore simbolico, questa rappresentazione spiega in modo efficace il nostro rapporto con l’energia cosmica.

Con gli occhi della mente andiamo al vertice del capo e cerchiamo il contatto tra microcosmo, il nostro essere psico-biologico, e il macrocosmo, la dimensione universale in cui siamo inseriti.

Ci sono molti indizi che ci parlano di tale continuita`: le acque interne, che si muovono in relazione al ciclo lunare (il ciclo mestruale dura quanto il ciclo lunare), il numero delle nostre cellule cerebrali che e` uguale al numero delle stelle che compongono la Via Lattea, il nostro sistema immunitario, la cui struttura ripropone quella dell’universo ecc.

In questi momenti di profondo rilassamento sentiamo chiaramente questa continuita` tra dimensione individuale e dimensione universale: rimaniamo concentrati.

Facciamo una profonda inspirazione, l’espirazione ci fa muovere le dita dei piedi e delle mani: torniamo alla dimensione consueta del risveglio mattutino: facciamo tutti i gesti di quando usciamo dal sonno notturno.

Al solito saluto,aggiungiamo il mantra ARI OM: ci rimanda al suono dell’origine, alla vibrazione sonora attorno a cui si aggrega la materia, ipotesi su cui sta lavorando anche la fisica contemporanea. Uniamo le mani, appoggiamo la punta delle dita al pavimento per ringraziare la terra di averci sostenuto. Con un’inspirazione alziamo braccia e mani al cielo: lo ringraziamo di averci illuminato. Espirando, sfioriamo la fronte, il cuore e, portando la fronte a terra, io ringrazio voi per l’attenzione che mi avete riservato e vi do` appuntamento a domani per un nuovo incontro. ARI OM. Grazie.